L’8 dicembre 2025 abbiamo pubblicato un articolo di Alessandro Toppi, dal titolo Cosa sta accadendo a Cascina? La politica che punta sull’intrattenimento, che rifletteva su alcune scelte della Città del Teatro di Cascina relative alla direzione artistica. Oggi è arrivata in redazione la risposta della fondazione, la pubblichiamo qui.
COSA SUCCEDE DAVVERO A CASCINA
Caro Alessandro Toppi,
con l’articolo apparso su Teatro e Critica, che porta la sua firma, ha purtroppo perso una preziosa occasione: quella di comprendere davvero le dinamiche, le responsabilità e le sfide che regolano la gestione di una fondazione teatrale contemporanea e di contribuire in maniera costruttiva al dibattito. L’irresponsabilità di chi scrive senza approfondire e senza conoscere i fatti distorce la percezione della realtà, privilegiando la critica facile a discapito di una vera analisi obiettiva. Non aver cercato un confronto diretto con il Consiglio di Amministrazione (CdA), che tuttavia lei chiama in causa in maniera quasi ossessiva, dimostra purtroppo solo la volontà di narrare una tesi preesistente, un pre-giudizio oserei dire, piuttosto che descrivere la complessa realtà gestionale di un’istituzione culturale in evoluzione.
Vorrei tranquillizzarla: le sue preoccupazioni sono infondate. La sua tesi, di un teatro che ha perso l’anima, che “riduce l’arte a prodotto”, non colpisce però solo la gestione. Sebbene la critica ai vertici sia un’abitudine diffusa nel nostro ambiente, che tende ad ignorare l’impegno di chi lavora per assolvere al meglio il proprio ruolo, la sua accusa va oltre: offende la qualità del progetto culturale articolato che portiamo avanti, coinvolgendo un’ampia rete di professionisti. Cercherò di illustrarle brevemente il motivo di questa mia affermazione, per rispetto non solo dei tanti artisti che collaborano con il nostro teatro, ma anche delle istituzioni di ricerca e alta formazione come l’Università, l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio Boccherini, Toscana Produzione Musica, Virgo, che operano quotidianamente in sinergia con noi.
Sono certa che lei lo sa bene: il teatro è anche un’impresa e come tale deve essere gestito con rigore. La salute finanziaria è una condizione importante per la libertà artistica e noi operatori culturali dovremmo essere uniti nel dimostrare che è possibile offrire una programmazione di altissima qualità, sostenere nuovi artisti e linguaggi, e al contempo mantenere i conti in equilibrio. Sminuire questa responsabilità gestionale significa ignorare il difficile lavoro necessario per tenere in vita un grande teatro.
Le sue interpretazioni sulla gestione sono inesatte e per questo fuorvianti. Quando scrive per esempio che sul piano artistico i “progetti speciali” sono affidati a Manrico Ferrucci, palesa che non sa bene di cosa parla. Il Dott. Ferrucci ha ricoperto un ruolo di funzione amministrativa cruciale, interamente dedicata alla gestione del progetto di efficientamento energetico finanziato dal PNRR e alla gestione dei contatti con i mecenati (Art Bonus). Queste attività, estranee alla direzione artistica, sono fondamentali per la sostenibilità futura e la modernizzazione dell’infrastruttura.
Adesso passiamo al nodo della questione. Credo che la programmazione 2025-2026 sia la prova concreta del nostro impegno a interpretare al meglio la vocazione de La Città del Teatro, guardando al futuro con una proposta articolata. Su 130 spettacoli totali, ben 92 sono inseriti in cartelloni completamente dedicati alle giovani generazioni e all’innovazione, portati in scena da importanti enti teatrali che producono per l’infanzia e la gioventù, tra cui Teatro Gioco Vita, La Piccionaia, Giallo Mare Minimal teatro, Teatri di Bari, Koreja (in collaborazione con Babilonia Teatri), Teatro delle Briciole-Solares, Nata Teatro, CSS Teatro stabile di innovazione e molti altri.
In questi numerosi appuntamenti sono coinvolti in ospitalità anche altri artisti che ho a cuore, che dedicano il loro lavoro allo sviluppo di nuove drammaturgie e alla sperimentazione dei linguaggi, tra cui Luisa Borini, Luca Oldani, i Sacchi di Sabbia. Faccio anche alcuni nomi di chi è coinvolto direttamente nelle produzioni di Fondazione Sipario Toscana: Serena Guardone, Francesco Niccolini, Luigi D’Elia, Debora Mattiello diretta da Tonio de Nitto.
