Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

Dopo anni di distopie sociali e cruente, di basi spaziali e città affogate nella merda Carrozzeria Orfeo torna con una novità teatrale, sempre dalla penna di Gabriele Di Luca, ambientata negli anni ‘90 in un piccolo borgo montano. Dai grandi temi globali, dal mondo che deve salvarsi a una storia semplice in cui è presente anche un risvolto da cronaca nera (che nel teatro del gruppo mantovano si trasforma in dark comedy): una giovane donna, Iris (Marina Occhionero come sempre misurata ed efficace) arriva in un paesino, situato dall’altra parte del lago, perché proprio nel lago aveva trovato una bottiglia in cui una ragazza anni prima spiegava i motivi della propria morte. Nella cittadina di pescatori la attenderà Betti (da sottolineare l’interpretazione di Chiara Stoppa, credibile e poetica) che vive con la coriacea zia Lori (Elsa Bossi, che forse deve ancora trovare una misura per non cadere in certi stereotipi). Il viaggio di Iris sarà un viaggio di amicizia e affetto con le due donne che inaspettatamente avrà un epilogo di vendetta. Da apprezzare il tentativo di Di Luca di cercare una scrittura asciutta e non bulimica come accadeva dei testi precedenti. La scena è molto realistica, di un realismo però solo rappresentativo e non simbolico-drammaturgico: una vecchia casa è minuziosamente riprodotta sulla scena. Permangono certi stereotipi televisivi e cliché anche nella drammaturgia: «forse in un silenzio così pieno di grazia si può riuscire a sentire il battito del proprio cuore.», dice Iris al suo registratore appena arrivata. Nulla viene lasciato al mistero, tutto è troppo raccontato, come in certe serie tv dove allo spettatore viene lasciato pochissimo spazio di azione. Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti hanno una capacità evidente di lavorare nei dialoghi, nella direzione degli attori (che parte dalla fase di scelta), con una regia rigorosa, tutte caratteristiche che potrebbero aprire alla possibilità di lavorare – con un’idea contemporanea – con la grande drammaturgia novecentesca o soprattutto con certe scritture anglosassoni più recenti. Chissà che un passaggio nei classici non possa svelare nuove strade. (Andrea Pocosgnich)
Visto al Teatro Testori, Colpi di Scena 2025: drammaturgia Gabriele Di Luca regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti con Elsa Bossi, Marina Occhionero e Chiara Stoppa assistente alla regia Matteo Berardinelli musiche originali Massimiliano Setti scene Enzo Mologni costumi Elisabetta Zinelli direzione tecnica e luci Silvia Laureti – macchinista Cecilia Sacchi realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47














