HomeCordelia - le RecensioniLA GUERRA SVELATA DI CASSANDRA (di S. Ventura, regia A. Pizzech)

LA GUERRA SVELATA DI CASSANDRA (di S. Ventura, regia A. Pizzech)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Un quadrato luminoso delimita lo spazio scenico: una linea di demarcazione netta, inviolabile, a segnare un confine tra la menzogna e la verità. Al suo interno, una donna è intenta a consumare un pasto da un lunch box in plastica, ma i suoi gesti sono interrotti dall’incedere pervasivo di suoni che la costringono all’urgenza della parola. Interpretata da un’intensa Gaia Aprea, Cassandra espone al nostro sguardo la sua solitudine e il vuoto dilagante, che «non è assenza di niente, ma dolore», sentimenti esplorati nella scrittura drammaturgica di Salvatore Ventura ne La guerra svelata di Cassandra, per la regia di Alessio Pizzech. «Immagino che voi vogliate sapere la mia storia»: la narrazione di Cassandra è incalzante, a tratti reiterata, e cadenzata dalle composizioni sonore di Dario Arcidiacono, che ne traducono angosce e presagi. A rivelarsi, tuttavia, poco funzionali – soprattutto nel creare un’aderenza al reale, una connessione con il presente, pur auspicate nelle note autoriali e di regia – sono alcune scelte stilistiche, di cui ravvisiamo un’incertezza compositiva nel tentativo di perseguire una condensazione di linguaggi, che avrebbe richiesto maggiore armonia, forza e tridimensionalità. Cassandra, la profetessa inascoltata, figlia di Ecuba e di Priamo, re di Troia, attraversa memorie personali, ricercandone – nel gesto convulso di frugare nelle tasche – l’appiglio alla contemporaneità, ma non bastano gli elementi scenografici a evocarla. Cassandra dispone di un telecomando e offre al nostro sguardo immagini di città devastate dalla guerra; sullo stesso schermo, coperto da un drappo ricamato, proiezioni in bianco e nero mostrano il corpo di un giovane Enea (Giovanni Boni). Una bara bianca, infine, su cui campeggia una colorata corona di fiori, è lo spazio dove si compie il racconto della tragica morte di Cassandra avvenuta, insieme a quella di Agamennone, per mano di Clitennestra. «A che serve raccontare una storia?». Che avrebbe potuto farsi «corsa di pura gioia» in un viaggio illuminante tra i secoli. (Giusi De Santis)

Visto allo Spazio Diamante. Con: Gaia Aprea; Di: Salvatore Ventura; Musiche: Dario Arcidiacono; Contributi video: Andrea Montagnani; Voce Enea: Tommaso Garrè; Corpo di Enea: Giovanni Boni; assistente alla regia: Adriana Mangano; Regia: Alessio Pizzech; Produzione: Nutrimenti Terrestri e Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali in collaborazione con Mithos Troina Festival

Cordelia, novembre 2025

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Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

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