Recensione. Seconda classe è il nuovo spettacolo di Controcanto Collettivo, visto al teatro Spazio Diamante di Roma e ora in tournée. All’Elfo di Milano fino al 22 novembre, poi in tournée tra Umbria, Toscana (Firenze), Piemonte.

In Italia secondo le stime ci sono una settantina di miliardari che posseggono una ricchezza totale superiore ai 270 miliardi di euro, nel mondo sono circa tremila e secondo Forbes gestiscono 13,7 trilioni di dollari. È di qualche settimana fa la notizia del “pacchetto retributivo” che il consiglio di amministrazione di Tesla ha pensato per Elon Musk: 1000 miliardi di dollari, qualcosa che non ha più a che fare con la comprensione umana, con i numeri che siamo in grado di processare paragonandoli alle nostre vite: circa un quinto della spesa sanitaria americana e più di 5 volte di quella italiana per il 2024 (185 miliardi di euro tra pubblico e privato).
Ma il problema sono i ricchi e la distanza lunare che c’è tra le classi oppure l’incapacità di immaginare un mondo senza quelle differenze?

Nel nuovo spettacolo di Controcanto Collettivo, Seconda classe, si va al nocciolo della questione (come d’altronde accadeva nei precedenti lavori sempre ispirati alla realtà), ma senza nessuna pretesa di soluzione ovviamente. Anche perché la compagnia romana (o più precisamente dei Castelli) utilizza tutto il proprio bagaglio scenico, anche comico, per arpionare l’attenzione delle spettatrici e degli spettatori e portarla sul campo della riflessione aperta; ci riesce grazie a una drammaturgia che è un fitto reticolato di dialoghi rubati alla vita.

In scena uno spazio vuoto accoglie solo dei poligoni tridimensionali che uniti insieme diventano sedute e tavoli, saranno gli stessi attori e attrici a spostarli; qui conosciamo dapprima i sei personaggi della classe ‘subalterna’: è una classica cena di famiglia tra cugine e cugini, c’è chi fa l’imprenditore nel campo dell’idraulica, chi l’estetista, uno di loro lavora nella comunicazione e il suo apporto a quanto pare è stato determinante per la vittoria del nuovo sindaco di Castel Gandolfo. Vale la pena spendere una sottolineatura: Controcanto Collettivo – che come al solito ha scritto collettivamente il testo per poi affidare la regia a Clara Sancricca – si prende la responsabilità di nominare i luoghi e la geografia del racconto è quella dei Castelli Romani, compreso il borgo lacustre di origine medievale; non solo un fatto in controtendenza rispetto alla gran parte della drammaturgia italiana contemporanea che per converso tende ad ambientare le vicende in luoghi generici, latitudini inventate, ecc., ma è anche una responsabilità politica quella della compagnia di circoscrivere lo sguardo su un territorio senza la paura che la riflessione generata non sia universale. I sei che si trovano a cena sin dall’inizio parlano di figli che sono primi della classe e di lavori con cui “svoltare”, insomma sono uomini e donne in cui il pubblico può riconoscersi. Difatti uno di loro, Valerio, ha l’opportunità di curare la comunicazione di un grande progetto: la ristrutturazione di un’antica villa sul lago, di proprietà di una vecchia contessa, che diventerà una casa vacanze extra lusso. La notizia arriverà lentamente ma poi monopolizzerà le discussioni: come ci si veste per una cena di lavoro che potrebbe decidere le sorti di questa ricca collaborazione? Cosa si ordina a tavola insieme ai ricchi? Quando si parla? Da una parte la cena di famiglia di una classe media come tante – parlata romana e fatiche quotidiane da affrontare -, dall’altra la tavolata con la nipote della contessa, il grande imprenditore, il capo progetto, il sindaco di Castel Gandolfo, la politica di alta fascia che ha vinto le Europee. Il passaggio tra i due mondi è suggestivo e intelligente dal punto di vista teatrale, frutto di una scelta limpida e semplicissima, che non ha bisogno di cambi di scena o altro: le luci si abbassano leggermente e alla battuta successiva capiamo subito di essere nel bistrot della seconda cena – che poi cena non sarà in quanto verrà degustata solo focaccia con olio pregiatissimo («menomale che hai magnato prima» diranno i cugini a Valerio); il cambio è tutto nella recitazione e nelle parole. Gli infiniti tronchi, l’accento ‘sgraziato’, i modi di dire lasciano il posto a una parlata pulita che però è una maschera, è una rappresentazione, tanto che all’inizio risulta insopportabile, quasi finta ma appunto è la maschera della convenzione sociale, della parvenza di un gruppo di persone che si sono ritrovate per discutere di un progetto che in sostanza sottrarrà un pezzo di spiaggia pubblica al territorio. Perché il grande resort (che così non potrà essere chiamato perché ormai è parola troppo cheap) sarà super esclusivo e dovrà beneficiare di una zona cuscinetto in prossimità delle spiagge libere, per non subire il caos dei cafoni. Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca, come sempre sono efficaci nei tempi, negli atteggiamenti, nella fluidità naturalissima del dialogo. Va specificato che lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria, dovrà vedersela con un secondo cast di attori che in alcune tappe sostituirà parte del gruppo.

