Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

Un’enorme fatica, compiuta dai performer, dalle maestranze e anche dal pubblico, in Inhale Delirium Exhale, “lo spettacolo non spettacolo”, “la danza non danza”, dell’artista e coreografa belga Miet Warlop presentato in prima nazionale la scorsa settimana al Romaeuropa Festival. Se nei primi venti minuti, mezz’ora, il pubblico del Teatro Argentina si lascia attraversare – come auspicato nelle note di regia – dai movimenti fluidi dei 6500 metri di seta che riempiono non solo il palcoscenico ma strabordano anche in platea; dopo questo lasso di tempo inizia, invece, una parabola discendente dell’attenzione e si passa a un insofferente senso di noia, di ripetizione. Del resto, Miet, artista rappresentante del Padiglione Belga per la Biennale di Venezia 2026, lo dichiara apertamente: «Non mi interessa ripetermi, ogni opera è un nuovo inizio». Eppure, la fruizione di questa imponente scultura scenografica, fatta di rotoli di seta e cachemire che vengono tirati, avviluppati, gonfiati, soffiati, sparati in aria, sembra non iniziare mai. È una lunga attesa, una prova di resistenza sia per chi la compie – lodevoli gli sforzi fisici e tecnici dell’ensemble – che per chi guarda. Probabilmente una visione non frontale ma circolare, agevolata dalla possibilità di muoversi intorno allo spettacolo, come fosse una vera e propria installazione – tra le opere più caratterizzanti la poetica di Warlop – avrebbe, chissà, restituito di questo lavoro di arte visiva il suo carattere libero e liberatorio, giocoso, effimero. Al contrario, infatti, in quei circa sessanta minuti, cerchiamo davvero di abbandonarci al soffio di vitalità, di seguire senza sovrastrutture analitiche il dilatarsi di forme imprevedibili in continua trasformazione; di respirare, osservando il dinamismo di queste onde tessili agitate dalla marea e dalla musica, sinuosa, di DEEWEE; ma non riusciamo, infine, a cogliere di questo movimento né il suo aspetto coinvolgente, né il suo significato, che vada dunque oltre la prodezza tecnica e si faccia veicolo di senso. (Lucia Medri)
Visto a Romaeuropa Festival, Teatro Argentina: Ideazione, scenografia e regia: Miet Warlop Musica; in collaborazione con DEEWEE; Interpreti: Milan Schudel, Emiel Vandenberghe, Margarida Ramalhete, Lara Chedraoui, Mattis Clement, Elias Demuynck; Scenografia: Miet Warlop in collaborazione con Mattis Clement; Costumi: Miet Warlop in collaborazione con Elias Demuynck sotto la supervisione di Tom Van Der Borght












