Nappo, Musella, Mazzarelli: gli orfani della società di Dennis Kelly

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Al Piccolo Eliseo è andato in scena Orphans di Dennis Kelly, su progetto di Monica Nappo che vi recita assieme a Lino Musella e Paolo Mazzarelli. Recensione

Foto di Massimo Scoponi

Il testo è sfilacciato, pieno di sovrapposizioni, facilmente si potrebbe riassumere nelle due righe del soggetto; i personaggi celano una doppia faccia, opposta a quella presentata inizialmente e tuttavia prevedibile, girano attorno alle questioni senza affrontarle di petto; la scena rimane identica nei diversi cambi, un unico soggiorno visto sotto diverse angolature. Alla prima romana presentata al Piccolo Eliseo si è riso parecchio, tutti complici di questi personaggi intenti a perdonare l’imperdonabile perché agire diversamente avrebbe intaccato il loro equilibrio personale, la loro cenetta a lume di candela con un basmati “cotto a puntino”.

Quanto affermato in apertura è la raccolta della provocazione lanciata dall’autore britannico. È tutto vero, e tuttavia funziona proprio perché Orphans rispecchia perfettamente il nostro zeitgeist, nonostante sia stato scritto ben nove anni fa. Si può dunque obiettare che Monica Nappo, Paolo Mazzarelli e in questa prova soprattutto Lino Musella sono degli attori di grande spessore; Dennis Kelly è un acuto osservatore delle contraddizioni del nostro tempo incanalando la sua lettura ferocemente critica tanto nella scrittura drammaturgica che in quella televisiva e, più recentemente, cinematografica; la cura di Tommaso Pitta, nel suo essere discreta, sgombera il campo da vezzi registici per lasciare che siano gli attori a mediare l’incontro con questo spettacolo; perché la scena, seguendo il filo interno al testo, non ha bisogno di cambiare altro che la propria prospettiva, tanto da portare i personaggi, senza che apparentemente niente cambi delle loro posizioni iniziali, alla rovina.

Foto di Massimo Scoponi

Il soggetto: Liam arriva a casa della sorella Helen e del cognato Danny coperto di sangue, dicendo di aver soccorso un ragazzino durante un incidente, ma nel corso dello spettacolo si scopre che la verità è ben altra, tanto da portare i personaggi all’autodistruzione. Da questo assunto di base emerge una società fintamente umanitaria, egocentrica, intenta a difendere la propria tranquillità a costo di giurare il falso. Non importa se c’è in ballo la vita di qualcuno, perché «non ci si fida di chi non si conosce». I rapporti sono costruiti su contraddizioni, si hanno degli amici ma si dichiara di odiarli, o si finisce per ammettere di provare risentimento; si vorrebbe abortire perché questo è un mondo terribile ma si contribuisce a mantenerlo tale. Si ha bisogno di identificare, generalizzando, i propri nemici, per dare una blanda motivazione alla propria istintualità fuori controllo, tanto da non nascondere più una certa attrazione per il nazismo. Così si esprime Liam riguardo l’amico che colleziona cimeli delle SS: «Gli ho detto “sei malato”, però è un po’ figo».

Foto di Bobo Antic

Dunque, si diceva, il testo ruota su sé stesso scontando il rischio di una ripetitività e a tratti di una lentezza nel ritmo poco prima del finale, ma perché affonda sempre più la propria indagine portando allo scoperto la distorsione della realtà raccontata e condivisa. Allora Liam (Musella, che gioca abilmente nell’alternanza dei tratti del suo personaggio, mai grottesco nonostante l’eccessività programmatica), balbettando, autoflagellandosi, mescola convulsamente il racconto dell’avvenimento con continui rimandi ad altro, per stemperare, per smorzare la propria irruzione, o, più probabilmente, per spostare l’attenzione. I dialoghi si sovrappongono in continuazione perché se venissero protratti verrebbero alla luce immediatamente i problemi, dunque meglio omettere, dare parziali verità. Quasi fosse una moderna Lady Macbeth appare Helen, che continua a proteggere il fratello in nome di quell’unica famiglia che le è rimasta manovrando il marito di cui è incinta;  una resa accondiscendente e melliflua al tempo stesso, quella di Monica Nappo a cui, tra l’altro, si deve l’ideazione del progetto coprodotto l’anno scorso congiuntamente da Marche Teatro e Teatro dell’Elfo. Probabilmente è programmatico il tono volutamente in minore del personaggio di Danny interpretato da Mazzarelli, che spazia tra l’indifferenza iniziale, lo sgomento per quanto accaduto e l’accettazione suo malgrado del coinvolgimento; non a caso è colui che agisce più di tutti, che cambia idea, che decide le sorti proprie e degli altri, passando da strumento ad artefice solo a conclusione di questa tragedia nera.

Gli orfani del titolo non sono tanto i due fratelli Liam e Helen, che pure realmente hanno perso i propri genitori nel passato; è la società stessa. È chi adopera violenza senza riflettere sulle proprie azioni, quasi fosse vittima incosciente a propria volta, balbettante e insicuro, sempre pronto a chiedere delle scuse vuote, utili più a mantenere gli altri nel giogo perverso dell’esistenza; è chi manipola continuamente gli altri, portandoli a compiere azioni impensate; è chi rinuncia alla propria integrità, salvo poi rendersi conto che tutto il resto è distrutto. Anche l’Italia, che si è indignata dell’uccisione a freddo di Idy Diene a Firenze l’indomani dalle ultime elezioni ma proprio il giorno prima aveva confermato grande appoggio alle logiche dell’estrema destra, è sotto questo giogo. È complice, ma non se ne può sporcare le mani più di tanto, perché il telegiornale è finito, bisogna andare fuori a cena.

Viviana Raciti

Visto al Teatro Eliseo, Roma – fino al 29 marzo 2018

ORPHANS
di Dennis Kelly
traduzione di Gianmaria Cervo e Francesco Salerno
regia di Tommaso Pitta
un progetto di Monica Nappo
scene e costumi Barbara Bessi
con Monica Nappo, Paolo Mazzarelli e Lino Musella
luci Mauro Marasà
coproduzione Marche Teatro – Teatro dell’Elfo

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».