Orfeo nel metrò a Cremona. Di forme mutate in corpi nuovi

Al Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona abbiamo visto la prima nazionale di Orfeo nel metrò, l’opera di Claudio Monteverdi con la regia e le scene di Luigi De Angelis / Fanny & Alexander.

foto di Giacomo Volpi

Salendo nella metropolitana di una grande città spesso ci troviamo di fronte a una parata di musici che, tristemente alternati a quella dei mendicanti, accompagna e a volte sovrasta il fragore dei binari con sonorità klezmer, stornelli, canti a cappella o rap. Questa immagine ha colpito il regista Luigi De Angelis (con Chiara Lagani fondatore di Fanny & Alexander) e il musicista e direttore d’orchestra argentino-olandese Hernán Schvartzman al punto da spingerli a immaginare una versione di Orfeo di Claudio Monteverdi ambientata in uno scompartimento ferroviario, finemente ricostruito sul palco del Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona. Orfeo nel metrò apre la 36esima edizione del Festival Claudio Monteverdi nel capoluogo lombardo, invitando centoventi spettatori a replica (per una tenitura invero troppo breve) a riempire sul palco due file di sedie poste ai lati, con in mezzo un’azione scenica dinamica e straordinariamente curata.

foto di Giacomo Volpi

Un gruppo di giovani professionisti del canto accorda le complesse armonie monteverdiane sulla partitura originale del 1607, qui eseguita con grande precisione dall’ensemble della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano. Il mito greco, musicato dal compositore cremonese su libretto di Alessandro Striggio, racconta l’amore e le nozze dei giovani Orfeo ed Euridice, la tragica morte di quest’ultima, il viaggio dello sposo nell’Ade nel tentativo di riportarla in vita, il fallimento della missione, il dolore della perdita, infine il conforto del sogno, quando il dio Apollo assicura la vita eterna di Euridice, regalata al cielo in forma di stella.
A colpire di questo esperimento è innanzitutto l’utilizzo dello spazio: una pedana in pendenza concede al “vagone” la propria profondità, creando un punto di fuga dove si anima l’orchestra, lasciando il corridoio come palco dove i cantanti-attori interagiscono tra loro e con il pubblico; cinque “appositi sostegni” a cui sorreggersi e due file di finestrini dove scorrono ora immagini della tratta Cremona-Mantova (proprio a Mantova debuttava l’opera), ora il feed in tempo reale dagli smartphone con tanto di selfiestick, nei video a cura di Andrea Argentieri.

foto di Giacomo Volpi

Salendo sul trampolino già costruito nel 1969 da Dino Buzzati con il suo Poema a fumetti – antesignano della graphic novel – che immaginava Orfi un musicsta rock ed Eura la sua giovane fiamma, Chiara Lagani realizza una traccia visiva forte e significante, fatta di pareti aerografate (dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Stradivari”) in cui si riconoscono in forma di “tag” brani di testo del libretto e del fumetto. Gli abiti ordinari ospitano applicazioni di stoffa raffiguranti occhi e di bocche, ulteriore richiamo del genio di Buzzati e però anche di un preciso ragionamento sul concetto di sguardo e di voce, il binomio tragico che condannerà Orfeo alla perdita dell’amata.
È con cura meticolosa che la regia trasmuta i simboli originali dentro un’ambientazione metropolitana: pastori e ninfe diventano cantanti di strada impegnati a vendere (per davvero, a 5 euro al pezzo) incisioni su CD ai passeggeri; la notizia di Euridice uccisa dal serpente irrompe come breaking news sugli schermi LCD, con tanto di servizio ad opera dei veri giornalisti del TG regionale; Orfeo pizzica un basso elettrico al posto della lira; Plutone compare in video (sempre live) dalla camera di comando della stazione Metro Ade. Il lavoro sull’espressività dei cantanti specialmente nelle controscene – cambi di posizione, minuscoli sguardi, sorrisi – va a cesellare una rete di legami empatici tra gli interpreti in grado di affrontare in maniera vincente le peculiarità della situazione di fruizione, mentre la platea del Ponchielli si svela da dietro a una parete mobile e interpreta l’imponente e rosso sanguigno vuoto dell’Ade.

foto di Giacomo Volpi

La performance dei cantanti e dell’ensemble (che fa vibrare strumenti antichi) riesce a omaggiare sonorità e fraseggi, ricordando la libertà di interpretazione propria della partitura di Monteverdi; timbriche sorprendentemente mature passano da una devozione totale al canto barocco alle ultime tracce della musica rinascimentale, fino all’affascinante richiamo al canto lirico più vicino a noi. Merito anche dell’attento governo dell’acustica di sala, sfruttata al meglio con ritorni precisi, che impediscono il disperdersi delle note finali, proverbialmente raccolte in garbati accordi in maggiore. Se i protagonisti offrono cuore e disciplina, non sono da meno gli interpreti delle parti minori; e proprio nella rigogliosa presenza di giovani talenti questa operazione – già in parte sperimentata due anni fa al Muziektheater Trasparant di Anversa – raccoglie un senso politico forte, lontano dalla retorica. In apertura di una stagione intitolata Contrasti Creativi, questa esperienza scenica si dimostra capace di istituire un equilibrio decisivo tra tradizione e sperimentazione, plasmando il materiale e i suoi interpreti fino a offrire agli occhi di entusiasti spettatori certe “forme mutate in corpi nuovi”.

Sergio Lo Gatto

Teatro Amilcare Ponchielli, Cremona – maggio 2019

ORFEO NEL METRÒ
libretto di Alessandro Striggio
musica di Claudio Monteverdi
ed. Clifford Bartlett, The Early Music Company Ltd.
personaggi ed interpreti Orfeo / Antonio Sapio, Euridice, Eco, Speranza / Veronica Villa, Musica, Proserpina, Messaggera / Arianna Stornello, Caronte, Plutone / Lorenzo Tosi, Apollo, Pastore II / Michele Gaddi, Pastore I / Danilo Pastore, Pastore III / Stefano Maffioletti, Pastore IV / Marco Tomasoni, Ninfa / Martha Rook, Spiriti infernali / Danilo Pastore, Michele Gaddi, Stefano Maffioletti, Marco Tomasoni, Piero Facci.
direttore e clavicembalo Hernán Schvartzman
regia, scene e progetto luci Luigi De Angelis
costumi Chiara Lagani
video Andrea Argentieri
Orchestra Barocca della Civica Scuola di Musica “Claudio Abbado”
decorazione delle scene a cura degli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Stradivari”
progetto di Luigi De Angelis/Compagnia Fanny & Alexander e Hernán Schvartzman
produzione originale Muziektheater Trasparant, Anversa 2017
nuova produzione Teatro A. Ponchielli
in collaborazione con Civica Scuola di Milano Claudio Abbado e Compagnia Fanny & Alexander/E Production

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. È dottore di ricerca in Spettacolo (Sapienza. Università di Roma), con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e cultore della materia L/ART-05. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

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