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AMOROSI ASSASSINI. Una commedia che (non) fa ridere (di Valeria Perdonò)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Il 4 luglio 2006 Francesca Baleani è vittima di un tentato femminicidio, premeditato dall’ex marito Bruno Carletti. I fatti legati al drammatico evento, racchiusi insieme ad altri casi di cronaca nel libro Amorosi assassini. Storie di violenze sulle donne (Laterza), costituiscono il motore da cui prende avvio il progetto di Valeria Perdonò. L’autrice e regista si sofferma su due aspetti che differenziano nettamente la storia di Francesca dalle altre: innanzitutto l’esito della vicenda, perché la donna riesce fortuitamente a sopravvivere, e poi la provenienza sociale, colta e altolocata, dell’aggressore, direttore del Teatro comunale di Macerata. Grazie anche alla collaborazione del Centro Antiviolenza NON DA SOLA di Reggio Emilia, Amorosi assassini ha visto, negli anni, diverse rivisitazioni, frutto di aggiornamenti costanti. Ne nasce un’indagine accurata che tiene conto delle origini e delle ricadute culturali degli stereotipi femminili nella storia e nella società, amplificandone interrogativi e urgenze. Perdonò, anche interprete, infonde forte slancio performativo ai corpi e alle voci che attraversa: agli istanti drammatici vissuti da Baleani, alle poesie di Alda Merini e di Rosita Vicari, alle dissertazioni filosofiche di Esiodo, Simonide, Aristotele, alle canzoni, finanche alle vicissitudini e ai paradossi giudiziari. A condividere con l’attrice la scena dello Spazio Diamante è il musicista Giacomo Zorzi, con il quale Perdonò mette in scena un ironico duello tra i sessi, che ne illumina infine la bellezza della diversità. L’alternarsi tra il dentro e il fuori rispetto al centro propulsore del racconto principale ne ridefinisce, ogni volta, in maniera netta, i contorni di realtà. Ma sono i momenti nei quali la tessitura drammaturgica intreccia le corde del reale con una scrittura più originale e poetica quelli dove ci piacerebbe addentrarci maggiormente. Come il monologo della donna che non ha paura di esporsi, rispondendo al grido di aiuto che proviene dalla finestra in alto, dove la luce è sempre accesa, e dove la violenza si trasforma in gelo affettivo: «Erano le due di notte, a Milano. Era giugno, ma faceva un freddo assurdo». (Giusi De Santis)

Visto allo Spazio Diamante. Di e con: Valeria Perdonò; Tastiere & live electronics: Giacomo Zorzi; Art director: Federica Restani | in collaborazione con Asterlizze; Si ringrazia: ARS Creazione e Spettacolo.Nel 2014 e nel 2025, lo spettacolo è stato adottato da Unimore Modena e Reggio Emilia in collaborazione con ERT Emilia Romagna Teatro.

Cordelia, novembre 2025

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Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

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