Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno 25

Quando devi raccontare un amico che non c’è più si fa fatica, perché le esperienze e le emozioni si torcono l’una nell’altra e si finisce per restare muti nel silenzio. Ma quando c’è da raccontare un amico degli altri, che magari è stato un poeta, un musicista, un fotografo, uno street artist in una vita breve durata 21 anni appena, allora c’è bisogno di una cura diversa, perché lì le parole sono il tuo mestiere e devono uscire, interpretare il silenzio di chi è rimasto. Alberto Dubito, cresciuto nella provincia di Treviso, ha fatto sentire una voce dirompente e ricca finché ha potuto; ora sta a Luca Oldani ripercorrere il tracciato di una vita, cercando di capire cosa ci sia dietro le scelte definitive. Non solo pane – Alberto Dubito, poeta nato incerto poco prima dell’inverno, al Castello Pasquini per Inequilibrio 2025, è un viaggio per parole e musica – in scena, di Davide Barbafiera, crea paesaggi e sentieri – che Oldani compie in presenza e attraverso estratti documentari di interviste agli amici di Alberto, oppure con la proiezione di un racconto per immagini che cerca di recuperare il clima della provincia, uguale nel mondo. Il meccanismo del racconto è quello della digressione, che riguardi Londra, Leopardi, il possesso di un motorino da adolescente, la narrazione viene costantemente spezzata da ricorsi a qualcosa che continua a lavorare nella mente, anche quando si è cambiato discorso; forse è questo che accade alle menti geniali, dove l’ordine ha caratteri divergenti e si ricompone attraverso ingranaggi originali, forse è questa la chiave per comprendere Alberto Dubito, il cui nome torna come un ritornello che rimandi, sempre, alla sua presenza dietro quella dell’attore. Oldani, prima dietro poi davanti al telo delle proiezioni, con il casco in testa mai allacciato, fa apparire il protagonista – e la sua fine – con un presagio nefasto, scrive una drammaturgia forse ancora acerba e a volte spiegata ma vitale, accentra su di sé l’attenzione del pubblico, ma lo fa curiosamente per allontanare da sé, portando i presenti a spaziare fino a scovare in lui il poeta perduto, creando così un ascolto che fonda insieme poetico e politico in un’unica idea di ribellione al conformismo. (Simone Nebbia)
Visto al Castello Pasquini, Inequilibrio 2025. Crediti: di e con Luca Oldani; musiche e video Davide Barbafiera; produzione Fondazione Sipario Toscana











