Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25
La semplicità con la quale possono svilupparsi delle dinamiche tossiche nelle relazioni è, tra gli altri, il nervo che si scopre nell’ascoltare il monologo Baby Reindeer/Piccola Renna, scritto da Richard Gadd a partire da un fatto biografico e poi da lui interpretato nel 2019 all’Edinburgh Fringe Festival. Nel suo adattamento andato in scena al Teatro Argot Studio, il regista Francesco Frangipane sceglie come protagonista Francesco Mandelli che proprio su questa semplicità, ingenua e inconsapevole, costruisce un personaggio puro, credibile nei venticinque anni del protagonista. Già in scena, mentre il pubblico prende posto, l’attore è seduto su uno sgabello mentre scrolla lo schermo del cellulare, e “inquadrato” nel parallelepipedo di Francesco Ghisu, uno spazio illuminato nelle sue linee e angoli con a lato due insegne, quella del bar a destra, e della polizia a sinistra. Dal primo incontro con Marta, fino al finale, assistiamo all’ineluttabilità degli eventi e a come questi vengono elaborati da Mandelli nei panni di Donny. Sneakers, jeans, camicia a quadri, spalle contratte, occhi vivaci ma tristi, una gestualità ridondante che, proprio come i ventenni, cerca di legittimare con il corpo i suoi racconti, con il giusto straniamento e spontanea inconsapevolezza di chi non si aspetterebbe mai di venire adescato da una stalker dopo averle offerto una tazza di tè. Seguiamo l’avvincente parabola dei fatti che, seppure nella complessità tematica di un monologo di un’ora e mezza, possiede dinamismo e sorpresa, fascino e inquietudine e dimostra quanto la denuncia di atti simili venga più volte svilita da organi che dovrebbero essere preposti alla sicurezza. Più della serie di Netflix, questo adattamento, sia dal punto di vista interpretativo che registico, fa emergere, anche attraverso le incursioni video delle testimonianze di amici e familiari, la crudele coincidenza che accade quando a incontrarsi sono due persone socialmente ferite, l’una abusata, l’altra abusante, che forse però hanno bisogno l’una dell’altro. (Lucia Medri)
Visto al Teatro Argot Studio: di Richard Gadd, con Francesco Mandelli, regia Francesco Frangipane, traduzione di Massimiliano Farau, scenografia Francesco Ghisu, disegno luci Giuseppe Filipponio, costumi Eleonora Di Marco, aiuto regia Antonio Nicita, Musiche originali dei BIRAMBO – Angelini/Rondanini/Lazzarotti con Tenshi e Andrea Pesce, la voce di Marta è di Barbara Ronchi, e con l’amichevole partecipazione di Luigi Diberti, Arcangelo Iannace, Michela Martini, Fabrizia Sacchi, Omar Sandrini e Silvia Siravo, una produzione Argot Produzioni, Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, Nidodiragno/CMC produzioni, foto Manuela Giusto










