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MICROCLIMA (di Alessia Cristofanilli)

Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

Il microclima è la circostanza ambientale specifica che permette un certo tipo di sviluppo, quindi tutte le caratteristiche che, pur essendo attorno a un essere vivente, ne determinano l’intima condizione. Microclima, al Teatro Vascello scritto e diretto da Alessia Cristofanilli, è un habitat che si estende in obliquo sul palco, strutture sottili di ferro verde a comporre una geometria scheletrica che compie la metratura, arredata, di una casa. Ovunque, piante. E una famiglia di cinque persone. Quasi sei. Il contesto casalingo è dunque l’elemento dominanti dei dialoghi tra Edda (Sylvia Milton) e Rud (Federico Gatti), attivisti che ancora credono nell’impegno e nella libertà d’azione, pur dovendo venire a patti con l’economia globale che riverbera nella conta delle mandorle per la colazione, nelle lotte quotidiane per crescere i propri figli senza rinunciare a ciò in cui si crede. Come nel precedente Da qui non è mai uscito nessuno, Cristofanilli consegna al pubblico un testo denso che intende discutere la condizione sociale della contemporaneità, per cercare di capire che fine facciano nel tempo i valori, le idee, su cui è fondata un’esistenza. Dalla dimensione privata al contesto civile le parole dei due personaggi affondano nella difficoltà di interpretare il cambiamento del tempo, vivono tenendo fede a sé stessi, ma qualcosa come un parassita per le piante – motivo per cui dal vivaio che gestiscono hanno dovuto creare in casa una serra – si è diffuso tra le pareti, nelle parole e nei silenzi che il figlio grande, Olmo (Francesco Morelli), porterà alla luce. Il dialogo tra i due, che spesso si fa monologo diretto all’esterno, è ricco e ben scritto, ma rischia di mostrarsi eccessivamente verboso, rimandando per un tempo lungo di giungere al punto a cui si vuole arrivare, lasciando così poco spazio verso la fine per coglierlo pienamente. Qual è il confine tra il compromesso e la libertà? Questa è la domanda che scava la famiglia da dentro e allarga ancor di più la condizione di precarietà, così che dopo tante parole resta in casa solo il vuoto pneumatico delle piante e il suono di una radio che, nel silenzio, si sintonizza appena. (Simone Nebbia)

Visto al Teatro Vascello. Crediti: scritto e diretto da Alessia Cristofanilli; con Federico Gatti, Sylvia Milton, Francesco Morelli; movimenti di scena Alberto Bellandi; scene Eleonora Ticca; costumi Nika Campisi; assistente ai costumi Marco Di Maggio; light Designer Chiara Patriarca

Cordelia, settembre 2025

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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