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SARAJEVO – LA STRAGE DELL’UOMO TRANQUILLO (di Gennaro Lauro)

Questa recensione fa parte di Cordelia di luglio-agosto 25

Un uomo (Gennaro Lauro) alto e magro, vestito di tutto punto, al centro di un palco spoglio. Immobile, fisso, non un alito di vento lo smuove, non un singolo suono viene emesso. La testa è rovesciata all’indietro per permettergli di guardare verso l’alto, in direzione del soffitto, o forse di un cielo che solo lui riesce a scrutare, oltre il limite fisico imposto dalla parete. Con estrema lentezza, si accascia su sé stesso, raggomitolandosi, occupando meno della metà dello spazio che sfruttava poco prima, quasi volesse annullarsi. Ma di fronte a cosa? A quel peso che sembra portare, fardello immenso, sulle sue spalle? Le sue braccia si allargano, ampie, equidistanti, imitando l’apertura alare di un uccello in volo, mentre i muscoli della schiena assecondano il movimento come se stessero domando delle correnti d’aria. Ma non è un volatile, almeno, così ci è dato intuire dalla traccia sonora sottostante, che si insinua nel silenzio tombale che aveva regnato fino a quel momento: è un aereo, carico di bombe. Il fragore successivo segnala l’esplosione, con un ritmo sempre più incalzante e trascinante, al punto che anche l’uomo, che si tappa le orecchie per non sentire, ne viene coinvolto e non può fare a meno che arrendersi, prima osservatore inerme del bombardamento e ora vittima nella carneficina. È prostrato di fronte alla violenza, piagnucola “You’re breaking my heart”, per poi mettere una mano di fronte agli occhi, con l’intenzione di non vedere cosa stiano portando di così minaccioso nel panorama sonoro quelle note percussive accompagnate da acuti tintinnii. La mano rimasta libera, infine, scivola sopra la bocca: non vuole vedere, non desidera parlare. Gli orrori della guerra rendono sordi, ciechi, muti. È con enorme sforzo che gli riesce di pronunciare le ultime parole, “Do not envy the violent man”. Non invidiamo l’uomo violento che mette a repentaglio la tranquillità di chi è contrario al conflitto, del civile che è vittima di ogni strage. Non invidiamo l’uomo violento e il sangue sulle sue mani che, un giorno, potrebbe essere il nostro. (Letizia Chiarlone)

Visto a Terreni Creativi idea e creazione Gennaro Lauro assistenza Elisabetta Lauro disegno luci Gaetano Corriere, Gennaro Lauro co-produzione Sosta Palmizi, Compagnie Meta sostenuto da Impasse/Cie Greffe, Dansomètre, Lo Studio, Ménagerie de Verre, L’Echangeur Hauts-de-France, CND, RAMDAM un centre d’art. Finalista del Premio Equilibrio 2018. Selezionato per la Vetrina della giovane danza d’autore – Azione del Network Anticorpi XL. Selezionato per i “40 Winks” di Aerowaves 2019 e per la Grande Scène 2023. Foto Luca Del Pia

Cordelia, luglio-agosto 2025

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Letizia Chiarlone
Letizia Chiarlone
Classe 2001, è studentessa di Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, presso l'Università di Genova. Comincia ad avvicinarsi alla critica teatrale nel 2023, accolta nell'aia dell'Oca Critica. Nel giugno 2024 partecipa al laboratorio di critica teatrale diretto da Andrea Porcheddu con Roberta Ferraresi presso la Biennale Teatro. Nell'agosto dello stesso anno prende parte al workshop di critica teatrale di Teatro e Critica condotto da Andrea Pocosgnich nel contesto del Festival Orizzonti di Chiusi. Collabora con Teatro e Critica da ottobre 2024.

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