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Cosa sta accadendo a Cascina? La politica che punta sull’intrattenimento

Un racconto e una riflessione su quello che sta accadendo alla Città del Teatro di Cascina: la fondazione ha pubblicato una call per consulenti alla direzione artistica mentre esiste già una figura assunta dal 2023, quella di Cira Santoro, che stava dimostrando una progettazione di alto interesse culturale.

Fondazione Sipario Toscana ha reso pubblica una Manifestazione di Interesse che riguarda la direzione artistica. Fatti loro, si tratta di una questione locale verrebbe da dire. E invece le tre pagine dell’avviso andrebbero lette con attenzione perché consentono di riflettere sul rapporto tra politica e istituzioni teatrali pubbliche, sul ruolo che possono avere i CdA e sull’arte utilizzata come fosse un prodotto, buono per gli incassi, gli sponsor, il consenso o per il proprio curriculum dirigenziale.

Fondazione Sipario Toscana nasce nel 1983, ha sede a Cascina e nel “Chi siamo” del sito e a Statuto rivendica un’identità votata all’innovazione e al teatro per le nuove generazioni. Riconosciuta dal Ministero come Centro di Produzione (71,54 punti totali, 20,30 per la Qualità Artistica e 340.367 euro di contributo 2025), ha caratteristiche rare: 6.000 mq di superficie e un complesso edilizio che viene dal recupero d’una fabbrica dismessa di macchinari per la lavorazione del legno, tre spazi teatrali (720, 198, 100 posti), un’arena all’aperto, gli uffici, le sale prova e le aule per la formazione. Scossa dalle dimissioni del CdA (Riccardo Cateni, Claudia Del Lungo e Andrea Paganelli) il 27 luglio 2022 – «ci dimettiamo» affinché avvenga «un dibattito politico equilibrato e responsabile», scrivono in una lettera, riferendosi a una crisi che l’Avvocatura della Regione definisce un «totale dissesto» – da un triennio, anche grazie al PNRR, ha iniziato un percorso di recupero strutturale (i pannelli fotovoltaici, l’ecoefficientamento energetico, il ricambio d’aria in sala grande, l’inaugurazione recente del foyer-bar) in aggiunta alla ricerca di un riequilibrio economico: il rinnovo della convenzione col Comune fino al 2030, una sottoscrizione bancaria di 700.000 euro per garantirsi liquidità, la registrazione del marchio “La Città del Teatro” presso l’ufficio brevetti (che incide sul patrimonio per 173.699 euro) e l’attenzione posta ai flussi di cassa perché, nonostante l’aumento d’attività, le spese siano ridotte. Risultato? Le Relazioni di missione associate ai bilanci negli ultimi tre anni parlano di «razionalizzazione delle condizioni gestionali», pagamento puntuale dei debiti, crescita del sostegno privato (da 27.348 euro a 69.038 nell’ultimo anno), ricavi complessivi in aumento (+45,83% nel 2024 rispetto al 2023) e saldo negativo ridotto da 678.439 euro a 358.014 (-320.425 euro, pari al 47,22%). E sul piano artistico? I progetti speciali risultano affidati a Manrico Ferrucci mentre la direzione è di Cira Santoro nominata, verbale del 18 ottobre 2023 e contratto in essere, per «la grande competenza e la positiva esperienza professionale maturata nel campo dello spettacolo e in particolare nel settore delle nuove generazioni». A sceglierla, dopo aver valutato 33 candidature giunte in conseguenza di un Avviso di Manifestazione di interesse, è il nuovo CdA, a sua volta indicato dall’Assemblea dei Partecipanti (Comune di Cascina, Provincia di Pisa) e insediato il 2 settembre 2022. «Un amministratore pubblico e un politico di lungo corso ma anche un professionista da tempo impegnato nell’organizzazione di eventi», «una donna di teatro che conosce bene la realtà cascinese» e «un funzionario amministrativo (a riposo) della Scuola Normale di Pisa, noto anche in quanto presidente del Comitato cittadino del quartiere di Santa Maria»: così Francesco Paletti su Il Tirreno descrive Pier Paolo Tognocchi (presidente), Annastella Giannelli (vicepresidente) e Francesco Pozzi (consigliere) che, in assenza d’un Direttore Generale e di altri titolari di incarichi dirigenziali, sovrintendono al governo della Fondazione. Già, ma chi sono o meglio: cosa hanno a curriculum?

