#MolloTutto e apro un teatro. Nella Lunigiana le Officine T.O.K.

#MolloTutto e apro un teatro: una rubrica per raccontare di resistenza teatrale. Nel #2 appuntamento Elisabetta Dini e Ines Cattabriga raccontano l’esperienza delle Officine T.O.K. in Lunigiana. Intervista

Aprire un teatro in luoghi periferici, in zone in cui le politiche territoriali non siano necessariamente abituate a gestire le attività culturali pensando al palcoscenico come uno dei primi luoghi deputati alla costruzione di un senso di comunità, in cui la comunità stessa non sia solita inserire il teatro nel novero delle possibilità di offerta, per consuetudine o per necessità. In un momento in cui i concetti di resistenza e resilienza culturale ritornano frequentemente abbiamo deciso di provare a indagare e raccontare, attraverso le parole dei protagonisti, delle piccole e grandi storie di coraggio, piccoli e grandi progetti che trovano casa per volontà fuori dai grandi centri e dai grandi giri di circuitazione nazionale.

Perché avete aperto un teatro in un territorio simile?

Le Officine T.O.K. operano nel Comune di Fivizzano, un comune dell’alta toscana che si trova tra l’Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Apuane, e si localizza in quel territorio chiamato Lunigiana.

Le Officine T.O.K. nascono nel 2016 e al tempo non avevamo intenzioni pioneristiche ma il comune nel quale operavamo non disponeva di spazi, e l’unica possibilità che avevamo era di provare nel Museo o in qualche sala parrocchiale. Lo stesso valeva nel caso volessimo organizzare una rassegna. Era chiaro che qualunque iniziativa proponessimo avevamo la necessità che fosse site-specific. Perciò tutte le nostre programmazioni erano pensate per il Museo, per qualche villa antica e per i giardini storici in estiva. Dopo circa quasi due anni di operatività alcune sedi non erano più disponibili, in quanto private, e nonostante l’appoggio dell’amministrazione comunale, diventava sempre più difficile portare avanti la nostra attività. Così Elisabetta Dini, anima forte di Officine T.O.K. oltre che vicepresidente, con grande fatica e con la follia forse tipica di chi ama questo lavoro, decide di comprare la filiale dei Monte dei Paschi di Siena a Monzone, una delle 94 frazioni di Fivizzano.

Chiude una banca, e si apre un portone… o meglio un teatro.

Nasce così il nostro piccolo teatro in scatola che prende il nome di Spaccio Culturale. Inaugurato il 18 dicembre 2018 stiamo per giungere al nostro primo anno di programmazione. 

Nel 2020 prenderà il via la II edizione di TIC TAC teatro in scatola. Non abbiamo accesso a finanziamenti pubblici, perciò ci muoviamo in un regime di autofinanziamento, sperando con il tempo di poter beneficiare di un supporto pubblico e vincere qualche bando.

Per un piccolo paese vedere un’attività che prende vita e investe è un forte segno di speranza, perché sono territori che subiscono un forte spopolamento.

Come avete fatto? Quali sono le difficoltà che incontrate?

Visto il territorio di riferimento l’unica possibilità che avevamo era quella di aprire uno spazio privato. Ci sono due strutture presenti sul territorio, un cinema nella frazione di Monzone e l’ex Teatro degli Imperfetti nel Comune di Fivizzano. Entrambe le strutture appartengono a privati e sono fatiscenti, necessiterebbero di investimenti strutturali importanti. Questo non ha permesso una procedura tradizionale, che in altre realtà passa per il recupero dell’immobile e la successiva messa a bando per la direzione artistica. Di fronte a tutto questo, se volevamo far teatro e diffondere la nostra attività, era necessario un investimento personale.

Tutto questo è chiaramente la punta dell’iceberg, perché dietro ad ogni azione che portiamo avanti ci scontriamo non solo con le problematiche economiche, ma anche con quello che più comunemente viene chiamato audience – development. Per ora la fascia che riusciamo a coinvolgere con più forza è quella che va dai 30 ai 67 anni, ci piacerebbe con il tempo, riuscire ad avere un’affluenza che colpisca la fascia 18 – 30 che è quella più difficile da raggiungere, almeno per noi. Le prospettive nei territori montani sono distanti dalle prospettive di una città. Spesso chi vuol lavorare deve rinunciare alle sue origini e muoversi verso agglomerati cittadini, e per chi rimane le prospettive sono più legate alla lavorazione della terra e alle poche industrie presenti sul territorio.

Grazie alle collaborazioni con alcune insegnanti, anche il lavoro con le scuole cresce di anno in anno e diventa sempre più prezioso. Questo ci ha permesso di creare un forte legame con alcune realtà scolastiche, anche non appartenenti alla nostra regione, che sono affini per problematiche.

Quali sono gli obiettivi?

Innanzi tutto vogliamo fare conoscere il nostro territorio. Le nostre azioni rispondono ad un bisogno, talvolta inconsapevole, di cultura; nella nostra terra preziosa il nostro intervento, senza pretese, vuole insediarsi attraverso la bellezza del teatro e di chi lo fa. Dunque vogliamo creare un’impresa culturale che possa rivalutare il potenziale di questo luogo e dar lavoro a giovani che decidono di investire nel paese in cui sono nati, senza sentire l’obbligo di dover andar via per crearsi una prospettiva lavorativa. 

Officine T.O.K per Teatro e Critica

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