Come potrebbero mai snaturare la storia del teatro di Cascina questi lavoratori e lavoratrici, che hanno fatto della ricerca per le nuove generazioni e della ricerca sui linguaggi la loro missione?
A questi 92 spettacoli, si aggiungono 37 eventi in serale, di cui 15 in abbonamento e 22 fuori abbonamento. In abbonamento figurano i protagonisti del teatro contemporaneo pluripremiati e riconosciuti dalla critica, ne cito alcuni: da Emma Dante a Kepler 452, da Serena Balivo a Silvia Gallerano in scena con Alessia Giangiuliani nello spettacolo L’assaggiatrice di Hitler (drammaturgia di Gianfranco Pedullà e Rossella Postorino), diretto da Sandro Mabellini e prodotto da Teatro Popolare d’arte. In abbonamento abbiamo poi il celebre testo di Dario Fo Morte accidentale di un anarchico, ripreso nel centenario della nascita del drammaturgo, con Lodo Guenzi per la regia di Giorgio Gallione. Michele Riondino dirigerà e interpreterà invece ART con Daniele Parisi e Michele Sinisi. Una commedia scritta dalla drammaturga di fama mondiale Yasmina Reza, tradotta in oltre trenta lingue.
Su quale di questi artisti si sente di mettere il veto come critico? Mi aiuti a capire meglio.
La sezione fuori abbonamento, che conta 22 eventi, è dominata dalla musica, confermando il forte legame storico che il teatro di Cascina ha sempre avuto con questo linguaggio (in passato La Città del Teatro era la sede delle “tappe zero” di grandi concerti). L’offerta adesso spazia dal locale all’internazionale, includendo artisti pisani molto apprezzati come i Gatti Mezzi, fino all’Orchestra Regionale della Toscana e nomi di rilievo come Simone Cristicchi e gli Inti Illimani, universalmente riconosciuti come ambasciatori della musica folk e della protesta politica cilena contro la dittatura di Pinochet. Abbiamo voluto implementare con convinzione questa sezione, poiché la musica arricchisce l’offerta e consolida la nostra apertura al panorama culturale più ampio. Vede qualcosa di sbagliato in questa scelta?
La sezione fuori abbonamento include anche gli eventi speciali per le festività. Tra questi, l’ultimo dell’anno sarà dedicato alla comicità toscana con Jonathan Canini, anche questa scelta si lega direttamente alla storia del “Politeama”, che già nel 2015 ospitava per la notte di San Silvestro le apprezzate comiche del nostro territorio Katia Beni e Anna Meacci. Sottolineo questo aspetto: l’attenzione alla comicità toscana e l’integrazione di nuovi linguaggi contemporanei. Oltre a Canini infatti la stagione coinvolge artisti come Paolo Ruffini e Ubaldo Pantani, che rappresentano diverse sfaccettature della comicità e della satira. Inoltre, ci piace pensare che attraverso il teatro possiamo indagare le diverse modalità di espressione dei nostri tempi, ospitando linguaggi che nascono e si sviluppano nei canali più diffusi tra le nuove generazioni. L’esempio di Ginevra Fenyes che, come Vincenzo Schettini, porta il linguaggio dei social media e delle piattaforme digitali sulla realtà del palcoscenico, non è una scelta casuale. Lei ha citato proprio lo spettacolo di Ginevra Fenyes, Cono o coppetta: “che c’entra con l’innovazione e con le nuove generazioni?”, scrive. Non lo trova quindi adatto al nostro contesto. Al contrario, credo che sia nostro dovere aprire il sipario su questi fenomeni, sui protagonisti che li sperimentano, e interrogarci insieme al pubblico su cosa rappresentano questi nuovi linguaggi che, se prima non esistevano, oggi sono parte integrante del nostro panorama comunicativo e culturale.
Come ha scritto, abbiamo tra gli ospiti anche Roberto Saviano. Pensa che sia commerciale il suo spettacolo L’amore mio non muore, incentrato sulla storia della giovane fiorentina Rossella Casini, vittima di ‘Ndrangheta?
Impossibile non ricordare, tra gli eventi speciali fuori abbonamento, l’esibizione dei leggendari Mummenschanz. È stato un onore ospitare pochi giorni fa, in doppia replica, l’unica tappa toscana del loro acclamato tour internazionale che celebra con successo i 50 anni di attività della compagnia. La performance, un’irripetibile forma d’arte visiva fatta di maschere, forme e puro stupore, ha incantato il pubblico di tutte le età.
Lei riduce l’inclusione di tutti questi nomi ad una mera questione di botteghino, ma è molto di più: è un modo per il teatro di assolvere alla sua funzione di rappresentare il senso del nostro “qui e ora”. Non è forse sempre stato questo il compito del teatro: essere, per l’appunto, lo specchio del mondo che viviamo, nella sua complessità?