In foto Cira Santoro

Chi ne sa davvero è Annastella Giannelli, laurea triennale in Cinema, Teatro e Musica e specialistica in Cinema, Teatro e Produzione multimediale all’Università di Pisa, master in management degli eventi di spettacolo, molti attestati che hanno a che fare con l’organizzazione artistica. Autrice di un cortometraggio, membro per cinque anni del comitato di redazione di Atti&Sipari, più volte formatrice per Agita (ambito ricerca della cultura teatrale), direttrice dell’organizzazione e della produzione dell’Associazione culturale Mimesis nel 2017/2018 (gestisce il progetto di teatro civile Antonino De Masi: il potere dei senza potere) e assistente della direttrice artistica di Fondazione Sipario Toscana Donatella Diamanti (2013/2016), dal 2012 è Direttrice Generale e Organizzativa nonché Responsabile Progettuale di Officine Papage – a sua volta soggetto sostenuto dal MiC come festival di teatro (50,26 punti totali di cui 13,80 per la Qualità Artistica e 33.921 euro di contributo) – per la quale definisce le strategie culturali, supervisiona le attività e cura i rapporti con le istituzioni.

Profilo diverso è Francesco Pozzi che dal 1984 al 2018 ha prestato servizio alla Normale, dove è stato tra l’altro segretario di concetto e collaboratore e funzionario amministrativo in area contabile e gestionale e che tra gli ambiti di lavoro principali indica l’economato, la segreteria di direzione, l’ufficio relazioni col pubblico, l’area Servizi, Patrimonio e Ospitalità ed elenca tra le competenze acquisite e praticate la gestione dei collegi, la cura dell’archivio generale, delle attività contabili e della stipula di gare e contratti per l’acquisto di beni e servizi, la comunicazione interna e le pubbliche relazioni, le campagne promozionali, l’organizzazione dei corsi di orientamento accademico.

Figura ibrida è quella del presidente Pier Paolo Tognocchi: maturità scientifica, operaio agricolo presso La Cerbana, titolare di un’azienda vitivinicola poi Sindaco Revisore per l’Agenzia Regionale Sviluppo Agricolo e responsabile marketing di Promoselezione Toscana (settore agroalimentare), è stato consulente per Modus (ambiente e gestione raccolta differenziata) nel 2001/2002, amministratore unico di Itaca (società di consulenza per progetti comunitari) dal 2002 al 2004 e vicepresidente del CdA di Cispel Toscana Confservizi (2002/2005) nonché commissario liquidatore e amministratore unico del Consorzio Agrario Provinciale di Pisa, che riconsegna ai soci pubblici con un bilancio passato da un negativo di tredici milioni a un positivo di diciotto. Ha fatto parte del gruppo di supporto al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro nel 1999/2000, è stato a capo della segreteria del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato Enrico Letta nel 2000/2001 ed è stato eletto (VIII e IX legislatura) al Consiglio Regionale della Toscana con il Partito Democratico, dove ha ricoperto anche il ruolo di segretario della Commissione Affari Istituzionali prima, della Commissione Agricola Sviluppo Rurale e della Commissione per le politiche comunitarie poi. E l’arte, lo spettacolo dal vivo? Dal 2015 è presidente dell’Associazione Culturale Community News di Santa Croce sull’Arno con cui, tra l’altro, ha curato il festival Numeri Primi – che dal 3 al 10 luglio 2019 ha portato in Piazza dei Cavalieri a Pisa Ara Malikian, il Rigoletto di Franco Zappalà, i concerti di Tuck & Patti, Bennato e Capossela – e lo Skyline Festival a San Gimignano: dal live de Gli Stadio del 30 luglio 2016 a Tangomania del Quartetto Ausencias (23 luglio 2019). Quanto al teatro, un’esperienza: la direzione condivisa del Mario Spina di Castiglion Fiorentino. Due stagioni, sette spettacoli nel 2018/2019, altrettanti nel 2019/2020, ad esempio: La bastarda di Istanbul di Angelo Savelli e Giovanna d’Arco di Monica Guerritore, Bartali, il campione e l’eroe di Umberto Pantani e Ballantini e Petrolini di Dario Ballantini, Nel mezzo del casin di nostra vita di Maurizio Lastrico, Scoop di Giobbe Covatta.

