HomeCordelia - le RecensioniTRISTANO E ISOTTA (di T. Motta, regia V. Landi)

TRISTANO E ISOTTA (di T. Motta, regia V. Landi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di dicembre 25

Tristano e Isotta – foto di Luca Del Pia

Virginia Landi e Tatjana Motta scelgono di rivisitare la storia d’amore come atto politico. La carovana di artisti (quattro gli interpreti) arriva sul palcoscenico della piccola sala della Passioni trascinando un carro di legno, di memoria brechtiana, carico di oggetti e costumi di scena che via via serviranno a imbastire atmosfere e caratterizzare i personaggi. Anche la musica ha qui un fortissimo valore evocativo e spazia dalla sperimentazione di strumenti antichi e curiosi alla modernità. La scelta di recitare e gestire la scena come una compagnia di piazza, su un palcoscenico sgombro al centro del quale spicca un tappeto rotondo in stile circense, è più che una scelta estetica; è una forma che dà il senso allo spettacolo stesso. La storia d’amore tra Tristano e Isotta, amanti clandestini, diventa oggetto di narrazione corale, di rito, in uno spazio pubblico: il teatro, la piazza, il circo. Perché il loro amore è politico: mina l’equilibrio già fragile tra due paesi nemici, in una circostanza critica in cui Tristano è messaggero del suo popolo e Isotta è una vergine donata allo straniero di cambio della pace. L’unione tra i due ha un potere sovversivo contro lo stato delle cose. La clandestinità assume ancor più senso quando insieme fuggono dal palazzo restando invisibili agli occhi del mondo per molti anni, nascosti nel bosco, occupandosi solo del proprio amore. Ma qui sorge in loro un problema etico: perché l’amore non può essere egoismo, non possono restare ombre di se stessi. Sono due giovani amanti contemporanei, che non possono sopravvivere nel sistema frustrante dell’isolamento. Tristano e Isotta, pur stregati da un filtro d’amore, scelgono. Non sono in balia degli eventi. L’autodeterminazione è la nuova chiave di lettura di questa rivisitazione. Molti anche i richiami pop di questa scrittura in equilibrio tra passato e presente, e una punta di ironia forse non sempre riuscita, ma sicuramente interessante, fresca, da rodare ancora in scena. (Silvia Maiuri)

Visto al Teatro delle Passioni. Dati artistici: drammaturgia Tatjana Motta, regia Virginia Landi con Giovanni Cannata, Marta Malvestiti, Cristiana Tramparulo, Riccardo Vicardi, musiche originali e sound design Andrea Centonza, musiche dal vivo Andrea Centonza, Giovanni Cannata, Marta Malvestiti, Cristiana Tramparulo, Riccardo Vicardi, costumi Rossana Gea Cavallo, progetto scenico Maddalena Oriani, disegno luci Vincenzo De Angelis, assistente alla regia Gloria Capoani, produzione ERT, foto di scena Luca Del Pia

Cordelia, dicembre 2025

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

Teatrodilina: l’apparente ordinarietà in cui accade la vita

Meno di due di Teatrodilina torna in scena a Roma da domani fino a domenica 18 allo Spazio Diamante. Un ritrovarsi che è anche...