Terni Festival. Intervista doppia a Nino Marino e a Linda Di Pietro

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Abbiamo raggiunto separatamente e tramite telefono Linda Di Pietro, direttrice artistica del Terni Festival ora a rischio cancellazione, e Nino Marino, insediatosi all’inizio dell’anno alla direzione del Teatro Stabile dell’Umbria. Intervista doppia

Ci siamo interrogati sulle motivazioni che, ad oggi e a due mesi dal festival, mettono a repentaglio una consuetudine festivaliera di livello internazionale dedicata alla creazione contemporanea. Tre domande a Nino Marino – nuovo direttore del Teatro Stabile dell’Umbria – e tre a Linda Di Pietro – direttrice artistica del Terni Festival – finalizzate a fare chiarezza in maniera dialettica su un’emergenza che necessita sì di un’immediata risoluzione, ma che è anche specchio di un sistema, quello umbro, che soffre di un atavico provincialismo istituzionale al quale entrambi i direttori coinvolti devono far fronte e adeguarsi a seconda delle specifiche esigenze e obiettivi politici.

Ricostruiamo attentamente i passaggi: nel 2015 il Terni Festival stipula un “rischioso” accordo triennale con il Teatro Stabile dell’Umbria attraverso il quale affidava a loro la titolarità del contributo FUS e regionale, scelta fatta, citando dalla lettera aperta, «non solo per soddisfare i nuovi criteri del MiBACT (che in quell’anno istituiva i TRIC), ma anche per avviare una collaborazione virtuosa, capace di rispondere alla vocazione artistica del territorio umbro, ibridando tradizione e contemporaneità, storia e innovazione». Quali sono ad oggi gli effetti della rinuncia da parte del TSU di farsi garante della gestione del festival e perché nell’appello alla Regione chiedete «Cosa sarebbe successo se non avessimo chiuso l’accordo con il TSU nel 2015?»

Linda Di Pietro: Nel 2015 tutto è nato da una negoziazione lenta e ragionata per la quale ci sono state valutazioni approfondite al fine di sancire un accordo di cui erano partecipi e informati sia la Regione che il Ministero. Si è deciso di rinunciare a questi due bacini affidandoci interamente allo Stabile con la consapevolezza di perdere per guadagnare, un passo indietro per farne tre avanti e questa fu di certo un’azione che diede grande rilievo alla politica culturale del TSU. A novembre scorso, ebbi la sensazione che qualcosa stesse cambiando in vista della nomina del nuovo direttore che avrebbe succeduto Franco Ruggieri (in carica dal 1990 ndr). In mancanza di notizie, preoccupata invio una lettera al CDA (presieduto dal noto e facoltoso imprenditore Brunello Cucinelli a capo della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli ndr) in cui espressamente dichiaro che il futuro del Terni Festival dipende da loro ribadendo che il TSU è per la nostra realtà come un padre. La risposta arrivatami è insoddisfacente: non possono confermare la gestione diretta e neanche contribuire a delle spese, l’unica garanzia – che non aggiunge ma conferma una continuità decennale – è l’inserimento in cartellone di nostre produzioni. Non poteva di certo bastare per il Terni Festival e quindi abbiamo presentato, con tutto lo scetticismo del caso visto i tempi e i criteri, la domanda al Ministero il quale però in prima istanza non solo non ha riconosciuto il nostro curriculum ma neanche il deficit di 100 mila euro. La risposta del MIBACT non è di certo una sorpresa, ero consapevole della difficoltà di ottenere il finanziamento per questo non denuncio né irresponsabilità ministeriali né tantomeno comunali ma soltanto allo Stabile. Sono personalmente dispiaciuta di questa manovra: Nino Marino è un nostro assiduo collaboratore e presente partecipante del festival, vorrei comprendere le motivazioni che stanno alla base di questo cambio di rotta che non possono solo dipendere da motivi economici di deficit, né tantomeno politici riguardanti il commissariamento del Comune di Terni. Il TSU è uno Stabile in crescita il cui finanziamento deve essere ripartito per le produzioni e il circuito regionale, qual è dunque la sua visione artistica da qui a dieci anni? Perché questa mancanza di coraggio nel voler investire nella nostra realtà di innovazione e ricerca?

Di recente abbiamo preso parte al Perugia Teatro Festival organizzato dal TSU, una rassegna dedicata ai giovani e alla sperimentazione, nella quale abbiamo potuto vedere la Trilogia sull’identità di Liv Ferracchiati, l’esito del lavoro di Andrea Baracco con la Compagnia dei Giovani dello Stabile dell’Umbria, e il lavoro di Baglioni e Bellani il cui studio era stato presentato proprio nella scorsa edizione del Terni Festival. In qualità di direttore artistico cos’è dunque per lei un festival, che valore ha per la città che lo ospita e come contribuisce al rinnovamento della ricerca sul contemporaneo, tanto per gli artisti che per il pubblico?

Nino Marino: Il Perugia Teatro Festival, Smanie di Primavera, nasce con l’intento di segnalare alla città che si tratta di un festival, appunto, in conclusione di stagione il cui cartellone presenta tutti artisti umbri di valenza nazionale e attivi nel teatro contemporaneo. Il TSU ormai da sei anni svolge un ruolo di sostegno e accompagnamento tanto alla Compagnia dei Giovani che ai percorsi individuali dei singoli artisti – come ad esempio Caroline Baglioni, Carolina Balucani e Giulia Zeetti – permettendo loro di confrontarsi con più registi al fine di costituire e rinforzare dei percorsi autonomi. Il Perugia Teatro Festival vuole dare un segno forte alla città, aprendosi ad essa anche attraverso le incursioni nei locali frequentati da studenti come il Marla nel centro di Perugia. È importante ribadire che il TSU non è solo un teatro di prosa ma è anche la voce del contemporaneo.

