Nelle puntate precedenti è una saga familiare in cinque episodi ideata dal Gruppo della Creta e da Pier Lorenzo Pisano che ha inaugurato la stagione autunnale del Teatro Basilica. Recensione

Le scorse settimane, da fine ottobre a fine novembre, per un mese, a Roma è successo un fatto teatrale. Un “fatto” perché, a prescindere dallo spettacolo, anzi dagli spettacoli, ben undici le repliche in totale, Nelle puntate precedenti è stato un vero e proprio evento. La saga familiare ideata dal Gruppo della Creta insieme al drammaturgo Pier Lorenzo Pisano ha aperto la stagione autunnale del Teatro Basilica presentandosi come «un esperimento narrativo e teatrale che apre una nuova frontiera nella drammaturgia contemporanea, trasformando la serialità — linguaggio per eccellenza del nostro tempo — in un’esperienza scenica condivisa, intima e collettiva». Gli intenti registici e curatoriali hanno avuto un impatto reale, aggregante e partecipato che ha trasformato la sala in Piazza di Porta San Giovanni in un luogo dove darsi appuntamento settimana dopo settimana e per cinque settimane. Numerosi gli abbonamenti alla saga, molte le repliche sold out, piene di giovani spettatori e spettatrici; gli spettacoli sono entrati nella routine settimanale di molte e molti e le vicende della famiglia, la storia di Giulia, Max, Chiara, Serena, Riccardo e Agnese, ha incuriosito e appassionato. A teatro la serialità è diventata un’occasione di incontro, attesa e confronto da vivere insieme, bucando l’isolamento casalingo e virtuale delle serie tv.

Intorno a questo evento hanno gravitato molteplici energie, una creatività espansa su più livelli di progettazione: ciascuno dei cinque episodi totali è firmato da autori e autrici diverse e tutti, escluso il primo di Pier Lorenzo Pisano che si configura come una “puntata – spettacolo pilota”, sono stati scritti da giovani under 35 provenienti da P.S. Pagina Seguente, laboratorio di scrittura drammaturgica del Teatro Basilica: Giulio Fabroni, Veronica Penserini, Lorenzo Fochesato, Valeria Chimenti e Rebecca Righetti. Una scuola, sicuramente, in cui cimentarsi, provarsi, scoprire formule narrative da trasporre scenicamente ma con una finalità professionalizzante. Ciascuna scrittura sostiene un prodotto-spettacolo venduto e inserito nel cartellone, con il cast costituito dai membri del Gruppo della Creta – Matteo Baronchelli, Alessio Esposito, Laura Pannia – a cui si aggiungono Federica Dordei, Daniela Giovannetti, Lorenzo Garufo, Elena Vanni e anche, selezionati tramite provini, Vittorio Bruschi, Shadi Romeo, Alessia Santalucia. A partire dal secondo episodio, anche il pubblico ha partecipato alla puntata scrivendo una parola che, estratta a sorte, è stata poi inserita nella drammaturgia: marrone (episodio 2), Venezia (episodio 3), fisioterapia (episodio 4), Kick boxing (episodio 5). La definizione della drammaturgia complessiva è stato un lavoro in fieri che si è articolato lungo tutta la tenitura; finito un episodio, durante la settimana a seguire, veniva montato e provato il successivo in un interrotto processo creativo di scrittura scenica, che ha coinvolto congiuntamente la regia di Alessandro Di Murro e di Pier Lorenzo Pisano con gli autori e autrici e l’organizzazione generale di Ludovica Santuccio.

Scatenare incendi, Replica, Giro di vite, Due passi indietro e uno avanti, A te, fra venticinque anni sono i titoli degli episodi che, se letti insieme, già ci informano sul tempo che li tiene legati gli uni agli altri, così come le storie delle persone protagoniste. Il primo episodio scritto da Pisano si apre con «fuoco in lontananza» e in questo conosciamo Max (Alessio Esposito) e Chiara (Laura Pannia) da un anno genitori di Giulia: protettivi, premurosi, spaventati, stanchi. Vivono nella casa di Chiara, una tenuta vitivinicola in crisi, insieme alla madre Agnese (Daniela Giovannetti), il fratello Riccardo (Matteo Baronchelli) e la sorella Serena (Federica Dordei). Finalmente Max e Chiara decidono, a malincuore, di staccarsi da questo nido per andare a vivere in un’altra casa, più piccola, con le pareti rosa. Ma così non accadrà. Cosa c’è prima di un precedente? Quando tutto sta per cambiare e si ha paura di questo passo imminente, per il quale è trepidante l’emozione, l’aspettativa, il timore di non farcela? C’è stato un prima e poi una successione di eventi generati da un accadimento che ha distrutto o rinnovato questa famiglia nei suoi equilibri precari, nelle sue ferite ancora vive, nella rabbia, in quelle fiamme lontane il cui calore arriva lo stesso, e brucia e fa bruciare. «Nelle puntate successive c’è il dolore. E poi cosa ci sarà? Altre puntate e altre persone e altre storie. E anche quello che oggi ci sembra impossibile da cancellare, anche quello oggi che ci sembra insuperabile, sarà superato. Perché c’è sempre un’altra puntata».

