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MISURA PER MISURA (regia di Giacomo Bisordi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di dicembre 25

Misura per Misura è una commedia problematica (problem play): ogni battuta racchiude la libertà nel vincolo, il vizio nella virtù, il desiderio nella repressione ma per questo è diletto per chi si cimenta nella scrittura e nella regia. Giacomo Bisordi lo ha riportato in scena al Teatro India e si è divertito a osare riempiendolo di, troppi, segni registici non tutti drammaturgicamente chiari. Lo fa dall’inizio, sia coi titoli di testa accattivanti proiettati sullo schermo intervallati alle riprese dei funerali di Papa Francesco, sia con un montaggio alternato tra video e palco in cui il voice over è affidato alle confessioni/interrogazioni di una prostituta. A Vienna, il mercimonio dilaga e il Duca (Dimitri Galli Rohl) decide di affidare il suo incarico di vigilanza sui costumi dissoluti al vicario Angelo (Arne De Tremerie) che in nome della legge mette a morte Claudio (Edoardo Raiola) per aver messo in cinta Giulietta. La sorella novizia di Claudio (Vanda Colecchia) viene spinta da Lucio, amico di Claudio (Francesco Russo), a chiedere al vicario la grazia per il fratello. Angelo, invaghitosi di Isabella, è disposto a concedergliela in cambio della sua verginità. Il cast, a cui si aggiungono Michele Lisi e Irene Mantova, è ancora in rodaggio da debutto ma si destreggia nell’interpretazione funambolica dei diversi registri, arrivando addirittura alla pantomima e poi al metateatro verso il finale. Gli ultimi due atti sono ancora farraginosi, nel quarto e quinto la direzione di Bisordi si fa bulimica e decentrata sfibrando la dialettica tra la sexworker romana del 2025 nel video (Miruna Cuc) e la prostituzione nel Seicento del plot, e perdendo di vista il tema cardine: l’eterno equilibrio tra legge e giustizia. L’adattamento sembra infatti incagliarsi in un un’attenzione prolissa verso il testo originale che, al contrario, è stringato e definitorio, abbandona la ridondanza compiaciuta e cesella la complessità in una sequenza di dialoghi agili e incalzanti. (Lucia Medri)

Visto al Teatro India, Teatro di Roma: di William Shakespeare, traduzione e riduzione Chiara Lagani, regia Giacomo Bisordi, con (in o. a.) Vanda Colecchia, Arne De Tremerie Dimitri Galli Rohl, Michele Lisi, Irene Mantova, Edoardo Raiola, Francesco Russo e in video Miruna Cuc. Foto di Manuela Giusto

Cordelia, dicembre 2025

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Lucia Medri
Lucia Medri
Giornalista pubblicista iscritta all'ODG della Regione Lazio, laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale. Dopo la formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi) si specializza in web editing e social media management svolgendo come freelance attività di redazione, ghostwriting e consulenza presso agenzie di comunicazione, testate giornalistiche, e per realtà promotrici in ambito culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018, vince il Premio Nico Garrone come "critica sensibile al teatro che muta".

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