Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

La legittimazione per dire o fare qualcosa davanti a un pubblico è data dall’autorevolezza che vi si esercita. Questa autorevolezza, a sua volta, è basata in parte sulla postura che si decide di mantenere. Ne Lo spazio sicuro, appena spente le luci, Diego Piemontese sceglie di mostrarci il video di un suo discorso durante l’ultimo Gay Pride milanese. Con il foglio di sala ci informa della sua transizione di genere, con il video ci parla del suo impegno politico, con le sue parole, poco dopo essere entrato in scena, si allontana dal mestiere dell’attore e si definisce, piuttosto, uno stand-up comedian. Punzecchiando con ironia le barriere tassonomiche che dividono teatro, stand-up e cabaret, Piemontese racconta la propria esperienza, prima di bambina a cui la madre chiedeva di mettere un vestito almeno a Natale, poi di ragazzo trans a confronto con l’antidiluviana amministrazione pubblica italiana. L’autore recupera dalla stand-up questo sguardo fisso su di sé, insieme al piglio sarcastico e al tono quotidiano, facendo contemporaneamente emergere l’intenzione di prendere la parola a nome di una comunità marginalizzata. D’altra parte, la varietà strutturale dello spettacolo, tra registrazioni vocali, canzoni generate con IA e grafiche disegnate con Paint, è riconducibile al teatro, ma la sua forma monologante sembra essere una soluzione innanzitutto politica, così come la volontà di comunicare un messaggio preciso, le ferme dichiarazioni di principio e la concentrazione quasi didattica sulla propria condizione, più vicine alla manifestazione di piazza. Non è un caso che lo spettacolo si apra e si chiuda con il Pride. A partire da quel contesto e da quel corpo, Piemontese costruisce il suo spazio sicuro. Si spiega così la postura anti-teatrale assunta all’inizio: è quella di chi si espone innanzitutto come testimone e trova nel rifiuto del finzionale la sua legittimazione a intervenire in pubblico. (Matteo Valentini)
Visto al Teatro Linguaggicreativi all’interno della rassegna “Un disperato entusiasmo”. Drammaturgia e regia di Diego Piemontese, con Diego Piemontese, assistente alla regia Fabrizio Paganini, riprese di Leo Ferrari, Isabella Balestri, Diego Piemontese, foto in locandina di Matilde Villa. Progetto Speciale Indagine Milano 2024.
Prodotto da Mare Culturale Urbano in collaborazione con MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer. Si ringraziano per la collaborazione il circolo Lato B Milano e tutte le voci prestate al progetto.