Le scenografie di Paola Castrignanò rappresentano proprio la provvisorietà di un set in divenire: c’è un telo verde sullo sfondo, come un green screen, ci sono dei pannelli di legno messi al contrario, con i sostegni visibili, all’interno dei quali le azioni sceniche vengono incorniciate, come delle inquadrature. La serialità non è solo nel format di scrittura scelto ma anche nell’estetica visiva e sonora di ciascun episodio e nella modalità di presentazione degli stessi. Dalla seconda, ogni puntata si apre con il riassunto di quanto accaduto nella precedente, introdotto dall’autore o autrice che firma la puntata che andrà in scena. La musica è un riff di chitarra elettrica composto da Amedeo Monda che rimane impresso e accompagna il pubblico come sottofondo sonoro e legame uditivo/affettivo alla storia. Le luci di Matteo Ziglio, oscillanti tra il freddo chirurgico del presente e il calore di un seppia antico, sono complementari ai costumi di Raffaella Toni dai toni blu, marrone e grigio.

Nella successione degli episodi, rintracciamo delle scelte registiche che fungono da correlativi emotivi, dove la parola diventa muta interviene al suo posto un’esplosione di palloncini, una folata di vento che fa cadere un pannello, un tavolo distrutto, una torta tirata in faccia, un secchio d’acqua rovesciato, un pugno, un urlo. Gli e le interpreti hanno dovuto affrontare attorialmente una prova notevole, in tempi piuttosto ridotti, calandosi con professionalità e cura in ciascuno dei personaggi incarnati, salvo per alcuni momenti, quelli più sentimentalmente variegati, in cui le urla o le intonazioni lamentose prevalgono sulla pulizia dei toni.
Tutti e tutte sorreggono un’impalcatura prosastica complessa che affonda nella tradizione del romanzo familiare, cercando però di emanciparsi, tralasciando le sfumature melodrammatiche per far emergere una visione più contemporanea, nevrotica e paranoica, come accade nella seconda puntata firmata da Fabroni e Penserini: «Mai spalancare di casa i battenti. Giulia, sei debole in mezzo ai parenti, che ti proteggono dai turbamenti, dolce ragazza dagli occhi pazienti, scoprirai nelle puntate seguenti, che i tuoi cari non sono innocenti allevan segreti come serpenti che li avvelenano tramite i denti». La sensazione, sopratutto negli episodi firmati da Lorenzo Fochesato e Rebecca Righetti – che devono però scontare la difficoltà di collocarsi l’uno al terzo e l’altro all’ultimo -, è che si sia fatto un eccessivo affidamento alle parole, alla loro densità verbale, dimenticandosi della trasposizione scenica del testo e rischiando di far virare la scrittura nello psicodramma, nella fissità letteraria di un monologo o di un dialogo non sempre attorialmente gestibili. Il penultimo episodio invece, la cui autrice è Valeria Chimenti, riesce a bilanciare accuratamente la complessità psicologica e biografica di una madre e delle sue figlie con la puntualità registica, configurandosi come la puntata più efficace tanto dal punto di vista drammaturgico che scenico.
Cos’è che spinge nel 2025 un gruppo di ragazze e ragazzi, aspiranti drammaturghi e drammaturghe under 35, a parlare ancora di famiglie? Quanto il nuovo, ciò che retoricamente definiamo contemporaneo, ha bisogno ancora di guardare ai padri e alle madri di una tradizione culturale difficile da abbandonare? Forse quello che più è mancato a un progetto così strutturato, impattante, comunitario, inclusivo è una dose di sconsiderata voglia di osare, di andare oltre il compito, la consegna, i contorni di un genere già sviscerato in pagine di letteratura e pellicole cinematografiche, oltre le psicologie già sondate e interrogate. A seguito di un debutto così entusiasmante, si può trovare ulteriore tempo e calma per tornare sulla scrittura di ciascuna puntata lavorando all’interno di essa, al fine di scovare più frenesia e meno precisione, più desiderio e meno morale, più rabbia e meno educazione.
Lucia Medri
visto al Teatro Basilica – novembre 2025
NELLE PUNTATE PRECEDENTI
una saga familiare del Gruppo della Creta e di Pier Lorenzo Pisano
regia di Pier Lorenzo Pisano e Alessandro Di Murro
Primo Episodio di Pier Lorenzo Pisano con Matteo Baronchelli, Federica Dordei, Alessio Esposito, Daniela Giovanetti, Laura Pannia
Secondo Episodio di Giulio Fabroni e Veronica Penserini con Matteo Baronchelli, Vittorio Bruschi, Alessio Esposito, Daniela Giovanetti, Laura Pannia, Shadi Romeo
Terzo Episodio di Lorenzo Fochesato con Matteo Baronchelli, Vittorio Bruschi, Alessio Esposito, Daniela Giovanetti, Laura Pannia, Shadi Romeo
Quarto Episodio di Valeria Chimenti con Vittorio Bruschi, Alessio Esposito, Lorenzo Garufo, Laura Pannia, Shadi Romeo,
Alessia Santalucia
Quinto Episodio di Rebecca Righetti con Shadi Romeo, Elena Vanni
Musiche originali di Amedeo Monda
Luci di Matteo Ziglio
Scenografie di Paola Castrignanò
Costumi di Raffaella Toni
Organizzazione Ludovica Santuccio
Prodotto da Gruppo della Creta e Pallaksch, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Lazio










