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FAME MIA – QUASI UNA BIOGRAFIA (di e con Annagaia Marchioro)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Una chiave di lettura interessante per lo sviluppo di un essere umano riguarda senza dubbio la metafora della fame, quella relazione tra voracità e inappetenza che muove la crescita a strappi improvvisi, privi di regolarità forse, ma portatori di una ricchezza espressiva che guida il senso dello stare al mondo. Ne raccoglie l’intenzione Annagaia Marchioro che porta sulla scena del Teatro Quarticciolo questo Fame mia – Quasi una biografia, scritto in collaborazione con Gabriele Scotti e diretto da Serena Sinigaglia. Il testo, liberamente ispirato al romanzo Biografia della fame di Amélie Nothomb (Voland), intesse gli elementi del romanzo alla biografia dell’autrice e attrice che lo porta in scena, cercando una connessione capace di restituire non tanto una raffigurazione speculare, ma l’innesco di quelle vie di formazione che tracciano il passaggio dall’infanzia alla vita adulta, attraversando quella foresta infuocata che è l’adolescenza. Marchioro parte dunque da sé stessa, da quella Venezia che l’ha vista bambina e che ha segnato gli appuntamenti in cui rintracciare i propri punti cardinali, gli eventi decisivi che l’hanno condotta ad essere ciò che è; attorno a lei si muovono, con una dote di trasformismo che, soprattutto vocalmente attraverso l’uso del dialetto, ne differenzia i tratti, vari personaggi della sua vita: un padre silenzioso e assente, una madre timorosa del più piccolo evento, una compagna di classe napoletana, il suo opposto, che cercherà di smuovere la sua rigidità, una nonna dolce, l’unica che sembra credere nella giovane Annagaia non per come si vorrebbe che sia, ma per com’è. Ne nasce uno spettacolo ritmato, vorticoso, che attraverso il linguaggio comico mette in luce un percorso di fragilità verso le trasformazioni del corpo, ma anche di strategie di accettazione per opporsi al giudizio sociale, agli squilibri dettati dallo sguardo altrui che, nella nostra mente, deforma ciò che siamo. Avere o negare la fame. La vita, forse, si risolve tutta in questo contrasto. (Simone Nebbia)
Visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo. Crediti: di e con Annagaia Marchioro; in collaborazione con Gabriele Scotti; allestimento scenico Maria Spazzi; costumi Erika Carretta; regia Serena Sinigaglia; liberamente ispirato a Biografia della Fame di Amelie Nothomb (Voland edizioni)

Cordelia, novembre 2025

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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