Il presidente della fondazione Pierpaolo Tognocchi

Il 28 ottobre Fondazione Sipario Toscana ha reso pubblico l’avviso di una nuova Manifestazione di interesse, scopo: la presentazione di candidature per consulenti da inserire all’interno della direzione artistica. Si tratta di tre pagine, da leggere con attenzione. Perché lasciano presagire la nomina non d’una persona ma d’un organo collegiale (lo consente l’articolo 15 dello Statuto); perché dichiarano un’attenzione specifica «sui candidati under 45. Tale scelta», si legge, «è motivata dalla volontà di promuovere il rinnovamento generazionale nei ruoli apicali»; perché le pagine insistono di continuo sul concetto di cooperazione: «le figure di consulenza opereranno in modo collettivo», «si richiede attitudine al lavoro di squadra», è necessaria «una comprovata capacità di condividere obiettivi», si tratta di prendere «decisioni congiunte» insomma: la sinergia «è ritenuta indispensabile». Non basta. Le tre pagine vanno approfondite soprattutto perché ribadito l’ovvio – il rispetto «degli indirizzi strategici e dei bilanci di previsione» da parte del direttore o della direttrice – aggiunge dettagli inediti: la direzione dovrà infatti «orientare le attività alla massima efficienza e sostenibilità», agire «in coerenza con la nuova visione promossa dal CdA» o per essere ancora più chiari: dovrà seguire «scrupolosamente gli indirizzi stabiliti dal Consiglio di Amministrazione». E perché sia certo che ciò avvenga l’avviso dichiara infine che «la direzione artistica che si andrà a comporre sarà coordinata da un membro del CdA». Segue l’elenco dei documenti da allegare, la scadenza della presentazione delle domande (le 13.00 del 10 novembre 2025) e la precisazione che, non essendo un bando, la Fondazione non è vincolata all’affidamento dell’incarico per cui, in assenza di candidature convincenti, potrebbe rivolgersi ad altri.

Ebbene, qualcosa non torna. Certo, l’articolo 8 dello Statuto dice in premessa che il Cda «è investito dei più ampi poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria e ha quindi la facoltà di compiere tutti gli atti che ritiene opportuni per il raggiungimento degli scopi sociali» ma poi questi poteri li disciplina, li regola e limita per cui il CdA «nomina il direttore amministrativo e il direttore artistico o la direzione artistica», discute e approva i programmi di gestione, il bilancio di previsione e il conto consuntivo, vota le modifiche statutarie, delibera l’acquisto dei beni immobili, avalla le collaborazioni con altri organismi culturali e bada al regolamento interno (deleghe speciali comprese) ma non influenza le scelte di programmazione e produzione in modo né diretto né indiretto – tocca al Direttore, alla Direttrice o alla Direzione la responsabilità della progettazione delle attività, in autonomia – né ha compiti di coordinamento della Direzione stessa. L’avviso afferma il contrario. Conseguenze? Almeno due. Si sbilancia fino quasi al ribaltamento il rapporto consueto tra Direzione e Consiglio di Amministrazione e, detto che un CdA ha un ruolo di controllo delle scelte d’un direttore o una direttrice, nel caso della Fondazione Sipario Toscana a questo punto chi controllerebbe il controllore, al quale l’Avviso dà il potere di dettare la visione del teatro e di agire direttamente su chi dovrebbe metterla in pratica in termini artistici?

