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HomeCordelia - le RecensioniLE PALESTRITI (di Simona Bertozzi)

LE PALESTRITI (di Simona Bertozzi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di luglio-agosto 25

Al chiostro di San Francesco si accede tramite una scala che immette nello spazio scenico e nelle platea che lo circonda, è un’entrata tanto lenta, uno per volta, quanto suggestiva, per il pubblico, un po’ rituale forse o che potrebbe ricordare l’entrata in una piscina. Nel mezzo della bianca scena un telo con la raffigurazione guida di questa opera coreutica, Le palestriti, un mosaico della villa romana del Casale a Piazza Armerina, nel mezzo della Sicilia; parliamo di un reperto mosaicale tra i più importanti dell’epoca romana, del IV secolo, in cui sono rappresentate dieci figure femminili impegnate in vari esercizi e giochi atletici, con tanto di oggetti vari. Le quattro interpreti raggiungono la scena in momenti diversi, ognuna è portatrice di un segno coreografico in cui si riconoscono le impronte dei movimenti sportivi: riconosciamo certe posizioni di sumo, il lancio del peso, i salti, le corse, ma in generale cogliamo lo sforzo sportivo e il tentativo di queste quattro splendide interpreti (diverse per qualità del movimento, fisicità ed età) di catturare lampi di agonismo e atleticità inserendoli in una danza di corpi che sfruttano tutto lo spazio per poi stringersi come in una lotta; a questo punto ognuna afferra un angolo del telo, lo sollevavano, ne fanno gioco collettivo. Erano singolarità, come campionesse di sport solitari, e ora sono una forza collettiva, un unisono; il ritmo aumenterà e l’insieme si sfalderà ma senza cancellare negli occhi di chi guarda quel senso di maturazione collettiva. Ora sono squadra: una piccola nenia viene intonata a voce bassa, poi spaccate a bloccare il tempo, sospiri, piccole grida e abbracci, prima che arrivi Road to Nowhere dei Talking Heads e poi un presagio ancora, il gruppo si dividerà, si troverà di nuovo in lotta, come nel Rugby. Perché questo spirito collettivo va difeso, da egoismi interni come da attacchi esterni. Quanta inventiva, vitalità e sensibilità in questo lavoro coreografico di Simona Bertozzi, tra i silenzi, negli slanci fisici e nei sussurri, siamo empaticamente con queste giovani donne, fino alla fine. (Andrea Pocosgnich)

Visto al Chiostro di San Francesco. Kilowatt Festival. ideazione e coreografia Simona Bertozzi
preparazione vocale Meike Clarelli interpretazione Arianna Brugiolo, Federica D’Aversa, Paola Drera, Valentina Foschi musica originale Meike Clarelli, Davide Fasulo produzione Nexus Factory

Cordelia, luglio-agosto 2025

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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