Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26
Ci sarà prima o poi da ragionare in maniera approfondita sul ruolo della musica nel nuovo teatro italiano, sullo statuto attorale sempre più post-drammatico e influenzato da mezzi extra teatrali. Generazione Scenario da questo punto di vista è spesso in grado di fotografare delle tendenze in atto: è evidente, tra gli altri, anche in Concerto per uno sconosciuto, andato in scena insieme agli altri spettacoli premiati dalla storica associazione allo Spazio Diamante di Roma in una due giorni importante per operatrici, operatori e pubblico appassionato. Pietro Cerchiello, attore e autore, se ne sta in scena insieme a due musicisti e però da subito si capisce che qui il comparto musicale non è semplicemente accompagnamento o creazione di un’atmosfera specifica: la musica di Giacomo Tamburini e Vittorio Simonetto inquadra la scena e la drammaturgia, scandisce la recitazione ed entra nel racconto. La storia, come la relazione scena-platea, è molto semplice – è davvero difficile comprendere cosa sia, in generale e in questo caso, l’etichetta del premio Sfida artistica (e poi tutti gli allestimenti sono delle sfide…) -, siamo dalle parti del racconto di viaggio e di maturazione: il nostro protagonista decide di partire per un lungo cammino, ma ci tiene a spiegare subito che siamo lontani dai percorsi più popolari e frequentati come quello del Cammino di Santiago. La metà è rappresentata dai 460 km del Kungsleden, nel nord della Svezia, realmente percorsi da Cerchiello. L’attore ventiseienne utilizza solo poche immagini video – grigie tempeste e paesaggi bianchissimi – per il resto è tutto nella parola, ironica e immaginifica: e siamo lì con lui, in mezzo alla pioggia per interi giorni, in rifugi pieni di pellegrini, siamo con lui mentre forse sta per nascere un amore, nel primo incontro con l’altro che rompe la solitudine. Tra autobiografia e finzione per noi che guardiamo e ascoltiamo è la verità della scena a contare; partire per poi tornare, scoprire paesaggi e cieli impervi – interrogando qualcosa di sé – e poi la piccola provincia italiana che rimane lì in attesa con un futuro pronto o da scoprire. (Andrea Pocosgnich)
Visto allo Spazio Diamante uno spettacolo di e con Pietro Cerchiello alla drammaturgia e alla regia Tommaso Imperiali musiche dal vivo Giacomo Tamburini e Vittorio Simonetto produzione Dimore Creative con il sostegno di Scenario ETS e Teatrino dei Fondi – Residenza per artisti nei territori, San Miniato












