HomeArticoli“esterno, dio /draussen, gott” di Filippo Michelangelo Ceredi. La verità fa male...

“esterno, dio /draussen, gott” di Filippo Michelangelo Ceredi. La verità fa male quando non è condivisa

Al festival Teatro Bastardo il nuovo spettacolo di Filippo Michelangelo Ceredi, esterno, dio/draussen, gott . Recensione

Foto Studio 505,

La decima edizione di Teatro Bastardo, svoltasi a Palermo tra le mura del Teatro Garibaldi appena riaperto, ha come tema l’ascolto, in un’ottica che potremmo dire intimistica: ci invita ad avvicinare l’orecchio alla scena, distanziando il pensiero dal tempo contemporaneo, così rumoroso e precario, ritornandovi poi più consapevoli. Il silenzio in cui ci poniamo è lo stesso che useremmo per ascoltare dentro di noi.

Una cura minuziosa è riservata agli spettacoli scelti per costruire il programma del festival. Alcuni di questi, come quello di cui andiamo a parlare, sono accompagnati dall’incontro degli artisti con il pubblico. In particolare esterno, dio/draussen, gott di Filippo Michelangelo Ceredi, ci dà la possibilità di conoscere non solo l’autore che lo mette in scena, insieme a Giovanni Onorato, ma anche Fiorella Rodella, una donna che rappresenta il cuore di quest’opera e che sceglie di partecipare a Teatro Bastardo con grande disponibilità.

Foto Studio 505,

Si tratta di un esperimento artistico: è il tentativo di mettere in scena la memoria del dolore dei dissidenti politici che dal 1943 al 1945 dal nord Italia sono stati deportati come triangoli rossi (simbolo dei prigionieri politici) nei campi di concentramento di Auschwitz, Mauthausen, Dachau, Buchenwald. La loro storia è oggi tramandata attraverso il recupero di trentatré audiocassette registrate nel 1995 da Fiorella Rodella, all’epoca laureanda in psicologia che sceglie di stilare una tesi sulle conseguenze del trauma da deportazione. Cinquanta anni dopo il loro rientro Rodella si reca presso questi uomini e queste donne a chiedere di affidarle i propri ricordi più dolorosi e così condividere con lei una parte di quel dolore. Sfondando con molta dedizione e un po’ di ingenuità giovanile (all’epoca Rodella ha 25 anni e, come racconta lei stessa, non conosce le implicazioni emotive di questi incontri) un muro invisibile tenuto in piedi dagli stessi ex partigiani per mezzo secolo.

Foto Studio 505,

Le loro storie sono state nascoste ai figli e alle figlie, i dettagli della prigionia dimenticati per molto tempo, l’anomalia stessa della loro deportazione messa da parte come un danno collaterale di essere vissuti in quel tempo. Sono persone profondamente segnate dalla vicenda, e che hanno riportato sindromi depressive importanti. Ma sono sopravvissuti e questo è tutto. O meglio è stato tutto per molti anni finché qualcuno ha scelto di dar loro voce avvicinandoli non solo a noi, ma alle loro famiglie e, in particolare, ai loro nipoti, oggi ereditari della storia e, spesso, impegnati nella divulgazione. «Ai figli hanno raccontato poco, sono i nipoti oggi a raccogliere la staffetta, c’è stato bisogno di saltare una generazione. È stata una forma di difesa e pudore, un modo per proteggersi e proteggerli» ci spiega F. Rodella durante l’incontro.

Foto Studio 505,

Di questa storia dimenticata F. M. Ceredi fa un’opera complessa caratterizzata dalla commistione tra arte visiva, installazione sonora e performance fisica. Sul palcoscenico un grande schermo proietta la pagina di montaggio del programma Premiere su cui vediamo scorrere il cursore mentre seguiamo le voci di questi uomini e donne in conversazione con Rodella immaginando le espressioni sui loro volti, accomodati nei tinelli di case modeste del nord Italia, apparecchiati per l’accoglienza di questa giovane donna che li vuole finalmente ascoltare. La capacità di immaginazione è un requisito fondamentale dell’esperienza che ci offre questo spettacolo. Ma l’audio è talmente evocativo e messo in risalto dalla cornice teatrale che vi è stata costruita intorno, che sarebbe impossibile evitare di entrare in empatia. Spesso intervallate da brani musicali dei primi anni ’90, poiché registrate su audiocassette già utilizzate in precedenza, le voci ci guidano in un percorso di presa di coscienza. L’effetto è assimilabile a quello di un documentario fatto solo di voci dalla “grana” vintage, di risate sgraziate e dei lunghi silenzi di una conversazione impossibile, di suoni originali realizzati da Andrea Trona che arricchiscono e delineano il contesto, e del disegno luci di Isadora Giuntini che mette in evidenza gli elementi architettonici più interessanti dello spazio in cui ci troviamo.

