Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Archivio Zeta ci guida alla scoperta dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, ex complesso monastico edificato a partire dal IV secolo d.C. e affrescato da alcuni dei più grandi artisti del Cinque e Seicento. Per arrivare nel grande refettorio, o Gran Teatro Anatomico, bisogna fare un percorso a tappe all’interno dell’edificio monumentale e attraversare le collezioni che vi sono conservate: dai libri di medicina nella meravigliosa biblioteca finemente affrescata, all’archivio fotografico moderno. In questo percorso siamo guidati da personaggi che ci portano indietro nel tempo a tre momenti della storia legati tra loro dal filo conduttore dell’anatomia. Ispirati dal testo Vagabondi di Olga Tokarczuk, i protagonisti sono l’anatomista olandese Philip Verheyen che nel 1689 era ossessionato dal dolore dell’arto fantasma ante litteram, Josephine figlia di Angelo Soliman il cui corpo nel 1796 venne razzializzato ed esposto nella Wunderkammer di Francesco II d’Asburgo e mai restituito alla famiglia, e Ludwika Chopin, sorella del compositore polacco, morto a Parigi nel 1849, il cui cuore fu trafugato e riportato in patria separato dal corpo. La messa in scena è ricca di pathos e si avvale di espedienti puramente teatrali come gli oggetti di scena: il cuore di Chopin in stoffa e frange, le tavole anatomiche in formato gigante, gli abiti d’epoca dall’incredibile potere scenico che mettono in risalto le parti anatomiche. A cavallo dei secoli un personaggio ispirato al leopardiano Frederik Ruysch ci guida rivolgendosi sempre direttamente a noi. Un richiamo alla contemporaneità troviamo nel monologo finale di Josephine Soliman (Ermelinda Nasuto) che, spogliata dell’abito di scena, ci parla di diritto alla sepoltura, di razzismo, di prevaricazione del potere, di invalicabilità dei confini, geografici e semantici. Il lavoro della compagnia si conferma uno studio sulla messa in scena in luoghi non teatrali in quanto tali ma che possono accogliere esperimenti di narrazione e spettacolarità. (Silvia Maiuri)
Visto all’Istituto ortopedico Rizzoli, drammaturgia e regia Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni, linfa liberamente tratta dalle storie di Olga Tokarczuk, con Gianluca Guidotti, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti, Ermelinda Nasuto, Enrica Sangiovanni, consulenza musicale Patrizio Barontini, costumi Emanuela Dall’Aglio, assistenti costumi Ilaria Strozzi, Anna Gaiti, tecnica Elio Guidotti, grafiche stampe anatomiche Andrea Sangiovanni, cura delle relazioni Emanuela Rea, foto di scena Franco Guardascione, produzione archiviozeta 2025











