HomeCordelia - le RecensioniHEALING TOGETHER (di Daniele Ninarello)

HEALING TOGETHER (di Daniele Ninarello)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Foto Andrea Macchia

L’inizio è diesel. Ci mettono una vita a prendere spazio: quattro performer (Vera Borghini, Loredana Canditone, Silvia Brazzale, Raffaele Tori) ignobilmente vestit* (mezzi pigiama, tutti incolori, e pure una stanca mutanda di certo punitiva: forse allusione alle mise casalinghe dei tempi di reclusione dai quali ancóra il lavoro proviene), danno vita a una progressiva esposizione di «ferite», «fragilità» e «proteste silenziose». Il solito programma di lagnanza e autocompatimento post-lockdown, sembrerebbe. E per un po’ ci casco: la ragazza annoiata a me accanto intanto guarda con suo comodo un paio di mail. Il silenzio della ex-chiesa di San Mattia a Bologna, dove Daniele Ninarello ha presentato Healing Together nel programma di Gender Bender (di cui è artista associato), molto lentamente guadagna suoni e rumori che sono del mondo e poi nel ritmo (elaborati da Saverio Lanza). Bene. Le distanze lentamente si accorciano, il gruppo gradualmente si aggruma, con ostentata calma si sposta in larghezza, in profondità, e per inclinazione sulla diagonale, sempre nella pacatezza di una gestica privata, intima, svaporata: «si offrono alla comunità», decreta il programma, in cerca di cura. Bene. È però tutta una retorica ormai lontana: quel tempo di reclusione e sospensione, che qui si lamenta, tra gli orrori genocidari di oggi rischia di diventare, per paradosso, edenico, perché capace almeno di sospensione, di immobilità. Bene. A una certa, due tecnici di palco con fare indifferente alzano le luci e invadono la scena per incominciare lo smontaggio di quel poco allestito, e perentori smantellano, riavvolgendolo, il tappeto danza. Qui finalmente cozzano due differenti temporalità che fanno presagire una risoluzione meno consolatoria e pacificata. La danza prosegue nonostante il circostante venga dismesso. I corpi allora letteralmente esplodono in tutto lo spazio, tra il pubblico e quasi in strada tra i bus serali che transitano e i passanti sorpresi. Occupano nuovamente il mondo, restano e si riaffermano là dove lo si sta disfando. È un’ilare rivoluzione. Molto bene: è una virata imprevista, giubilante nel tempo della fine, è la vita che si afferma gioiosa oltre i limiti di ogni metafisica della fine, della catastrofe, del trauma. (Stefano Tomassini)
Visto nell’ex-chiesa di San Mattia, Gender Bender. Coreografia: Daniele Ninarello Performers: Vera Borghini, Loredana Canditone, Silvia Brazzale, Raffaele Tori Assistente alla creazione: Elena Giannotti Consulenza drammaturgica: Gaia Clotilde Chernetich Elaborazioni sonore: Saverio Lanza Disegno luci: Marco Santambrogio Styling: Ettore Lombardi

Cordelia, novembre 2025

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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