Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

A Gender Bender si corre stando fermi. È presentata infatti come una «corsa sul posto», Fuga BWV 565, il nuovo progetto coreografico di Gaetano Palermo e Michele Petrosino. Ma in questo intervento fuori misura sul tempo che scorre bloccato, è lo spazio circostante che anche esplode di segni, di linee, di complessità. E dissonanza. Sono gli estremi così della meraviglia. Mentre il performer Petrosino, in un sobrio e corvino outfit da palestra, scorre a passo convinto su un tapis rulant frontale al pubblico, tutto intorno l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna (mezzi busti, statue monche, dipinti appesi, corpi anatomici e repliche illustri) in nessun caso è declassato a mero décor. Gaetano Palermo è una volpe, e per far dispetto a tutti i luoghi comuni più abusati, sceglie proprio la notissima fuga bachiana in re minore (stuprata a cuor leggero fin da Fantasia e dal Fantasma dell’Opera). E la fa sentire quasi in pace, solo tra alcuni trilli booster della macchina in avvio: forse Bach è ciò che ascolta negli auricolari anche il mesto maratoneta, forse invece avrà una playlist tutta sua per reggere il tempo del suo allenamento, o forse invece sono solo un accessorio utile per comporre questa figura «in fuga da sé e dalle proprie contingenze, in cerca di un benessere sempre lontano e inafferrabile». Poco importa. Ma intanto, nel suono circostante (consegnato in una fantasmagorica quadrifonia, e disegnato da Filippo Lilli), la fuga per noi si sposta e si mischia e si alterna a un soundscape ambientale, nonché al Purcell del King Arthur (così Mario, melomane di lungo corso, sùbito mi chiarisce), eventi che moltiplicano i contesti e le situazioni. Sono solo venti minuti, ma che ci investono però di molte questioni: sul senso dell’azione, e il riconoscimento della realtà. La fuga è qui una chiave concettuale, quasi un mito primitivo, non certo per mettere ordine al caos del mondo; non è un allenamento anestetico alle ugge del presente. È invece, in questo universo di opposti perfettamente espansi, l’emersione dell’irragionevole, del paradosso, del finito infinito: l’iperbole di un palazzo delle meraviglie infestato di fantasmi della ragione, e che appare e dispare a comando per dire del mondo tutta la necessità della sua dismisura. (Stefano Tomassini)
Visto nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, Gender Bender. Coreografia e drammaturgia: Gaetano Palermo, Michele Petrosino Performer: Michele Petrosino Sound design: Filippo Lilli Produzione: KLm Con il supporto di: Santarcangelo Festival, Kilowatt Festival, Circuito CLAPS,Teatro Akropolis – nell’ambito di Resi-Dance 2024/Network Anticorpi XL; Playtime/Spaziomensa/369 Gradi; I Fumi della Fornace-Rassegna Incolta/Congerie. Progetto finalista di: DNAppunti Coreografici 2024











