Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

È davvero una tempesta questo nuovo assolo dal titolo Orage di Dalila Belaza, visto al Teatro Zandonai di Rovereto per Oriente e Occidente. Appare dal buio, lavora per tutto il tempo sulla soglia del visibile e scompare poi nel buio: tutto qui, ma ciò che avviene è una meraviglia. Una cascata di luce colorata la investe quando sulla destra il chitarrista Serge Teyssot-Gay (già Noir Désir) irrompe con riff distorti, acutissimi. Niente note, solo un rumoreggiare concentrato e costante. Ed è allora un corpo a corpo, una rissa funzionale, uno scontro tutto intrinseco ai rispettivi strumenti. Quel che vediamo sono spesso due assoli che scorrono paralleli: spesso anche si incrociano, dialogano, spesso divergono e prospettano mondi distanti, modi (di fare) non coincidenti. Sembrano portare entrambi il peso di un passaggio radicale e trasformativo: quella che Artaud chiamava «un orage organique». È un corpo rotto quello di Belaza, spezzato, frammentato da onde vibratili cariche di tensione che non impongono né costruiscono visioni, non ci sono immagini da inseguire, ma questo corpo punta a dissolvere i contorni conosciuti e consueti delle figure in una effettiva immaterialità: «Credo addirittura che sia lo spazio che unisce danza e musica a interessarmi, l’immaterialità che la musica conferisce alla danza e il modo in cui la danza permette alla musica di essere incarnata» (come lei stessa precisa). È quindi una inedita possibilità della performance quella che emerge, come una configurazione sonora del corpo attraverso la musica. Mera percezione, al di là della forma. Coperta da un costume nero, troppo largo e troppo nero da non richiedere una dismissione, in un passaggio a terra, riversa, poi in ginocchio, come se la pelle si stacchi mentre il corpo appare e scompare sotto un sipario di luci che partecipano non certo per il disegno ma per intensità. Nella seconda parte della performance Belaza si sposta, rotea le ginocchia, addirittura fa un breve salto, persino una rotazione: qualcosa si prefigura come una eco, un rimbombo, l’impressione di un tempo profondo. (Stefano Tomassini)
Visto al teatro Zandonai, Oriente Occidente 25 Ideazione, direzione artistica e coreografia Dalila Belaza Interpreti Dalila Belaza, Serge Teyssot-Gay Musica originale Serge Teyssot-Gay Design luci Dalila Belaza Collaborazione alla progettazione dei costumi Christine-Sharmini Tilleke Costumi Atelier Osman Bindech Produzione Association Jour – hiya compagnie Con il supporto di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels Co-produzione La briqueterie – CDCN Val-de-Marne, La Biennale de Lyon, Charleroi Danse – Centre Chorégraphique de la Fédération Wallonie-Bruxelles, Ballet Preljocaj – CCN Aix-en-Provence dans le cadre de l’accueil studio, Compagnie DCA / La Chaufferie, Fondation Royaumont Supporto Ministère de la Culture et de la Communication – DRAC Île-de-France, Région Île-de-France Residenze Maison de la danse, Lyon – Pôle européen de création Con il supporto di CND Centre national de la danse, artists in residency, Ménagerie de Verre, StudioLab program Durata 55′











