Roberto Latini e l’inganno Pirandello

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Roberto Latini chiama Luigi Pirandello a testimone della società contemporanea con “Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi?”, lavoro sui “Sei personaggi in cerca d’autore” a Short Theatre 2018. Recensione

Roberto Latini
Ph. Angelo Maggio

“Io non rappresento nulla! E l’ho dichiarato fin da principio!”. È il Figlio qui che parla, tra i Sei personaggi in cerca d’autore, che precisamente dal 1921 è – ma forse invece proprio non è – Luigi Pirandello. E quel che non si ravvisa mai del testo, spesso letto in funzione del concetto di messa in scena, è il doppio binario che in questa frase, questo verso, più propriamente si rivela: tra le maglie della rappresentazione c’è una volontà d’autore celibe, il quale sceglie contesti e paramenti di opere che lui stesso rifiuta, incapace di far altro che accogliere il lamento di personaggi emarginati, in esilio dall’ordinamento logico, dalla concatenazione, che egli può in uno scarabocchio distruggere, accartocciare, impedire.
L’intenzione è dunque viva da prima del principio e ben oltre la fine, di una stesura, quando il testo teatrale è un regalo di “servetta Fantasia”, che l’autore discute fin sul ciglio del palcoscenico quando, una volta detta, non può tornare indietro, ma si fa vita da se stessa, anima concretizzata dalla propria contraddizione, dalla abiura della liberazione sulla scena. Non si tratta di rivendicazione, al contrario, di servilismo all’opera e ai personaggi che la consistono. Si badi: non la compongono. Perché dell’opera i personaggi sono sostanza, sono opera stessa, non agenti di una visione predeterminata. Perché altrimenti, questa famiglia di sei, sarebbe a negare di sentirsi rappresentata se non è l’autore a definirne caratteri e confini? Se ne affascina Roberto Latini, artista vero tra i pochi che il teatro contemporaneo riporterà alle epoche successive, al punto da comprimerne la pluralità nell’unità di un solo attore, Pier Giuseppe Di Tanno, cui spetta l’onere e il privilegio di essere ognuno dei sei, che non sono.

Roberto Latini
Ph. Angelo Maggio

Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi?, opera di Fortebraccio Teatro che ha avuto il debutto a Inequilibrio XXI di Castiglioncello, arriva a Roma sul palco di Short Theatre 2018, il festival che apre la stagione teatrale romana, dichiarando l’inesistenza nel paradosso dell’esistenza per artificio, non vagheggiata soltanto ma drammatizzata, esposta, talvolta imposta. C’è vento dietro un bianco tendaggio che fa da velario, una maschera bianca e aderentissimi legggins in latex nero avvolgono l’attore su un alto piedistallo. Ma solo chi guarda, perché sa, può definirlo attore. Più a fondo, si potesse andarci con a braccetto la ragione e la fantasia, si direbbe si tratti di una figura, di una raffinazione dell’umano che sappia raccogliere in sé “tutti i diavoli in testa”, ognuno dei personaggi cui non è permesso di farsi verità, di commisurare la propria natura al luogo ove si manifesta.

Roberto Latini costruisce una cellula unitaria che il personaggio abita senza mai lasciare il centro, scolpisce di parole come esplosioni lo spazio attorno, il cui limite è contenuto in una geometria solida dalle note elettroniche, sontuose, di Gianluca Misiti, sempre più abile nel definire ambienti precisi attraverso la musica. Le parole dell’opera, che lo stesso Pirandello affermava come procedesse per “accenni”, raggiungono come frammenti la platea in una doppia esposizione: attorno nel paesaggio sonoro e dentro, nell’intimo della percezione; sono estromesse dal testo, rubate e rese monadi, confinate nel proprio suono costringono in loro stesse il proprio significato.

Roberto Latini
Ph. Angelo Maggio

È in tal modo che il regista, nel teatro e la società contemporanei, può chiamare Pirandello a testimone di una condizione al tempo nascente e oggi, al contrario, imperante: in questi personaggi è un equivoco, hanno un autore che sta dipanando la loro vicenda, proprio mentre la nega; l’essere al mondo, l’essere uomini, sembra stia lasciando il campo della concretezza naturale, della definizione biologica, veicolo della sola possibile verità. La società moderna è corrotta dalla propria rappresentazione, non sa più riconoscere il confine tra sé e la propria immagine riflessa, le parole vi si fanno astratte, la comprensione si sclerotizza all’interno di nuclei inaccessibili, la forma si immobilizza e nega l’evoluzione; la molteplicità, da valore che era, oggi muta in trasformismo; il conflitto eterno tra vita e riproduzione ha spostato l’equilibrio verso quest’ultima, divenuta autonoma dal modello, vita primaria ma di secondo grado. «Nati vivi, volevano vivere», questi personaggi rifiutati da un autore che, nello stesso tempo, proprio così li rappresenta. Egli li compatisce, ma non può salvarli, perché pur vivi dalla sua fantasia hanno «ormai infusa in loro la vita», sono al servizio di un’opera che, legittimandoli, è costretta a negarli.

Citazioni dalla prefazione alla prima edizione, dello stesso Pirandello

Simone Nebbia

Short Theatre, Roma – Settembre 2018

SEI. E DUNQUE, PERCHÉ SI FA MERAVIGLIA DI NOI?
drammaturgia e regia Roberto Latini
musica e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
assistente alla regia Alessandro Porcu
consulenza tecnica Luca Baldini
collaborazione tecnica Daria Grispino
con PierGiuseppe Di Tanno
produzione Fortebraccio Teatro
con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi
con il contributo di MiBACT, Regione Emilia-Romagna

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