Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Tre neon per la croce, l’altare è una teca d’arredo, l’ostia un panino, il sangue di Cristo vino in brick. La luce da navata è il taglio d’un faro, i paramenti viola-lutto compongono il “D10S” maradoniano, s’inizia con «Ho un sogno nel cuore» (Napoli resta campione). Il microfono per leggere, l’officiante che esce dalla porta laterale, sui gradoni i fogli col programma della recita. Mattia Lauro, Raimonda Maraviglia e Francesco Roccasecca confessano in foyer chi si presta, piazzano un lumino tra le dita di uno spettatore perché dica le prime parole da morto, sposano due del pubblico e usano la salmodia per il pop, mutano l’«in piedi-seduti» in uno scherzo (e una dinamica d’ubbidienza e controllo) e fanno del Ridotto una disco-chiesa a led. La platea ride, io penso invece al rapporto tra trucco e dolore che sta nel ghigno dei comici, sulla pelle degli attori, sotto il bianco dei clown. Genesio nel 303 d.C. da mimo di corte parodiò per Diocleziano un rito cattolico ma, acqua sulla fronte, ricevette la chiamata. Subì frusta, rottura delle costole, decapitazione, il corpo inumato a pezzi in via Tiburtina. Control+Alt+Canc si pone nella condizione del santo-protettore dei teatranti (la buffoneria d’una funzione) ma infine non c’è miracolo né fede e quanto alla vocazione, pare disperata, da stare in ginocchio e dire (A Dio? Al Teatro con la maiuscola? Al Ministero? Alla vita?) «ti prego, un segno che mi faccia resistere». Per cui d’accordo, il pubblico defluisce e dice d’aver goduto la caricatura laica dell’ecclesiastico o il rapporto per eccesso di forma tra spettacolo e messa mentr’io penso che Alessandro Paschitto ha scritto un testo amaro. Finora ha indagato (Omissis, Afànisi) il vuoto esterno (l’insistenza ad esistere tra macerie del presente, assenza di mezzi e persistenza del vecchio), ora dice un vuoto interno. Che pesa il bilancio tra investimenti e risultati, scelte e soddisfazioni, aspettative e fatica: insomma, tutta questa dedizione, e tutto quest’impegno, per cosa? Vita di San Genesio sarà stato anche un gioco per alcuni; a me è parso infine la condivisione dello sgomento, provato all’orlo d’un burrone. (Alessandro Toppi)
Visto al Ridotto del Mercadante: testo e regia Alessandro Paschitto, con Mattia Lauro, Raimonda Meraviglia e Francesco Roccasecca, scene Sara Palmieri, costumi Rosario Martone, musiche Renato Grieco, vocal coach Valentina De Giovanni, disegno luci Carmine Pierri, produzione Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, con il sostegno di Teatro del Carro/Residenza MigraMenti, Carrozzerie n.o.t.-residenza produttiva, Toscana Terra Accogliente 2024-Residenze Kanterstrasse, Pilar Ternera, Officine Papage, Teatrino dei Fondi











