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GOODBYE, LINDITA (di Mario Banushi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

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«La casa è dove fa male. Ed è il luogo in cui impari a guarire» ha scritto Dimitris Papanikolaou nel programma di sala di Goodbye, Lindita, parte della trilogia dedicata da Mario Banushi alla famiglia, ora presentato nell’ambito del festival FOG – Le disuguaglianze dei corpi. Da tale ferita domestica, il giovane regista greco-albanese mette in scena un teatro che lascia che il lutto precipiti sui corpi, li attraversi, e poi scivoli oltre, come una corrente che non concede appartenenza, né appropriazione, ma solo detriti di ricordo. Partendo da un personale lutto, Banushi decide di affidare la sua arte a una grammatica che riconsegna al silenzio un ruolo generativo. È nel silenzio che una madre e un padre consumano la perdita della figlia, è nel silenzio che rimangono quando le lacrime svuotano gli sguardi alla ricerca di chi non c’è più. È nel silenzio che, sostenuti da presenze femminili, ne ripongono le vesti o ne detergono le membra, alla ricerca di un contatto fisico che li riappropri di una più intima dimensione del dolore. Di questi gesti liturgici, impressiona la maturità dei riferimenti visivi, che vanno dalla pittura nervosa e psichedelica di Bosch alla composizione cromatica e coreografica di Bill Viola, dalla scenografia caravaggesca alla fissità posturale di un Piero della Francesca. In questo spettacolo di rara intensità, corpi e immagini vibrano nello scandagliare le derive dell’assenza, in un appartamento “agente” che diviene tableau vivant quando investito dalla luce extradiegetica e soglia dell’altrove quando un corpo decide di oltrepassarne i confini, tra le tende mosse dal vento. Questi stessi richiami verso l’esterno sono continui – tra rumori di spari o sonorità chimeriche di origine balcanica – perché il dolore, chiuso tra quelle pareti di casa, non è più in grado di contenerne le derive e cerca dunque di evadere attraverso l’inconscio, l’onirico, premendo sui muri, si contrae e chiede di esondare, di ricongiungersi alla platea e raccogliersi nuovamente sulla scena con l’addio del regista alla sua Lindita. Goodbye Lindita. Un saluto sincero che è anche il fantasma di un ricordo, la presenza di un non-ritorno, il rincorrersi per sempre di un sogno. (Andrea Gardenghi)

Visto alla Triennale di Milano. Crediti: Concetto originale e regia: Mario Banushi Con: Mario Banushi, Babis Galiatsatos / Akillas Karazisis, Heleni Habia Nzanga, Alexandra Hasani / Amalia Kosma, Erifyli Kitzoglou, Katerina Kristo / Dafni Drakopoulou, Eftychia Stefanou, Chryssi Vidalaki Composizione musicale e sound design: Emmanuel Rovithis Scenografia e costumi: Sotiris Melanos Disegno luci: Tasos Palaioroutas Dramaturg associata: Sofia Eftychiadou Dramaturgia – Teatro Nazionale della Grecia: Aspasia-Maria Alexiou Assistenti alla regia: Afroditi Kapokaki, Theodora Patiti Fotografia: Theofilos Tsimas Video: Nikos Pastras Coordinatore tecnico: Giannis Kougias Lighting designer in tournée: Marietta Pavlaki & Ioanna Athanasiou Ingegneria del suono e progettazione spazializzazione audio: Dimos Livitsanos Direzione di scena: Efi Christodoulopoulou Responsabile attrezzeria: Michail Adamis Produttore esecutivo: TooFarEast Relazioni internazionali & gestione tournée: Nikos Mavrakis – TooFarEast Direzione di produzione & line production: Aristidis Kreatsoulas – TooFarEast Goodbye

Cordelia, novembre 2025

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Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi, nata in Veneto nel 1999, è laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali. Prosegue i suoi studi a Milano specializzandosi al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali dell’Accademia di Brera. Dopo aver seguito nel 2020 il corso di giornalismo culturale tenuto dalla Giulio Perrone Editore, inizia il suo percorso nella critica teatrale. Collabora con la rivista online Teatro e Critica da gennaio 2021.

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