Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Per la regia di Corrado Accordino sono state ricreate in scena alla sala Dino Campana le atmosfere opprimenti del romanzo di Orwell, in una resa drammaturgica piuttosto fedele al suo originale. Gli attori, omologati tra loro non solo dagli atteggiamenti reverenziali nei confronti del loro idolo, il Grande Fratello, ma anche nell’abbigliamento standardizzato, sono sottoposti a una costante pressione per venire educati a un percorso di pensiero unico, totalizzante, a suon di “La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. Eppure, in quella che sembrerebbe una massa indistinta, una macchina dagli ingranaggi ben oliati, comincia a spiccare la figura di Winston, che si distacca dal gruppetto per rintanarsi in un angolo e scrivere su di un taccuino che subito ripone tra l’orlo della calza e la caviglia. La devianza di pensiero di quest’ultimo cresce al punto da intrecciare una relazione clandestina con una compagna di partito, Julia. Scoperto da un ufficiale che finge di far parte della Resistenza (e si insinua nello spettatore il dubbio che essa stessa sia un’invenzione del Partito per far uscire allo scoperto i dissidenti), Winston viene tormentato a lungo e infine messo faccia a faccia con la sua peggior paura. La scena della tortura è particolarmente lenta ed estenuante, evocatrice di una sofferenza che non si limita al solo dolore fisico di un corpo che viene teso all’estremo dall’azione di due catene tirate a forza, ma che è tutta interiore, del pensiero cosciente che si avvita su sé stesso come una murena in trappola che sfugge ad un paio di pinze. Ridotto, infine, ad essere la pedina perfetta del sistema, Winston arriverà a non riconoscere la stessa Julia che, senza esitare, lo aveva tradito. Di fronte a una narrazione che risulta ancora attuale non sfugge il memento rivolto allo spettatore: un invito a esercitare il proprio pensiero critico, per sfuggire alle insidie di un sistema che omologa e generalizza. Per un futuro più consapevole, dove permane la libera di affermare che due più due fa ancora quattro. (Letizia Chiarlone)
Visto al Teatro della Tosse. Da George Orwell drammaturgia e regia Corrado Accordino con Luigi Aquilino, Daniele Crasti, Daniele Ornatelli, Silvia Rubino, Alessia Vicardi movimenti coreografici Romina Contiero aiuto regia Valentina Paiano produzione Compagnia Teatro Binario 7












