Pier Lorenzo Pisano. Per il tuo bene, non farne un dramma

All’Arena del Sole di Bologna ha debuttato Per il tuo bene, testo vincitore del Premio Riccione Tondelli 2017, scritto e diretto da Pier Lorenzo Pisano. Recensione.

foto di Luca Del Pia

«È difficile mettere in scena qualcosa di cui si è anche l’autore. […] Poi, all’improvviso, va tutto dato in pasto a un mucchio di estranei, e il carnefice sei proprio tu. […] Ti rendi complice nella traduzione dal testo alla scena, nel senso proprio di tradimento».
Sono le note in calce, questo spiraglio di sensibilissime elucubrazioni, al testo di scena di Per il tuo bene, scritto e diretto da Pier Lorenzo Pisano, rivelazione drammaturgica dell’anno 2017 al Premio Riccione per il Teatro, dove ha ricevuto il riconoscimento intitolato a Pier Vittorio Tondelli e riservato agli autori under 30. Il testo in questione, già apparso sul numero 3/2018 di Hystrio, è edito da Luca Sossella ed Emilia Romagna Teatro Fondazione (la collana è LINEA, voluta dalla nuova direzione del teatro nazionale), mentre una versione francese è stata pubblicata dal Théâtre Ouvert di Parigi.
Dopo aver toccato la Francia da Parigi ad Avignone al “Forum des Nouvelles écritures Dramatiques Européennes”, questa scrittura è arrivata fino in Romania, a Bucarest e nel gruppo di scrittori emergenti in residenza al Royal Court Theatre di Londra.
Per essere un timido (e giovane) carnefice che prepara pasti destinati a un mucchio di estranei, il servizio pare davvero ottimo.

foto di Luca Del Pia

Nelle note si parla di «tradire» un testo e di lasciare la parola a chi ha corpo e voce, di farlo con le dovute precauzioni, le quali alla fine, però, si rivelano un po’ come quelle che i genitori usano coi figli: tanto inevitabili quanto inservibili. Per il tuo bene parla esattamente di questo, di precauzioni e di persecuzioni, e sembra voler seguire tutte le fibre elettrizzanti che tessono i legami sanguinei, a partire dal primo per ordine cronologico e cromosomico, quello tra madre e figlio. Rimanendo molto lontano dalla retorica e volutamente vicino allo stereotipo, Pisano (nonostante le dovute precauzioni) ha individuato bene un modo per parlare agli spettatori, mediando tra sentire popolare e guizzi di ragionatissima comicità. Appena fuori dai confini del conflitto generazionale, il testo e, così, la rappresentazione lasciano a ogni età dell’uomo dignità di parola, ragionando su un piano di assoluta parità: i ragazzi sono adulti come i vecchi e i salti narrativi in epoche lontane vengono compiuti tutti quanti nella dimensione consapevole e incontrovertibile del ricordo, che permette di livellare ogni condizione. Finiamo dunque per ritrovarci di fronte a molte opinioni senza considerarne nessuna lontana dal nostro punto di vista e ci sembrano tutte, appunto, familiari.

foto di Luca Del Pia

In scena – una sequela di istantanee costruita tramite pannelli neri scorrevoli da Giulia Carnevali – si svela progressivamente una famiglia: madre, figlio, fratello, padre (che mai vedremo), zio, la nonna materna e quella paterna (uno sportello automatico meglio identificato come “Nonnamat”). Gli altri, quei satelliti che ha ogni nucleo centralizzante, sono una ragazza e uno sconosciuto.
Queste figurine, indici e contemporaneamente note a margine di se stesse, non fanno che condurre un’esistenza che conosciamo tutti, hanno nomi che abbiamo sentito mille volte e ruoli che ci calzano a pennello: non possono essere che lo stesso costume forzato in cui negli anni abbiamo dovuto imparare a entrare, nelle forzature obbligate dalla convivenza familiare.

foto di Luca Del Pia

Si alza la gonna Laura Mazzi, che in sé tiene tutta la vita potenziale di una donna, e che da madre diventa nonna dell’adorato figlio maggiore Edoardo Sorgente – grande prova quella di mantenersi per un’ora e trenta minuti in equilibrio su ironia e svogliatezza assieme. Alessandro Bay Rossi è il fratello minore e forse lo è davvero, sa affondare nelle orme del maggiore con una leggera rassegnazione che è il perfetto contraltare dell’atteggiamento più audace e lezioso della fidanzata, Marina Occhionero. Come si deve a tutti gli estranei e ai personaggi marginali d’ogni esistenza, qualche perplessità nasce nei confronti della figura di Marco Cacciola, al quale teoricamente si vuole affidare il respiro del testo (e, sempre, della rappresentazione), il momento in cui è lecito distrarsi, proprio il ruolo di quello che zio che c’è ma non è obbligatorio che ci sia: la sua funzione, però, appare relegata a siparietti pericolosamente cabarettistici, comicheggiante e allegro nella prima parte ma pur sempre evanescente, svanisce del tutto nella seconda, quando il tono della pièce pare volere offrire a tutti i costi una morale orientata al dramma.

Proprio a questo punto, se ci eravamo scoperti divertiti dai cipigli sarcastici, la recita prende a staccarsi dalla cifra reale (dunque abbandona il campo d’onore della comicità) e approda verso un lido molto più onirico, quasi inconsistente, simbologie e trasferimenti di significato che presagiscono alcune fantasticazioni del tutto soggettive dell’autore: ed è durante gli applausi (comunque meritati) che ci si scopre a desiderare un altro finale, diverso da come finiscono pressappoco le giornate di tutti, in sogni quindi, spesso ricorrenti.

Francesca Pierri

Arena del Sole, Bologna – gennaio 2019

PER IL TUO BENE
testo e regia Pier Lorenzo Pisano
scene Giulia Carnevali
luci Vincenzo Bonaffini
costumi Raffaella Toni
sound designer Mattia Persico
assistente alla regia Camilla Brison
con Alessandro Bay Rossi, Marco Cacciola, Laura Mazzi, Marina Occhionero, Edoardo Sorgente
direttore tecnico Robert John Resteghini
direttore di scena Marco Fieni
capo elettricista Vincenzo De Angelis
fonico Pietro Tirella
scene costruite nel Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Marco Fieni (costruzioni in ferro), Sergio Puzzo, Riccardo Betti
scenografa decoratrice Lucia Bramati
immagine manifesto e grafica Marco Smacchia
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Arca Azzurra Produzioni e Riccione Teatro
Testo vincitore del 12° Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”
foto Luca Del Pia

 

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