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DIES IRAE (di Gloria Dorlinguzzo)

Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 25

La location per Dies Irae di Gloria Dorlinguzzo raggiunta per il 45 Festival Oriente Occidente è la meglio azzeccata: una ex-officina della prima industrializzazione di Rovereto. Due ampie finestre lasciate scoperte inondano lo spazio di luce vespertina. Siamo qui per un Concerto per donne e martelli ispirato alla figura della compositrice sovietica Galina Ustvolskaya, «pupilla di Dimitri Shostakovic», e «conosciuta come la Donna col Martello» (all’ingresso, due incudini con microfoni ai lati fànno sùbito presagire un concerto metallurgico, e mut* ci chiediamo quanto sarà molesto…). È il risultato di un workshop tenuto da Dorlinguzzo con le partecipanti non professioniste e di tutte le età provenienti dal territorio. Ed è performance intensa in molti suoi momenti, anche ben congegnata in termini compositivi, ma più in generale l’ingresso a marcetta, gli occhi torvi, i grembiuli/fabbrica molto socialismo-reale, sono forse soluzioni sceniche ed estetiche stanche. Se fin da subito vi è un immaginario à la Kantor, la lamiera dei fulmini che smette di vibrare nel retro rivela una immagine che riproduce un dipinto di Turner (si tratta di Sunrise with Sea Monsters, come poi lei stessa precisa), ed è un’inattesa sorpresa, così come i ritmi vulcanici di queste martellate sudanti un vero fuoco sonoro (di ribellione e protesta), con volti sempre attenti perché addestrati (di lato, un maître musicale, Riccardo Munari, segue su spartito e dà tempi e attacchi, mentre dalla regia, alle nostre spalle, Dorlinguzzo si sbraccia per sostenere e dirigere e guidare). Ma queste partecipanti al workshop sono di una normalità (e bellezza) talmente rassicurante che ’sto prendere il mondo (e i suoi mostri) a martellate secondo partitura (di Ustvolskaya) non va più lontano di una animata riunione di condominio quando volano piatti e bicchieri. Dorlinguzzo è però intelligente, e non si prende davvero sul serio, infatti prevede per questo suo local ensemble anche un ridacchiato e complice (e bello) momento-merenda (ed è proprio fra questi sorrisi liberatori, coi quali tutte condividono e sgranocchiano crackers, che appare come possibile una sospesa e resistente «comunità di donne», sottratta alla violenza «dei poteri omologanti»: il tempo del martello). (Stefano Tomassini)

Visto a Oriente Occidente 2025. Regia e coreografia Gloria Dorliguzzo Interpreti il gruppo di performer parteciperà a un laboratorio guidato da Gloria Dorliguzzo per non professioniste Musiche Galina Ustvolskaya Maestro di musica Riccardo Munari Sound engineer Filippo Cossu Produzione Fuorimargine – Centro di produzione di danza e delle arti performative della Sardegna Ringraziamenti Lenz e C&C Company

Durata 20′

Cordelia, settembre 2025

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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