Questa recensione fa parte di Cordelia di luglio-agosto 25

È un lungo assolo in presenza, dello stesso Wojciech Grudzinski, mentre il terzetto del titolo è dei fantasmi qui evocati (nella bella ambiguità terminologica del sesso-a-tre). In una densa astrazione, sono le biografie dei leggendari ballerini Stanisław Szymański, Wojciech Wiesiołłowski e Gerard Wilk, cresciuti nella Polonia comunista del dopoguerra (due di loro alla fine emigrarono, mentre uno scelse di rimanere nel suo paese natale) che qui ritornano come ipotesi di un inedito archivio queer spettrale, capace di posterità. Ci riescono? Credo di sì: allo spettatore è richiesta però molta complicità, perché i tempi sono dilatati, la musica invasiva e non sempre a beneficio, mentre le immagini proiettate sul fondo sono utili e bellissime (documentano anche il mondo del balletto nordeuropeo in anni di forte contrapposizione ideologica e di guerra fredda). I mezzi sono quelli della rievocazione postuma, della trasformazione somatica, della citazione per frammento. Anzi, la sparizione è qui garanzia che ciò che ritorna, nelle forme più parziali e libere in scena e nel corpo di Grudzinski, è proprio ciò che si deve poter salvare dalle storie, che invece cancellano e nascondono corpi e presenze fuori norma. Ciò che non c’è vive più pienamente perché si è sottratto al controllo e all’ordine (e al consumo) dei discorsi che non ammettono deviazioni; deve solo essere intercettato di nuovo, in corpi che non hanno vergogna, e sono capaci di evocazione. Nella prima parte, si ripetono pose di sculture greche, anche se poi l’attenzione si concentra a lungo sui glutei del performer, in un assillo che è rivendicativo. Nella seconda, la ribellione contro le convenzioni è simboleggiata, tra le altre cose, da una ossessiva e ipnotica interpretazione della danza oberek: una danza popolare polacca di ritmo ternario dal caratteristico accento sui tempi deboli delle battute pari. Eccola qui, allora, una più intensa spiegazione della lunga scritta serpentina in rosso che trascorre più volte sul fondo: «THE POWER OF THREE WILL SET US FREE». (Stefano Tomassini)
Visto alle Ex-Corderie, Santarcangelo Festival ideazione, coreografia Wojciech Grudziński
collaborazione artistica Igor Cardellini supporto drammaturgico Joanna Ostrowska, Klaudia Hartung-Wójciak testo Klaudia Hartung-Wójciak consulenza artistica Miguel Angel Melgares video Rafał Dominik costumi Marta Szypulska luci Jacqueline Sobiszewski direzione tecnica Thibault Villard musica, suono Lubomir Grzelak, Wojtek Blecharz grazie a Emilia Cholewicka produzione Wojciech Grudziński / 910113 Foundation residenze Cité Internationale des Arts, Frascati, Visegrad Artist Residency Program for Performing Arts cofinanziato da The Capital City of Warsaw con il supporto di Centre national de la danse – Pantin, Frascati coproduzione Belluard Bollwerk, Nowy Teatr finanziato dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Polonia progetto realizzato con il supporto di Fonds Podiumkunsten / Performing Arts Fund NL, Adam Mickiewicz Institute e cofinanziato dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia con il sostegno di Istituto Polacco di Roma spettacolo realizzato in collaborazione con Kilowatt Festival