Cascina sembra un piccolo posto lontano e quel che sta avvenendo lì sul piano teatrale pare di terzo o quarto rilievo. Cosa vuoi che importi del modo in cui viene gestito un Centro di Produzione quando abbiamo un governo che sta riscrivendo secondo le leggi del profitto e commercio le ragioni e i criteri per cui esiste il finanziamento pubblico del settore in Italia? Cosa vuoi che importi quando la gran parte delle opere cui si dà vita nasce e muore in una settimana, gli scambi tra datori di spazio o direttori dediti all’autoproduzione garantita per decreto soffoca la già rara possibilità d’esistenza e tenuta degli spettacoli, quando – ritaciuto il dolore, passata la pandemia – si è di nuovo sopito il dibattito sui diritti e le condizioni di lavoro e di paga di registe e danzatori, drammaturghi ed attrici, tecnici e operatrici? Che qui si lotta senza dirlo per venti euro in più rispetto alla minima, ci sono Nazionali o Teatri delle Città in cui vai in scena con un 70/30 da sala minuscola e la diaria non basta a mettere insieme un tetto decente col pranzo o la cena. Eppure dell’avviso con cui Fondazione Sipario Toscana sta scegliendo la prossima direzione dovrebbe importarci, non foss’altro perché ricorda in forma locale ciò che sta avvenendo spesso col teatro in Italia. Istituzioni che nominano rappresentanti inadeguati o insipienti nel merito rispetto al ruolo che devono svolgere, siano i membri di una Commissione del Ministero o i consiglieri di un CdA; norme che alla luce del sole dicono come si riduce nei fatti la libertà creativa, che avvenga cancellando il rischio culturale dagli obiettivi del finanziamento statale o pensando che a coordinare le direttrici e i direttori artistici debbano essere i nominati da un sindaco, un partito o, se si vuole, dalla politica, e che dire della spinta verso il consenso in forma di vendibilità? La congruità gestionale che pesa il valore d’uno spettacolo contando quanto gli spettatori hanno sganciato a botteghino, in ossequio alla logica per cui i soldi vanno a chi i soldi li moltiplica con l’incasso, se rileggiamo il Decreto Ministeriale, ma anche la «ritrovata sintonia con il pubblico» avvertita in base ai sold-out ottenuti coi «grandi nomi», buoni anche per attrarre «l’attenzione degli stakeholder», come si legge nelle Relazioni di mandato della Fondazione Sipario Toscana, per cui si citano Ambra Angiolini, Max Gazzè, Chiara Francini, Neri Marcorè, Sabina Guzzanti e Giorgio Tirabassi, il concerto di Uto Ughi o la reunion «molto attesa» di Elio e le Storie Tese. Vale anche per la stagione di quest’anno, non a caso quasi del tutto basata su relazioni con produzioni private, date un occhio: Lodo Guenzi, Simone Cristicchi, Arianna Porcelli Safonov, Roberto Saviano e la divulgazione poetico-tv di Edoardo Prati, la fisica social di Vincenzo Schettini, il concerto degli Inti-Illimani, il balletto de Le mille e una notte, Vado a vivere con me… gran finale! di Jonathan Canini, il recital tratto da Lupin solo per fare qualche esempio. Certo, stanno tra le domeniche del teatro ragazzi, gli appuntamenti di Generare comunità, una decina di laboratori e quel pugno di date concesse a La morte o il pranzo della domenica di Balivo e Dammacco, Lo specchio della regina del Teatro La Ribalta o A Place of Safety di Kepler 452 – ed è qui che si riconosce non solo la direzione data da Cira Santoro ma il rispetto della funzione cui la Fondazione dice di assolvere – mentre che c’entrano con l’innovazione e il teatro per le nuove generazioni Cono o coppetta? con la regia di Paolo Ruffini o l’ospitalità del musical tratto da Sapore di mare? Eppure, oltre Cascina, mi chiedo: la situazione quanto è diversa? Quanto è diversa se badiamo al Circuito della nostra regione o scorriamo la proposta fatta da certi festival estivi?

Ecco, il tema era il modo in cui un avviso fa presagire una conduzione artistica in capo innanzitutto a un CdA. E abbiamo finito col dirci dell’arte ridotta a prodotto e della messa in discussione, da destra e sinistra, della funzione dei teatri pubblici o che dal denaro pubblico risultano ancora sostenuti.

Alessandro Toppi

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La risposta della Fondazione Sipario Toscana al nostro articolo

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Alessandro Toppi
Alessandro Toppi
Alessandro Toppi è critico e giornalista napoletano. Scrive prima per il Pickwick, di cui è fondatore e direttore fino al 2022. Dal 2014 è redattore per Hystrio, dal 2019 scrive per le pagine napoletane de la Repubblica e dal 2020 è direttore de La Falena, rivista semestrale di cultura e teatro promossa dal MET di Prato. Negli anni suoi interventi, prefazioni, postfazioni e approfondimenti sono comparsi in varie pubblicazioni. Del 2024 la curatela condivisa con Maria Procino del volume Tavola tavola chiodo chiodo… Il teatro di Eduardo nello spettacolo di Lino Musella edito dalla redazione napoletana de la Repubblica.

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