E se fosse tutto qui dal punto di vista tematico derubricheremmo la drammaturgia di Controcanto in un tentativo – pur nobile – di portare a teatro la questione delle diseguaglianze e della lotta di classe, ma con il rischio di darne una rappresentazione un po’ manichea. E invece, le luci tornano al livello iniziale e di fronte a noi abbiamo nuovamente i cugini e le cugine, i fratelli e le sorelle della prima parte. Si capisce che Valerio ha perso il lavoro perché ha fortemente criticato il progetto e la chiusura della spiaggetta alla quale sono legati i ricordi della famiglia. E si aspetterebbe dagli altri la stessa indignazione, l’essere umano però è un animale più complesso (forse quando non ha gli strumenti culturali e politici cade più facilmente preda della società capitalistica?) e dunque in gran parte dei famigliari ad emergere è un sentimento mimetico nei confronti degli atteggiamenti esclusivisti di chi vorrebbe isolarsi dagli altri usando il costo dei servizi come strumento di quell’esclusività. Alla cena per il progetto qualcuno aveva affermato che i ricchi «non pagano per la qualità ma per essere certi che saranno tra i pochi a poterne godere». Il primo a dar loro ragione è l’imprenditore idraulico, che altro non sogna se non di far parte di quel circolo e promette che tra qualche anno ci riuscirà. Fortunatamente Valerio non è l’unico a farne una questione di classi sociali, però c’è davvero da chiedersi quanto siano colpevoli coloro che anelano ad essere migliori degli altri. Ché non è solo una questione di soldi: lo spettacolo sul finale mette l’accento sull’istinto umano che ci porta a voler primeggiare. Avere il figlio con i voti migliori presuppone che qualcun altro vada peggio, essere gli unici ad avere la piscina nel circondario vuol dire che altri non non potranno usufruirne allo stesso modo, ecc. Quanto contano le spinte sociali che subiamo quotidianamente? Non può non tornare in mente – nei cinquant’anni dalla morte – la riflessione preveggente di Pier Paolo Pasolini sull’omologazione nella nuova società dei consumi, la chiamava edonismo neo-laico questa «opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza», per il poeta di Casarsa si trattava di una «nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo» (Scritti corsari, Garzanti 1977). E però non bastano più le parole di Pasolini oggi, che probabilmente in questi decenni hanno fatto breccia su pochi (un’altra élite per l’appunto), a guardare il nostro presente e i regimi politici che venerano i valori individuali e il privato, verrebbe da dire che non c’è soluzione per l’egoismo, che una società dove conta il bene comune è un’utopia, ma la risposta non può essere nell’istinto, la presa di coscienza deve essere attività quotidiana e collettiva proprio come antidoto all’individualismo.
Andrea Pocosgnich
Visto allo Spazio Diamante, novembre 2025
Prossime date in calendario tournée
Teatro Elfo Puccini – Milano Da Mar 18 Nov a Sab 22 Nov 2025
Spazio Yak – Varese Sab 29 Nov 2025
Teatro Annibale – Messina Da Ven 5 Dic a Sab 6 Dic 2025
Teatro Perracchio – Ragusa Dom 7 Dic 2025
Teatro F.P. Neglia – Enna Lun 8 Dic 2025
Cine Teatro Comunale Beniamino Joppolo – Patti (ME) Mar 9 Dic 2025
Teatro Concordia – Marsciano Ven 16 Gen 2026 – 20:45
Teatro Mengoni – Magione Sab 31 Gen 2026 – 21:00
Teatro Nuovo Treviglio – Treviglio Sab 7 Feb 2026
Teatro Don Bosco – Gualdo Tadino Ven 6 Mar 2026 – 20:45
Teatro Comunale Giuseppe Manini – Narni Mar 24 Mar 2026 – 21:00
Teatro Comunale Giuseppe Manini – Narni Mer 25 Mar 2026 – 15:00
Teatro della Filarmonica – Corciano Gio 26 Mar 2026 – 21:00
Teatro Subasio – Spello Ven 27 Mar 2026
Teatro Cantiere Florida – Firenze Sab 28 Mar 2026
Teatro Caos – Chianciano Terme Dom 29 Mar 2026
Teatro Alfieri – Asti Mer 8 Apr 2026
Teatro Concordia – Venaria Gio 9 Apr 2026
Teatro Medici del Vascello – Fiano Ven 10 Apr 2026
Teatro Toselli – Cuneo Lun 13 Apr 2026
Teatro Pietro Maria Cantoregi – Carignano Mar 14 Apr 2026
Teatro Marenco – Ceva Mer 15 Apr 2026
Cinema Teatro Magda Olivero – Saluzzo Gio 16 Apr 2026
Teatro Cinema Baretti – Mondovì Ven 17 Apr 2026
Seconda Classe
drammaturgia originale Controcanto Collettivo
idea e regia Clara Sancricca
con Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca
assistente alla regia Elena Contrino
scenografia Michelle Paoli
disegno luci Martin Emanuel Palma
costumi Moris Verdiani
produzione Teatro Stabile dell’Umbria











