Questa recensione fa parte di Cordelia di dicembre 25
L’ambiguità identitaria, che sia data dal non saper bene a cosa appartenere, a quale era, a quale genere, a quale classe classe sociale, il rimanere in bilico tra ignoranza o consapevolezza di sé e dei propri traumi. A dover trovare immagini che restituissero questo scollamento dal reale, questo sottile senso di disagio, ci aveva pensato Copi, artista franco argentino, quando nel 1983 pose al centro della scena un frigo dentro a un soggiorno. A dare corpo all’ex modella ormai fuori età massima che si trova rinchiusa nel suo soggiorno – insieme al frigo – e in questo rimane bloccata nei vari passaggi, dalla cameriera alla psichiatra, dall’amante topo, alla voce dell’ex manager, era prima Copi e ora Eva Robin’s, che recupera quella dimensione trasformistica già imposta fin dalle didascalie originali. La regia di Andrea Adriatico – che, presentata ora all’ OFF OFF Theatre, compie venti anni e conferma l’impegno da parte di Teatri di Vita nel dar voce a questo autore un po’ troppo laterale – è rispettosa del testo. Robin’s in questo è magnetica performer, stralunata ed egocentrica, personaggio che deve vestire i panni di altri personaggi, forse manifestazioni del suo inconscio, forse parte del suo privato gioco teatrale (privato e solitario, in quanto nessun altro di vivo abita la scena, anche quando – per esigenze sceniche – servono più personaggi, da didascalia, una è una bambola gonfiabile, un altro è un pelouche). Ne Le frigo si ritrovano tanti aspetti cari al teatro dell’assurdo, emerge quel senso svuotato pinteriano, che ruota attorno a se stesso, bloccato in una situazione senza uscita ma senza la tragicità evidente di Beckett, bensì con un senso ineluttabile che viene più da Jean Genet, dalle solitudini sentimentali dei suoi personaggi, dallo smarrimento identitario che non trova nessun tipo di sfogo se non temporaneo e brevissimo. Del resto, la morte non rappresenta la soluzione, poi forse si rinasce, ma non per una capacità mitopoietica teatrale, quanto perché, più cinicamente bisogna proseguire in mancanza d’altro. (Viviana Raciti)
Visto all’OFF OFF Theatre| di Copi |uno spettacolo di Andrea Adriatico | con Eva Robin’s |cura e aiuto Daniela Cotti, Saverio Peschechera | scene Andrea Cinelli con la consulenza di Maurizio Bovi | costumi Andrea Cinelli col repertorio vintage di A.N.G.E.L.O. | tecnica Francesco Bonati, Giovanni Magaglio | fotografia Raffaella Cavalieri | produzione Teatri di Vita | con il sostegno di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, MiBACT.










