Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

Siamo venuti per danzare, così recita il titolo, eppure i performer/lettori, non si muoveranno mai dalla propria sedia. Il lungo tavolo è chiuso in basso con i poster dell’opera stessa (andata in scena anche alla Triennale di Milano, all’Aquila e poi sarà a Genova). Sopra le teste degli artisti e delle artiste uno spazio per la proiezione del testo tradotto in italiano e inglese. Siamo alla Pelanda, per la prima edizione di Short Theatre con il nuovo gruppo curatoriale e lo spettacolo degli iraniani Ali Asghar Dashti/Nasim Ahmadpour è uno dei più attesi. Parte da una questione per noi abbastanza scioccante: l’impossibilità di danzare per legge, perché la danza è considerata un crimine. Nel 2018 diversi artisti della danza iraniana affermavano sui propri profili social di astenersi «da qualsiasi attività nel campo del movimento, della coreografia e della danza contemporanea». La regia di Nasim Ahmadpour sceglie il puro rigore del concettuale: se in patria non si può danzare allora bisogna azzerare la rappresentazione, il gruppo leggerà solamente e anche i momenti in cui il testo accennerà a dei video, che dovrebbero essere proiettati come documentazione, saranno raccontati solamente nelle parole. Un silenzio performativo e delle immagini che contribuisce alla forza politica dell’opera a costo di instaurare una relazione con la platea molto fredda e mentale: tutte le informazioni passano per le parole proiettate, spettatrici e spettatori non hanno vie di fuga. Frammenti di storia del teatro e della danza iraniana si mescolano ad eventi biografici, come la visione, fulminante, di Dance on Glasses di Amir Reza Koohestani. Naturalmente per le arti sceniche in Iran esiste un prima e un dopo la rivoluzione del ‘79, alcuni artisti si sono trasferiti all’estero altri caparbiamente sono rimasti. Uno di questi, tra i più importanti registi teatrali iraniani, Hamid Samandarian, per protestare contro la censura aprì un ristorante e la prima sera: «orchestrò tutto come in una messa in scena. Come se avesse dimenticato di non essere a teatro». Della danza rimane l’immaginazione, come pratica quotidiana dell’artista a cui è vietato di esprimersi. (Andrea Pocosgnich)
Visto alla Pelanda, Short theatre 2025 ideazione, creazione e drammaturgia Nasim Ahmadpour
regia Ali Asghar Dashti (per conto di Nasim Ahmadpour) interpreti Hamid Pourazari, Ilnaz Shabani
con la presenza di Nasim Ahmadpour, Ali Asghar Dashti supervisione del progetto Shahram Mokri
coreografie Mostafa Shabkhan video Mohammadreza Rahmati disegno luci Niloofar Naghibsadati
graphic design Farhad Fozouni tecnologia Jafar Hejazi assistente alla regia Fatemeh Rouzbahani produzione Don Quixote Theatre Group co-produzione BAM teatro, Kunstenfestivaldesarts diffusione ART HAPPENS in collaborazione con il MAXXI L’Aquila in occasione di Performative05 sovratitoli a cura di Triennale Milano Teatro; traduzione in italiano di Laura Artoni si ringrazia Festival d’Automne di Parigi











