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ARLECCHINO NEL FUTURO (di Mariano Dammacco)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Foto Matilde Piazzi

Questo spettacolo vive di un’antinomia straordinaria: Mariano Dammacco decide di parlare di futuro e fantascienza attraverso la più classica delle maschere della Commedia dell’arte, Arlecchino. Il bergamasco col costume di toppe colorate spunta fuori da una capsula e si ritrova sulle passerelle di legno della sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole di Bologna dove, in un vero e proprio prologo, spiegherà di essere portavoce di una storia ambientata 100 anni dopo. Non manca la spietata ironia all’autore nel descrivere l’Italia delle grandi mutazioni climatiche: Bologna e le sue torri in riviera, Venezia sarà smontata pezzo per pezzo e ricostruita a Dubai, il cielo infuocato per le temperature disumane; tutti vogliono andare a vivere sulla luna, ma in pochi possono. Lo racconta il corpo di Serena Balivo, un Arlecchino dai gesti calcolatissimi e dalla voce come sempre ricca di modulazioni. Sorprendente Marichiara Falcone, anche lei è Arlecchino, in realtà le due si scambiano più ruoli e si confondono interpretando quelli del vecchio, dell’androide e del giovane. In questo futuro da incubo climatico, tutto rappresentato in Commedia dell’Arte, Arlecchino lavora in un negozio dove si vendono robot domestici, alcuni con fattezze talmente umane che non si riconoscono – qui facilmente si potrebbe leggere in filigrana il riferimento al romanzo di Dick o al film Ridley Scott. Il nostro eroe, sempre affamato come tradizione richiede, e con un divertente bagaglio di lazzi, pensa bene di sostituirsi a uno degli androidi per poter andare a vivere sulla luna con il giovane acquirente. Riuscirà il simbolo dell’ingenuità ma anche della scaltrezza teatrale a raggiungere il romantico satellite? Sicuramente riuscirà a mandare un messaggio ai nostri giorni: fate di tutto per salvare Arlecchino, affinché non abbia bisogno di andare sulla luna, perché possa rimanere su questa terra. E si capisce anche un certo pessimismo di Dammacco nel prefigurare un triste epilogo per il nostro, perché a vedere gli esiti della COP30 di questi giorni sarà difficile aspettarsi nel futuro qualcos’altro che non sia quel cielo infuocato. (Andrea Pocosgnich)

Visto all’Arena del Sole. Ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco con Serena Balivo e Mariachiara Falcone scene Mariano Dammacco e Gioacchino Gramolini maschere realizzate da Renzo Sindoca e Leonardo Gasparri, collaborazione alla drammaturgia Gerardo Guccini musiche originali Marcello Gori, scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT, responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini, costruttori Tiziano Barone, Sergio Puzzo, Veronica Sbrancia, Leandro Spadola, scenografe decoratrici Benedetta Monetti con Alice Di Stefano, Bianca Passanti, Martina Perrone, direttore tecnico Massimo Gianaroli, sarta realizzatrice e di scena Eleonora Terzi
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, foto di Matilde Piazzi

Cordelia, novembre 2025

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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