In un’intervista pubblicata sulle nostre pagine nel mese di gennaio, all’indomani dell’inizio del suo mandato, alla domanda relativa alla gestione del circuito regionale, ha dichiarato: «Il nostro compito è quello di essere molto presenti nella comunicazione con le amministrazioni, conquistando la loro fiducia e costruendo un rapporto “personale”».
Perché dunque il TSU dovrebbe decidere di non rinnovare la gestione del Terni Festival?

Nino Marino: Lavoro da dodici anni col Terni Festival e per me è un punto di riferimento, Linda è capace di leggere altre istanze rispetto alla realtà contemporanea, il suo punto di vista artistico è da sempre per me determinante. Sono rimasto davvero molto male della notizia da parte del Ministero. Il Terni Festival non è solo una realtà d’importanza regionale (il cui contributo è attivo dal 2007 ndr) – la direzione a me precedente infatti ne sosteneva le produzioni già dal 2006 – ma gradualmente ha raggiunto una statura nazionale prima e internazionale poi. Dal 2008 Indisciplinarte (associazione che si occupa di progettazione culturale europea e di sviluppo culturale territoriale ideatrice del Terni Festival ndr.) è stata finanziata dal Ministero fino al 2014, anno critico e di passaggio che comprende anche il mio inserimento. Con il nuovo decreto, Ruggieri decide quindi nel 2015 di assimilare Indisciplinarte al TSU, questo ha fatto sì che la realtà locale di Terni abbia iniziato a sentirsi meno responsabilizzata. A dicembre 2017, la scelta di far ritornare il Terni Festival alla gestione ministeriale era finalizzata a garantire un contributo maggiormente più solido e continuativo che potesse permettere allo Stabile di mantenere l’attenzione sulle produzioni. A seguito del commissariamento del Comune di Terni e della decisione da parte dell’amministrazione di revocare del 50% il contributo per la realizzazione della stagione di prosa, diventa insostenibile per il TSU la totale gestione del festival e abbiamo bisogno di altri, e più strutturali, interventi. Mi dispiace se quest’azione viene letta come un segno di negligenza: il Terni Festival è indubbiamente una realtà da proteggere, in questi tre anni abbiamo fatto da garante cercando di consolidare il sostegno ma ora è giunto il momento di dover riquadrare la situazione con il Ministero.

Ora siete dunque costretti a far leva sul finanziamento regionale come unica salvezza… Cosa chiedete alla Regione Umbria e quanto può essere determinante il suo intervento?

Linda Di Pietro: L’intervento della Regione è essenziale. L’Umbria è tutto sommato un territorio piccolo quindi la sua presenza è determinante e poiché i rapporti che ci legano sono buoni non posso che rivolgermi alla giunta in questo momento di difficoltà. Per “aiuto” intendo salvare innanzitutto questa edizione e poi avviare dei tavoli per ragionare sugli anni successivi. Non posso non rispettare degli impegni contrattuali già presi in ambito internazionale, con compagnie, ambasciate e centri di cultura e non vogliamo che ciò accada a causa della scelta di qualcun altro, siamo stufi di interrompere un lavoro per condizioni esogene. Questo non vuol dire che un festival debba durare per sempre perché sono fortemente contraria al mantenimento di posizioni di rendita; vorrei però che ci fosse un pensiero per il territorio, dal quale dipenda o meno la continuità di un sostegno: quello che perdiamo non sono momenti d’intrattenimento ma pezzi di politica.

Rispetto alla spinta verso l’internazionalizzazione e al lavoro di rete, traiettorie che lei come direttore dello Stabile ha ribadito alla sua nomina, cosa significa per la Regione Umbria rischiare di perdere, dopo dodici anni, un Festival Internazionale dedicato alla creazione contemporanea?

Nino Marino: Preso atto che il Ministero non ha accolto l’istanza, bisogna mettersi attorno a un tavolo immaginando semmai anche un’edizione ridotta ma da fare, per poi capire come portare avanti quest’esperienza per gli artisti, la comunità di Terni e l’internazionalità. Il pregio e prerogativa qualitativa del Terni Festival è sempre stato la capacità di ripensarsi e di adattamento, un’attitudine camaleontica volta al rinnovarsi che non debba essere però costretta alla sottrazione. Dobbiamo fare un lavoro congiunto di responsabilizzazione che comprenda tutti e non solo delegare ad uno la responsabilità di queste realtà fragili.

In quanto direttrice artistica del Terni Festival e a seguito delle scelte politiche finora intraprese, quali sono i suoi obiettivi affinché non si disperda un tessuto di relazioni costruito in questi anni?

Linda Di Pietro: Attraverso l’appello, abbiamo ricevuto dimostrazioni di affetto, solidarietà ma anche paura e dispiacere, specie dalla comunità di Terni, per l’eventualità di perdere un momento di aggregazione e rituale che va avanti da dodici anni. La comunità internazionale si è dimostrata coesa sostenitrice ma non è rimasta di certo sorpresa, purtroppo, per la prevedibilità di certi provvedimenti culturali che accadono in Italia. In questo momento, ancora e più che mai, è imprescindibile che l’arte difenda il suo diritto politico di prefigurare il futuro, non possiamo più essere moderati con le istituzioni ma dobbiamo prendere posizioni nette, esporci maggiormente ed essere, inevitabilmente, pronti al cambiamento.

Lucia Medri

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