Foto Studio 505,

L’intervento degli interpreti è di stampo minimalista: Giovanni Onorato si avvicina al microfono per leggere le lettere che F. M. Ceredi gli ha scritto durante la ricerca, perlopiù impressioni sulla vicenda a cui si avvicinava e considerazioni sulla situazione contemporanea in Palestina, sulla ciclicità della storia. A turno i due si siedono a un piccolo scrittoio gestendo in diretta lo scorrere dello spettacolo dallo schermo del pc e accompagnando la narrazione con indicazioni di contesto. Sulla pagina di un programma di scrittura viene raccontato il periodo storico, vengono scritti i nomi della persona intervistata di volta in volta, e il lato dell’audiocassetta che stiamo ascoltando (A, B). Questo meccanismo serve a dividere in tre tempi la storia che ci viene raccontata: quello della deportazione, negli anni ’40 del Novecento, quello degli incontri, nel 1995 e il presente. L’oggi è una parte fondamentale del racconto: cosa sta accadendo oggi e perché è ancora importante parlare di un dolore che ha radici nell’odio?

Foto Teo Stanzani

A destra del palcoscenico c’è un palchetto su cui è poggiato un libro, Introduzione alla vita non fascista di Michel Foucalt, davanti al quale sta una ciotola piena di melograni che spiccano per il colore rosso intenso. In scena nel climax dello spettacolo la performance si fa più evidente, abbandonando per qualche minuto quell’atteggiamento minimale che si era scelto: un melograno spaccato a metà perde il suo succo su un lenzuolo bianco, e i chicchi rossi vengono distribuiti ognuno su un foglio bianco che riporta solo il nome dell’uomo o della donna che abbiamo sentito parlare. È la restituzione di un’immagine, l’unica, ed è anche l’unico momento di distensione dal puro ascolto. È il modo in cui Ceredi e Onorato con la loro presenza fisica che è stata, fino a questo momento, in disparte, ci riportano al presente. Ora la condivisione con il pubblico di quel dolore di cui si sono fatti carico per molti mesi diventa necessaria. «La verità fa male quando scotta… Quando non è condivisa, la verità fa male» sono le parole di Celio Bottaro, (cassetta 11 _ lato B), forse le più significative. A sinistra del palcoscenico un altro palchetto, speculare a quello dei melograni, ospita un’anguria.

Silvia Maiuri

Visto  al Teatro Garibaldi di Palermo, ottobre 2025, Teatro Bastardo

date successive: 22 novembre Teatro Alice Zeppilli di Pieve di Cento, Stagione Agorà

esterno, dio /draussen, gott

di Filippo Michelangelo Ceredi IT/DE
drammaturgia FIlippo M. Ceredi e Giovanni Onorato
performer Filippo M. Ceredi e Giovanni Onorato
registrazioni audio d’archivio Fiorella Rodella
testi originali, scenografia e visual Filippo M. Ceredi
sound design Andrea Trona
luci Isadora Giuntini
sguardo esterno Noèmie Regnaut e Noemi Piva

Realizzato nell’ambito del progetto “Voci dalla storia” ideato da Liberty e sostenuto da Unione Reno Galliera, Città Metropolitana di Bologna, Comuni di Baricella, Granarolo dell’Emilia, Malalbergo e Minerbio, Parco della Memoria Casone del Partigiano “Alfonsino Saccenti”, con il contributo di Regione Emilia Romagna

con il contributo di ANED – Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti
con il supporto di ZONA K, AtelierSì, Fivizzano 27
produzione F*M^C_2025

Presentato a Teatro Bastardo con il supporto dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia – Roma e in collaborazione con il Goethe-Institut Palermo

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

La risposta della Fondazione Sipario Toscana al nostro articolo

L'8 dicembre 2025 abbiamo pubblicato un articolo di Alessandro Toppi, dal titolo Cosa sta accadendo a Cascina? La politica che punta sull’intrattenimento, che rifletteva...