Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26
Mentre il buio in sala lentamente si dissolve, Lella (Giovanna Malaponti) si avvicina alla platea per introdurci nella casa di piacere di cui è tenutaria. Un microcosmo che si anima dei colori degli oggetti in scena – abiti, e pouf che all’occorrenza si trasformano in letti – e della vivacità delle giovani donne che vi lavorano: Penelope (Alice Tempesta) e Vita (Claudia Ligorio, miglior attrice emergente Festival InDivenire 2025), considerata da Lella la sua ‘punta di diamante’. Siamo nel centro storico di Roma, sul finire degli anni Quaranta: Giorgio (Valerio Castriziani) è l’unico dei quattro fratelli a far ritorno dal fronte, insieme a un lacerante vuoto emotivo difficile da risanare; nell’appartamento di via del Pellegrino incontra Vita che, nonostante sia vittima di feroci aggressioni da parte dell’uomo, decide di seguirlo. Dalla ‘giocosa’ solidarietà femminile tra Vita e Penelope emergono, pian piano, le crepe nascoste di un passato non troppo lontano che fa riaffiorare le immagini della terra natìa e degli ulivi, nell’una, e il profumo dolce della madre, utilizzato anche per andare nell’orto, e il suono del carillon, nell’altra. Così come per Lella si insinuano i ricordi dolorosi legati ai suoi dodici anni e agli abusi subìti dal padre. Tanti gli elementi disseminati nello spettacolo che, però, faticano a generare una riflessione più ampia sulle tematiche prescelte, in primis la violenza di genere. Nel privilegiare una dimensione descrittiva – che si affida a una regia di raccordo, seppur funzionale – Casa Lella manca l’appuntamento con una questione dirimente, a partire da una critica più estesa nei confronti di una cultura dominante che ha delegato allo sguardo maschile la rappresentazione della donna quale oggetto passivo dello stesso (come ben delineato in importanti saggi di autrici come L. Mulvey e C. Johnston, e più recentemente da D. Hipkins che, esplorando la cinematografica italiana degli anni Quaranta/Sessanta, ne individua, contestualizzandone le ricadute sul piano della rappresentazione, ma anche su quello storico-sociale, una ‘figura di confine’, quella appunto della prostituta). In Casa Lella resta tutto troppo all’interno di un affresco stereotipato, che non permette alla storia e ai personaggi una maggiore evoluzione. (Giusi De Santis)
Visto allo Spazio Diamante. Di: Giovanna Malaponti; Regia: Emanuele Baroni e Giovanna Malaponti; Con: Claudia Ligorio, Alice Tempesta, Valerio Castriziani, Giovanna Malaponti. Vincitore del Premio miglior progetto Under 30 Festival InDivenire 2025.












