Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

A luce piena, sfruttando il dentro e il fuori scena, inizia La lezione di Falstaff, testo di Matilde D’Accardi liberamente ispirato all’Enrico IV di Shakespeare, che Tommaso Capodanno dirige al Teatro Torlonia. Attori e attrici (buon cast di giovani) sono già visibili, così come al centro del palco lampeggia lo splendore di una corona, sulla testa di Enrico IV, un re illegittimo in giacca e cravatta (Federico Gariglio), tronfio del proprio potere e presto assediato da chi rivendica per sé il regno (Eleonora Lausdei, che interpreta poi molti personaggi). Il giovane erede, Hal (Andrea Basile), che porta la locandina de Il Padrino sulla maglia e un cappello con scritto Make Artists Great Again (facendo il verso al MAGA trumpiano), compie una formazione politica del tutto originale: sfugge ai doveri principeschi, compie furti e scorrerie e frequenta le strade notturne dove avrà come maestro di vita il fuorilegge e capobanda (ne fanno parte due parvenu: Peto, ancora Gariglio, e Bardolph, Federica Quartana) bugiardo e corrotto, ma sapiente, Falstaff (Giulia Sucapane), attraverso il quale cercare la natura del re che sarà, infrangendo la legge per recuperarne il senso morale. È questo il percorso che, per mezzo della riscrittura classica, D’Accardi e Capodanno propongono per leggere il tempo presente: affrontare la crescita di responsabilità della nuova generazione, in rapporto alle precedenti; perché, se le generazioni dell’ultimo Novecento avevano ancora un definito confronto con chi deteneva il potere costituito, la fluidità caratteristica del nuovo millennio ha modificato anche la relazione con la generazione di padri nuovi, con cui cercare un accordo e co-gestire un mondo in allarme per una trasformazione, soprattutto tecnologica, fuori formato. Hal impara da Falstaff valori di disobbedienza civile forse amorali, forse screditanti, eppure veri, del tutto umani, da cui emerge una fiducia in giovani radicali che trovano vie nuove per combattere il suprematismo patriarcale, attraverso una passione autentica e dissacrante per l’arte e l’istinto come veicoli politici contemporanei. (Simone Nebbia)
Visto al Teatro Torlonia. Crediti: di Matilde D’Accardi; regia di Tommaso Capodanno; con Andrea Basile, Federico Gariglio, Eleonora Lausdei, Federica Quartana, Giulia Sucapane; scene di Alessandra Solimene











