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HomeCordelia - le RecensioniMAGIC MAIDS (Eisa Jocson, Venuri Perera)

MAGIC MAIDS (Eisa Jocson, Venuri Perera)

Questa recensione fa parte di Cordelia di luglio-agosto 25

Foto Pietro Rebora

Colpisce la capacità di queste artiste di tenere insieme un’atmosfera ironica e la necessità di far emergere un tema sul quale per una volta la relazione con il pubblico occidentale e borghese non è per niente scontata. Magic Maids punge dal vivo su qualcosa che riguarda molte famiglie e persone benestanti, ovvero la presenza delle domestiche, donne sempre pronte a sorridere, a pulire e riordinare le nostre case con capacità quasi magiche. C’è un preambolo – come spesso succede qui a Santarcangelo – lunghissimo, 15 minuti di noia pura in cui le due performer si muovono nello spazio con le scope tra le gambe, ma ormai siamo esperti e attendiamo con pazienza l’accendersi della drammaturgia, intanto un sottofondo spiritico (il suono è di Soraya Bonaventure) accompagna i movimenti. Eisa Jocson e Venuri Perera (da La Unión, nelle Filippine) lentamente trasformeranno la ritualità di questo lentissimo incipit in una performance prima a metà tra la danza e il circo e poi in una narrazione che coinvolge apertamente il pubblico. Sul fondale della palestra dell’Itse Molari sono disposti tutti i loro strumenti: scope in saggina di vari tipi, ne useranno numerose, tutte insieme, trasformandosi nell’immagine della dea Kali (in scena c’è anche un tavolo con un’immagine religiosa). Shrilankese e filippina sono i due nomi con cui vengono riconosciute le domestiche: chi di voi ha una shrilankese? E il pubblico italiano di fatti non capisce subito; la platea, disposta su tre lati, si diverte ma il gioco è nella forma (come nella seduzione degli sguardi e dei vestitini sexy utilizzati), anzi è il pubblico ad essere giocato, perché le due artiste con un finissimo lavoro drammaturgico (oltre alle abilità fisiche e tecniche, e al lucido pensiero sullo spazio scenico) arrivano persino a raccontare di donne sparite o uccise dai propri datori di lavoro. Eppure in ballo non c’è solo il nostro senso di colpa: Jocson e Perera fanno luce su un’umanità che si prende cura di un’altra umanità, che vende il proprio tempo, la propria fatica e i propri sorrisi a chi può comprarli. (Andrea Pocosgnich)

ITSE Molari, Santarcangelo Festival. Ideazione, creazione, drammaturgia, performance Eisa Jocson, Venuri Perera suono Soraya Bonaventure luci Ariana Battaglia consulenza artistica Rasa Alksnyte, Tang Fu Kuen consulenza testuale Ruhanie Perera consulenza spirituale Nenet Ocson Babaylan-Vaigaland
presenza creativa Arco Renz supporto drammaturgico Anna Wagner, Alexandra Hennig supporto produttivo Sandro Lunin produzione Katja Armknecht, Anne Kleiner management produzione Greta Katharina Klein produzione tecnica, distribuzione Yap Seok Huila cultura Pro Helvetia

Cordelia, luglio-agosto 2025

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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