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Profana. Il festival residenziale nel monastero

Dal 31 luglio al 3 agosto presso il Monastero di Fonte Avellana, situato alle pendici boscose del monte Catria a 1700mt nell’Appennino umbro-marchigiano, nella provincia di Pesaro e Urbino, la prima edizione del festival residenziale Profana, organizzato da Dynamis Teatro. Tra gli ospiti: Claudia Castellucci e la Compagnia Mòra, Ludovica Manzo e Daniele Roccato, Agnese Banti  Articolo in media partnership.

L’arte ha bisogno di spazi, ma ciò non è del tutto corretto, perché l’arte ha bisogno principalmente di contesti, di aree che sappiano offrire caratteri di trasformazione, che possano accogliere lo spirito e il gesto d’artista e far sì che uno spazio qualsiasi – che sia nell’urbanità frequentata dagli umani o lontano dagli effetti della società civile – possa assorbire i segni della metamorfosi e potersi dire “luogo”. Ecco così il nucleo attorno a cui si sviluppa la festa d’arte, spiritualità e pensiero che prende il nome di Profana, un programma residenziale ideato dal gruppo di ricerca teatrale Dynamis (Andrea de Magistris, Marta Vitalini, Donato Loforese) e il monaco camaldolese Gianni Giacomelli, con la collaborazione di Teatro Vascello e AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali, che si svolge dal 31 luglio al 3 agosto 2025 presso il Monastero di Fonte Avellana, situato alle pendici boscose del monte Catria a 1700mt nell’Appennino umbro-marchigiano.

Molto, troppo spesso chi lavora in ambiti artistici auspica per sé e per il benessere della creazione che esistano esperienze di silenzio, di lievitazione naturale delle idee, di lentezza nell’acquisire i semi di ragionamento, poi però ci si trova a produrre nel frastuono vorticoso degli spazi urbani, allontanando la creazione dall’intimità necessaria a uno sviluppo fluido, genuino. Andrea De Magistris, direttore generale di Profana, in una intervista a Radio Vaticana, a cura di Rosario Tronnolone, ha citato Simone Weil parlando del tempo dell’attesa, della contemplazione, dicendo che “L’attesa è una azione non agente”, cioè “un’azione non finalizzata a una prestazione, a un obiettivo”. Questo è il punto nodale di Profana che ha concepito l’opportunità di vivere insieme la vita monastica di Fonte Avellana e partecipare a tutte le attività, compreso il pernottamento, tramite una call aperta a tutte e tutti; in tal modo la curatrice artistica Marta Vitalini ha permesso di condividere questo tempo e questo spazio di comunità e di raccogliere le idee in un contesto intimo di rigenerazione, chiamando all’incontro artisti e pensatori di ambiti diversi – filosofia, teatro, danza, arti visive e musica – perché fosse possibile mescolare senza sovrapporre, amplificare e restituire dell’arte la qualità processuale, integrando in un discorso omogeneo, sia pur dibattuto, il sacro e il profano.

Il 31 luglio sarà un concerto non casuale ad aprire il programma: Microscopia Impromptu, azione sonora per voce, contrabbasso ed elettronica di Ludovica Manzo e Daniele Roccato che intende, attraverso queste evocazioni musicali, porre attenzione alla risonanza dei corpi e nei corpi; seguirà infine un incontro dialogico tra il collettivo Dynamis e Gianni Giacomelli, perché possa svilupparsi il nucleo di pensiero dell’intero programma. Da questo prima incontro prenderanno forma gli altri, nei giorni successivi: il 1 agosto sarà animato da un confronto con filosofi e studiosi, tra cui Emanuele Dattilo, Maria Bianco, Alessandra Pigliaru, Andrea De Magistris e lo stesso Giacomelli, attorno al quale avranno luogo pratiche di movimento con Francesca Siracusa e la performance conclusiva (o) Immersione nel suono di Agnese Banti e Andrea Trona, ancora una volta condivisione d’ascolto verso il pubblico che si fa parte integrante del dispositivo in un rituale collettivo, indagando così il suono e la voce come veicolo di idee e vibrazioni.

Sempre il 1 agosto, giornata ricca di appuntamenti, Claudia Castellucci e la Compagnia Mòra presenteranno L’infinito carnale, spettacolo nato da un dialogo di stampo filosofico tra l’eremita Antonio d’Egitto, ritiratosi nel deserto della Tebaide, e un suo discepolo che giunge a trovarlo, Ilarione da Gaza, afflitto da domande che vuole porgli; nella solitudine del deserto, nelle immagini del passato e della fantasia, Ilarione troverà rifugio alla propria afflizione ma anche nuovo sconcerto nella tendenza all’infinito che contrasta la finitudine del corpo. Tutto attorno al canto sarà il 2 agosto, con i laboratori di canto corale con Ludovica Manzo e il concerto del gruppo musicale sardo Sos Zovanos de Su Rosariu, proveniente da Santu Lussurgiu e custode della tradizione del Canto a Cuncordu, canto di tradizione orale a quattro voci, disposte l’una di fronte all’altra, che si figura come una vera e propria performance collettiva. Infine, il 3 agosto, nell’Abbazia di Sitria Dynamis e Agnese Banti condurranno gli ospiti in una sessione di pratiche teatrali, lasciando confluire tutti i segni raccolti nei giorni precedenti in un dialogo finale.

Profanare, desumendo un significato meno noto del verbo dal filosofo Giorgio Agamben, come racconta De Magistris nella stessa intervista, è “restituire un uso comune, diverso, a ciò che è stato separato dal reale”; Profana rispecchia dunque questa immersione completa in una dimensione di alterità, di separazione da riunificare: la natura diffusa del posto, la cavità del silenzio monastico – attraverso l’arte, la meditazione, le liturgie, i pasti comuni, l’abbandono del sonno, scoprendo accessi inediti del monastero, solitamente non frequentati dal pubblico – si fanno contesti da permeare, luoghi a cui appartenere totalmente. Il sacro e il profano trovano qui un punto di incontro inscindibile, tracciano una linea di connessione che fa confluire l’uno nell’altro, condividendo il tempo della presenza e dell’assenza, della stasi e del movimento, del raccoglimento individuale e della relazione collettiva.

Redazione

Info: https://www.dynamisteatro.it/progetti/2025/profana/

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