La strategia della multidisciplinarietà è la chiave per intercettare nuovi pubblici. L’aumento esponenziale degli abbonati alla stagione serale e dei biglietti venduti è la prova tangibile di un successo di cui dovremmo tutti gioire, direzione, cda, artisti, operatori. La rinnovata fiducia verso l’offerta culturale proposta dalla Fondazione ci permette infatti di accompagnare gli spettatori verso una proposta molteplice, quindi anche verso linguaggi e contenuti più complessi.
Lei solleva dubbi sulla Direzione Artistica, trasformando la questione in un presunto caso di ingiustizia o in una dinamica personale. Non le è stato riferito che si tratta di un incarico che arriva a scadenza? La verità è che il CdA ha scelto di non rinnovare il modello precedente in quanto il progetto è in costante crescita. Per questo da gennaio 2026, la Fondazione Sipario Toscana sperimenterà una direzione plurale: riteniamo che in questo momento per il teatro di Cascina sia fondamentale mettere a valore diverse e specifiche competenze per gestire al meglio l’incremento delle attività. Per la prima volta, adotteremo un approccio che supera il modello del direttore artistico unico che ha caratterizzato la struttura per quarant’anni. Molti professionisti hanno letto l’avviso e presentato la loro candidatura, tra questi selezioneremo i nuovi direttori. Il coordinamento da parte del CdA è pensato per offrire un supporto sinergico e garantire la coerenza della visione strategica complessiva. C’è massima trasparenza su questa idea, proprio perché il lavoro in team e la pluralità di competenze sono per noi un aspetto positivo da valorizzare, non da demonizzare.
Lei, inoltre, pretende di distinguere in maniera arbitraria ciò che è rappresentativo dell’attuale Direzione Artistica e ciò che non lo è. Come fa a tracciare questa linea di demarcazione? La Direttrice, al contrario, ha commentato con soddisfazione la stagione nella sua interezza in interviste pubbliche, confermando la sua piena adesione al progetto artistico in corso. A tal proposito è opportuno citare direttamente le sue dichiarazioni: “Ogni spettacolo cerca di interrogare il nostro tempo, affrontando temi urgenti come i confini, la giustizia sociale, la memoria e le periferie esistenziali. La diversità di linguaggi, inoltre, è funzionale a raccontare la complessità del mondo contemporaneo e a offrire, allo spettatore, anche degli spazi di leggerezza”. [link: https://www.informacitta.net/botta-e-risposta-con-cira-santoro/].
Concludo con una domanda: chi può oggi arrogarsi il diritto di definire la funzione unica e monolitica del teatro? Il teatro non è un concetto statico: è insieme approfondimento, ricerca, sperimentazione, pluralità di linguaggi, innovazione di linguaggi, ma allo stesso tempo è anche intrattenimento, emozione, occasione di socializzazione e strumento di benessere per la comunità. È l’insieme di queste molteplici funzioni che ne definisce la ricchezza, non l’esclusiva adesione ad una singola parte.
Venga a trovarci e a conoscere da vicino la nostra realtà. Ad accoglierla troverà sull’esterno il murale “Varcare la soglia” di Gio Pistone, figura chiave della street art italiana. Inaugurato a maggio, questo lavoro va oltre la decorazione: è il nostro invito simbolico ad immergersi senza riserve nei mondi creati dall’arte, con curiosità e spirito di scoperta. La foto che le invio mostra a sinistra come abbiamo trovato il teatro di Cascina nel 2022, a destra lo stato attuale. Non credo sia necessario aggiungere altri commenti, se non ribadire che ogni risultato, anche il più piccolo, richiede molta fatica.
Anche noi ci interroghiamo, come lei, sulla funzione pubblica dei teatri, cerchiamo ogni giorno di capire in che modo trovare risorse per sostenere nuovi progetti, in che modo evitare bilanci disastrosi, ma non ci sono soluzioni facili. Non esiste un cilindro dal quale tirare fuori il coniglio, serve un’onesta comprensione del senso, del nostro presente che il teatro ha il dovere di rappresentare (anche se a qualcuno non piace), delle possibilità.
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Annastella Giannelli
Vicepresidente
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Apprezzabile la lunga analisi della situazione del teatro di Cascina che al di là e al di sopra delle dichiarazioni mette a fuoco il vivo i lnteresse una varia programmazione una scelta accurata di nomi e di testi da parte della direzione che fa bene sperare per il bene del teatro in particolare e in generale.