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UOMINI O CAPORALI (di e con Francesco Stella)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25


Ci sono storie che sembrano lontane e invece stanno sotto gli occhi di tutti, ma anche senza doversi spostare chissà dove, basta andare a fare la spesa in qualche supermercato, confrontare i prezzi dei prodotti freschi, chiedersi una volta per tutte: ma questo prezzo da cosa è composto? Quali passaggi determinano il costo di un prodotto? Le mani che afferrano, con i guantini trasparenti, la frutta o la verdura nelle cassette del reparto, sono ben diverse da quelle che raccolgono, smistano, scelgono ciò che finirà sulla bilancia col numeretto. C’è tutto questo dentro Uomini o caporali, monologo di Francesco Stella che lo interpreta sul palco dell’Altrove Teatro Studio, riduzione del podcast omonimo del 2022, guidato dalla regia lieve di Nicola Pistoia, al servizio della narrazione che adegua alla cronaca le qualità immaginifiche della storia. Era il 2016, un anno prima di morire, che il compianto Alessandro Leogrande pubblicava per Feltrinelli la sua inchiesta con titolo quasi identico, Uomini e caporali, su questa pratica di sfruttamento del lavoro, focalizzando il Sud Italia come luogo di indagine; questa storia si svolge invece nell’Agro Pontino e riguarda il giovane Jasnoor, giovane indiano del Punjab, giunto in Italia con un grosso debito per il viaggio, da ripagare attraverso anni di un lavoro coatto e disumano. Per gli occhi di Jasnoor, che narra in prima persona ciò che vede, possiamo osservare la realtà di schiavitù in cui sono costrette a vivere intere comunità di persone, arrivate a coprire i buchi del sistema lavoro che abbassa le paghe e non considera i diritti di chi, forse, si crede non ne abbia. E non sono pochi a crederlo: padroni d’azienda senza scrupoli, politici arrivisti, semplici cittadini stufi di convivere in quartieri ghetto, ma anche altri lavoratori che cercano di ottenere condizioni migliori negando la propria stessa schiavitù, tutti personaggi che passano per la voce e il corpo di Stella, solo in scena con al centro una piramide a gradini che sale da ogni lato e sulla cui vetta quelli come Jasnoor finiscono davvero di rado, ma quella sola volta alla fine di tutto sarà con la dignità di un uomo, non certo di un caporale. (Simone Nebbia)
<Visto all’Altrove Teatro Studio, Crediti: di e con Francesco Stella; regia Nicola Pistoia; scena Francesco Montanaro; foto David Ielapi

Cordelia, novembre 2025

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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