Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

Nella galassia di realtà che fungono da osservatorio per il teatro under 30 italiano c’è L’ultima luna d’estate, festival diretto da Luca Radaelli, Elena Scolari e Filippo Ughi che anima la Brianza a cavallo tra agosto e settembre. All’interno del suo Premio Luna Crescente, infatti, tre compagnie giovani presentano 20 minuti di un proprio spettacolo al pubblico, che poi decreta la vincitrice. Il passato orrorifico della guerra nei Balcani, il presente asfissiante del controllo mafioso e il precario futuro tardo-capitalista sono i tre tempi in cui rispettivamente si muovono A volo d’angelo, Futti futtitinni ma non ti fari futtiri e Distinti saluti: una visita per Mostar, nel sud della Bosnia-Erzegovina, guidata da Crazy Bosnian Guy (Michelangelo Canzi) e infestata dalla sua angoscia spaccona e dai suoi ricordi di soldato ventenne; un racconto di Tommaso D’Alia che correla, in maniera non sempre limpidissima, fatti di mafia e ricordi famigliari, in cui la coinvolgente ritmicità del cunto ripaga in parte l’ostentata tipizzazione sicilianissima dei costumi e delle pose; un monologo in spoken word di Sara Baldassarre, che si aggiudica il favore del pubblico, su una giovane artista che tenta di emergere agli occhi di una commissione di un imprecisato premio, bando o ministero, accontentandone i misteriosi criteri di selezione. Oltre alla regia di Letizia Buchini, lo spettacolo ha visto la collaborazione con Niccolò Fettarappa e di quest’ultimo ricorda il piglio accidioso e sarcastico, il linguaggio che fonda elementi quotidiani e surreali (la commissione viene variamente apostrofata come “graziosa”, “onnisciente”, “onirica”) affrontato con un tono ora sostenuto, ora piano, ora estatico. Distinti saluti declina il tema del precariato, ampiamente trattato negli ultimi anni, in modo specifico ma non pedante, personale ma non egoriferito, illuminando le scelte che un’artista emergente si sente costretta a prendere per poter farsi largo nella cerchia ristretta del teatro italiano. (Matteo Valentini)









