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ATTO DI DOLORE (di Riccardo Lanzarone)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Foto Kevin Fabbri

Quanta fisicità in questo spettacolo che per l’autore ha il valore di un rito: vorrebbe scomparirci dentro Riccardo Lanzarone, ma non nel personaggio, come in una consueta discesa stanislavskijana, è proprio il rito il luogo fisico e mentale dell’abbandono. L’artista siciliano è solito a questi incontri uno a uno con personaggi e passaggi della nostra storia – come ha ben ripercorso Antonio Audino in un incontro dopo lo spettacolo. La prima volta che vidi Lanzarone in scena era nel 2011, in uno spettacolo che si chiamava Dissenten, primo titolo di quella che poi diventerà una fortunata ditta, Vico Quarto Mazzini. Anche allora era l’Argot a ospitarlo. L’artista, di base a Lecce, ora battitore libero, è qui prodotto da Fondazione Solares Teatro delle Briciole per mettere in scena la storia – o meglio, frammenti di essa – del primo pentito di mafia, Leonardo Vitale. Si denuda non solo in senso figurato l’autore e attore, che dimostra doti performative potenti: di fronte a un altare con un crocifisso dorato esplora la ritualità della mafia, gli interrogatori, l’internamento in manicomio, ma anche sprazzi di vita quotidiana in cui l’omosessualità doveva essere silenziata nella finzione. A Lanzarone non sembra interessare una restituzione informativa dei fatti, scelta pericolosa nel caso di una storia così importante e poco conosciuta da gran parte del pubblico. Una mediazione narrativa gioverebbe proprio all’efficacia di alcune scene: i comportamenti dell’uomo in manicomio sono comprensibili ad esempio solo nell’ottica di chi fa di tutto per rimanere internato perché il mondo fuori è troppo pericoloso, come dimostrerà la pistolettata che lo ucciderà di fronte a una chiesa. Rimangono fissati in mente la violenza dei gesti, il profilo di Lanzarone durante gli interrogatori, i movimenti calcolatissimi, come quando ripetutamente si passa la mano tra i capelli che diventeranno sempre più sudati. Rimangono i santini, il dito bucato con l’ago per il sangue, il fuoco e l’umanità di una vita vissuta sul precipizio, al limite, tra l’urlo e la devozione. (Andrea Pocosgnich)

Visto al Teatro Argot Produzione: Fondazione Solares Teatro delle Briciole Con il sostegno di: TRAC – Residenze Teatrali e Factory Compagnia Transadriatica Testo e interpretazione: Riccardo Lanzarone Musiche originali: Valerio Daniele Scene: Paolo Romanini Collaborazione alla regia: Barbara Petti

Cordelia, novembre 2025

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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