HomeCordelia - le RecensioniK(-A-)O (di Kenji Shinohe)

K(-A-)O (di Kenji Shinohe)

Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

K(-A-)O: un titolo spezzato da una parentesi, un cortocircuito sottile fra segno e significato, fra superficie e profondità. Sul palcoscenico della sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini, all’interno del palinsesto 2025 di Hystrio Festival, un cerchio di luce delimita la scena: al centro un ragazzo, calzetti alti, pinocchietto, camicia con cravatta e blazer rimodulano il rigore, ma è un rigore giocoso, incapace di prendersi completamente sul serio. C’è la delicatezza dei movimenti minimi in questa sperimentazione performativa, pizzichi, pizzicotti, gestualità da mimo incidono il volto di Kenji Shinohe, segnandolo e contemporaneamente respingendo qualsiasi traccia emotiva, come se la maschera plastificata del volto contenesse e rifiutasse insieme ogni sentimento. La tensione fra artificio e autenticità si fa subito percepibile: dietro il sorriso rigidamente costruito o lo stupore accentuato emerge difatti una malinconia sottile, un interrogativo inesauribile sulla relazione fra immagine e identità, fra ciò che mostriamo e ciò che realmente siamo. Shinohe costruisce in questo senso una partitura scenica precisa, che attinge tanto al teatro mimico quanto alla danza contemporanea, trasformando ciò che appare quotidiano o ripetitivo in materia drammaturgica. Eppure, la visione richiede attenzione, un atto di resistenza da parte di chi osserva, poiché la forza dello spettacolo non risiede in un effetto immediato o spettacolare, ma nella lenta sedimentazione del senso, nella capacità di far affiorare interrogativi profondi sul rapporto dell’uomo contemporaneo  con la comunicazione digitale. “Cosa significa essere tristi? Cosa significa piangere? Come ci si sente?” In K(-A-)O il futuro appare “lungo, profondo, oscuro e indescrivibile”. La naturalezza negli interrogativi finali, nella semplicità del loro assunto, lascia spazio a una riflessione vera sulla fragilità dell’essere umano, sospeso tra l’esigenza di esprimersi e la mediazione costante dei propri segni. (Andrea Gardenghi)

Visto al Teatro Elfo Puccini all’interno di Hystrio Festival 2025, Milano. Crediti: di e con Kenji Shinohe, luci di Cristina Fresia, produzione Fondazione Sipario Toscana. Premio Eolo Awards 2025 per l’uso creativo dei diversi linguaggi della scena

Cordelia, settembre 2025

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi, nata in Veneto nel 1999, è laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali. Prosegue i suoi studi a Milano specializzandosi al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali dell’Accademia di Brera. Dopo aver seguito nel 2020 il corso di giornalismo culturale tenuto dalla Giulio Perrone Editore, inizia il suo percorso nella critica teatrale. Collabora con la rivista online Teatro e Critica da gennaio 2021.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

Diario di un teatro notturno. Elementare di Amigdala

Un racconto da Elementare di Collettivo Amigdala, programmato durante Interazioni Festival 2026 allo Spazio Diamante Sabato sera, sono le 23:30. Al Pigneto, dopo il secondo...