Questa recensione fa parte di Cordelia di dicembre 25

Gli occhi dei gatti scrutano, curiosi e diffidenti al tempo stesso. Così indagano la platea ricolma di spettatori, statue che osservano dalla loro posizione statica attraverso le maschere di cartapesta che indossano. Maschere feline, appunto, che gli attori si pongono sul capo quando non sono coinvolti nella scena. L’unica che non ne porta mai alcuna è la protagonista, Sumire (Federica Trovato), perno della messinscena. Sumire è un’aspirante scrittrice che non sembra mai riuscire a portare a termine i suoi lavori. Ha un unico amico (Davide Niccolini), che spesso chiama nel cuore della notte da cabine telefoniche sperdute. Dall’altro capo del telefono, gli confida di essersi innamorata per la prima volta nella sua vita. L’oggetto del suo amore è una donna più matura, Myu (Bianca Mei). Sono queste le premesse per il disastro su cui si fonda l’impianto de La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami, traduzione di Giorgio Amitrano, per l’adattamento teatrale di Francesco Biagetti e Alfonso Pedone. La scelta di una scenografia mobile è un azzardo dal punto di vista logistico, ma è funzionale a rendere quella fluidità di pieghe spazio-temporali che ben contraddistingue la scrittura onirica di Murakami. Alla narrazione principale se ne intreccia una secondaria, che vede protagonista Laika, la cagnolina mandata nello spazio sullo Sputnik 2. Il racconto legato a Laika, però, si interrompe in un non detto che all’apparenza sembra dare un lieto fine alla sua storia, ma che si vela di un senso di inevitabilità tragica. Il destino di Laika, mandata nello spazio, in una dimensione altra e ignota, si intreccia simbolicamente con quello di Sumire. Inutili si riveleranno i tentativi di Myu e dell’amico di trovare la ragazza e comprenderne le ragioni della sparizione. Una notte, l’amico riceve una chiamata dalla solita cabina telefonica. È Sumire. Tre parole, prima che si spengano le luci: “Vienimi a prendere”. Ciò che permane è il desiderio di incrociarsi seppur vincolati dai limiti del microcosmo che è la nostra persona. Rimane, in potenza, l’intento di far coincidere le rispettive orbite, anche se per poco. Affinché non si debba vagare soli nello spazio. (Letizia Chiarlone)
Visto alla Sala Mercato. Di Haruki Murakami Produzione Teatro Nazionale di Genova Traduzione Giorgio Amitrano Adattamento Francesco Biagetti e Alfonso Pedone Regia Francesco Biagetti Interpreti Nicoletta Cifariello, Bianca Mei, Davide Niccolini, Alfonso Pedone, Federica Trovato Scene Lorenzo Russo Rainaldi Costumi Lorenzo Rostagno Musiche
Daniele D’Angelo Luci Francesco Traverso Regista assistente Dalila Toscanelli Consulenza ai movimenti scenici Claudia Monti Cast tecnico direttrice di scena Laura Pontiggia capo elettricista Francesco Traverso










