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VEGLIA (Menoventi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di luglio-agosto 25

Foto Luca Del Pia

Menoventi è una compagnia, più precisamente un duo, che negli anni ha interrogato la realtà della scena e lo spazio di relazione con la platea bombardando spesso la quarta parete, cercando di andare oltre il concetto di rappresentazione, si veda il recente gioco drammaturgico di Ivan Vyrypaev, Entertinment, che ribalta la scena focalizzandosi su due spettatori, oppure il più complesso Odradek che è una sorta di favola distopica in cui il nome del personaggio kafkiano diventava il marchio di un delivery che recapita pacchi mai acquistati. Ma si pensi anche ai titoli precedenti: c’è sempre qualcosa che fa scricchiolare la realtà, una sotterranea e misteriosa ricerca che attraversa il teatro di Gianni Farina e Consuelo Battiston. Allora questo Veglia visto nello spazio del chiostro di San Francesco di Sansepolcro per Kilowatt Festival è un ennesimo corpo a corpo con la realtà, senza tentativi di torsione, in un incontro purissimo con gli spettatori e le spettatrici che abitano tre lati della scena. Consuelo e Gianni interpretano se stessi (il drammaturgo e regista non saliva sul palco da decenni): la veglia è “una serata trascorsa in compagnia, a raccontare delle storie”, ma è anche un rito che ci mette in contatto con la morte, durante la veglia si accudisce la salma… qualcuno qui allora dovrà prestarsi a fare il morto, qualcuno dal pubblico. Non è uno spettacolo, è una festa questa di Menoventi, si brinderà, come nei migliori veglioni, al futuro e a chi non c’è più, ai 20 anni di attività della compagnia, si ricorderà Goffredo Fofi, si racconteranno scherzi e momenti imbarazzanti. Le piccole storie antiche (mercanti persiani, partite a scacchi con maestri zen, scommettitori nel Far West…) si alterneranno ai momenti di partecipazione del pubblico, tutto accompagnato dalla musica dal vivo (a Sansepolcro quella di Muni, ma il musicista cambia in ogni piazza). Apparentemente non siamo di fronte a uno spettacolo, ma c’è quello che il teatro promette di essere, soprattutto nella nostra epoca ipermediatizzata, la condivisione del tempo e l’accoglienza, nel tentativo di guardare e allontanare la morte.
(Andrea Pocosgnich)

Visto al Chiostro di San Francesco. Kilowatt Festival. di e con Consuelo Battiston, Gianni Farina
ospite musicale Muni con un’incursione di Luisa Borini consulenza sonora Mirto Baliani organizzazione Marco Molduzzi amministrazione Stefano Toma, Marco Molduzzi produzione E Production, Drama Teatro

Cordelia, luglio-agosto 2025

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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