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DAVID – COME QUANDO ERAVAMO FELICI (La Confraternita del Chianti)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

E se gli altri, per una volta nell’imprevisto di una notorietà mediatica inaccettabile, fossimo noi? C’è una storia terribile, ancor più terribile perché vi ricorre quella formula agghiacciante del “tratto da una storia vera”, nel nuovo spettacolo scritto e diretto da Marco Di Stefano, della compagnia La Confraternita del Chianti: David – Come quando eravamo felici, sulla scena romana dell’Altrove Teatro Studio. C’è prima di tutto un uomo, su una sedia al centro della scena con luci basse attorno, che presto darà vita al proprio racconto, tornerà a “quel giorno” che ha cambiato la propria vita e di molti altri, cercherà nella condivisione di comporre una testimonianza limpida e cruda di fatti e sensazioni, perché ognuno vi possa scovare il sintomo di una domanda inespressa: a chi accade ciò che nel mondo accade? L’uomo – Andrea Trovato rende limpide le emozioni di una normalità che diventa rapidamente il suo opposto – è un medico stimato, marito di un’avvocata, padre di una famiglia come tante: una bambina di 7 anni e un ragazzo di 13, allegro e partecipe della vita familiare. In che momento, si chiederà l’uomo, suo figlio diventa un pluriomicida stragista che farà fuori sette compagne di scuola e due professori? La struttura del racconto, la cui dramaturg è Chiara Boscaro, segue una cadenza numerata di cinque quadri: La Negazione rappresenta l’incredulità, la Rabbia emerge proprio dall’impossibilità di accogliere gli eventi, la Contrattazione contiene la presa di coscienza e la discesa a patti con ciò che ormai non può tornare indietro, la Depressione è conseguenza di un senso di vergogna totale, perenne, infine l’Accettazione è una conclusione possibile per una sopravvivenza ormai segnata, l’unica possibile per chi sarà sempre “familiare di uno stragista”. Lancinante è il racconto, grande il merito di condurre non solo nella storia ma nelle riflessioni a essa connesse, perché la domanda con cui si esce fa male, ma non si estingue: chi sono gli altri? A me, potrebbe capitare? (Simone Nebbia)

Visto all’Altrove Teatro Studio. Crediti: Di Marco Di Stefano; Dramaturg Chiara Boscaro; Regia Marco Di Stefano; Con Andrea Trovato e la voce di Miro Baldini; Disegno luci e ambiente sonoro Marcello Seregni; Assistente alla regia Alberto Corba; Un progetto di La Confraternita del Chianti; In collaborazione con Karakorum Impresa Sociale SRL; Una produzione Associazione Interdisciplinare delle Arti

Cordelia, novembre 2025

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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