La cena, il teatro, la vita. Tovaglia a Quadri

“Ci amazzon” è il titolo dello spettacolo prodotto nel 2018 da Tovaglia a Quadri, l’evento che da più di vent’anni anima il borgo di Anghiari attirando curiosi e appassionati

Foto di ufficio stampa

In Val Tiberina c’è una strada ripida che, a vederla dall’alto, si lascia percorrere per buona parte dallo sguardo: parte da Anghiari e arriva anche a Sansepolcro lasciando attoniti per la pendenza. In effetti entrambi sono anche luoghi di teatro, ma lontanissimi. A SansSepolcro in 16 anni hanno fatto del paese uno dei punti nevralgici del teatro contemporaneo (Kilowatt Festival) e ad Anghiari hanno sperimentato una forma di anti-palcoscenico della cittadinanza che ha trovato qui uno specifico popolare unico.
Arrivando al Poggiolino (nella cittadina in provincia di Arezzo), uno slargo abbracciato a destra e sinistra da abitazioni private, nei giorni di replica, il colpo d’occhio è immediato: lunghi tavoli adagiati sull’asfalto, lingue sulle quali a sera verranno sistemati piatti, bicchieri, posate, fiaschi di vino rosso.

Foto di ufficio stampa

È dal 1996 che, sulle orme di altre storiche esperienze, in primis l’autodramma di Monticchiello, i cittadini di Anghiari giocano seriamente all’arte del teatro. Lo fanno partendo dai quadretti delle tovaglie – qui fornite da un’importante e storica manifattura – che con le storie da raccontare non possono far altro che mutare in quadri. E tra un quadro e l’altro il cibo si distende generoso sulle tele firmate.
Siedono attorno ai tavoli del Poggiolino 1400 persone ogni anno, verrebbe da pensare che poi non è un evento così di nicchia, anzi ormai bisogna affrettarsi per prenotare e i 45 euro di biglietto di ingresso non scoraggiano.

Foto di ufficio stampa

È teatro popolare fatto ad arte: la scrittura di Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini e la regia, del primo, riescono a sfruttare le caratteristiche migliori degli attori/cittadini, facendo sì che la cittadinanza tutta e gli avventori si confrontino con uno o più temi centrali per la contemporaneità. È di questi giorni il dibattito sulla chiusura domenicale dei negozi, gli analisti mettono sul piatto le difficoltà dei commercianti nel confrontarsi non solo con la grande distribuzione ma anche con la tendenza sempre in crescita degli acquirenti di scegliere l’e-commerce. Ed è qui che Tovaglia a quadri quest’anno ha deciso di piantare il seme della discussione, con un titolo un po’ buffo ma che a niente allude e tutto dichiara Ci amazzon; letto sui programmi di sala con la grafica prescelta non può che ricordare la mastodontica multinazionale di Jeff Bezos.

Foto di ufficio stampa

Dalle case del Poggiolino i personaggi, che portano i nomi degli stessi cittadini, spuntano fuori commentando gli ultimi acquisti fatti online, scambiandosi consigli sulla connessione dei propri smartphone; attendono l’arrivo del fattorino mentre il negoziante locale si dispera perché il proprio commercio non regge la concorrenza digitale.
Ma attenzione, la pièce non si schiera sin da subito e in maniera giacobina con i piccoli commercianti. Dopo il pinzimonio e prima dell’arrivo dei bringoli al sugo finto, le carte sono scoperte: i piccoli commercianti patiscono anche perché non sono in grado di rinnovarsi, fino a quando proprio uno di loro, il più giovane, allestirà nel negozio una vera e propria macchina dei desideri…

La comicità attraversa i dialoghi senza risparmiare sonorità e battute di stampo dialettale; c’è vita e colore sopra e attorno ai tavoli della piazza. Non manca una satira, tutt’altro che velata, rivolta alla politica, o meglio, agli intellettuali di sinistra incapaci di leggere i cambiamenti in atto. Bisogna, di tanto in tanto, girarsi o voltare la testa per cogliere tutto ciò che accade negli spazi scenici, ma ci si può versare del vino mentre si ascolta un monologo, ridere o riflettere mentre si manda giù un boccone di spezzatino di chianina.
È in fin dei conti una grande festa in cui ogni spettatore può misurare il grado di distanza, l’empatia con cui accostarsi allo spettacolo, in un continuo movimento di avvicinamento e allontanamento.

Andrea Pocosgnich

Leggi anche Tovaglia a quadri, ad Anghiari l’arte governa la città

CI AMAZZON
una storia di Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini
assistenza tecnica Stefan Schweitzer
oggetti di scena e costumi Armida Kim Emanuela Vitellozzi
appunti musicali ricomposti da Mario Guiducci
regia Andrea Merendelli

LA GENTE DEL POGGIOLINO
Katia, titolare Osteria del Poggiolino: Katia Talozzi
Elisa, figlia di Katia: Elisa Cenni
Stefania, Ex libraia: Stefania Bolletti
Marta, Donna alla finestra: Marta Severi
Ada, Donna alla finestra: Ada Acquisti
Maris, Donna alla finestra: Loredana Chini
Toto Capanno, èlite: Fabrizio Mariotti
Sergio, Maitre dell’Osteria: Sergio Fiorini
Mario, Regista del centenario 1918-2018: Mario Guiducci
Gnacco, Sentinella alpina: Alessandro Severi
Rossano, Fotoreporter locale: Rossano Ghignoni
Genio, riparatore: Andrea Valbonetti
‘Mindo Confezioni: Ermindo Santi
Gabriele, Figlio di ‘Mindo, commesso del’99: Gabriele Meoni
Andrea, Runner precario: Andrea Finzi
Pietro detto Boia, Volontario del popolo: Pietro Romanelli

H.A.L.D.O: Intelligenza artificiale

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?