De la page à l’étape. Isabelle Huppert legge Maupassant

Al Teatro Cucinelli di Solomeo in prima assoluta e esclusiva italiana una serata antologica dedicata a Maupassant, attraverso le letture di Isabelle Huppert. Recensione

Foto Ufficio Stampa
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«Che egli si desse molta pena con le sue gemme, raccogliendole allo stato grezzo e provvedendo pazientemente a polirne ogni sfaccettatura lo dimostra il suo stesso metodo di lavoro. […] Attraverso una scrupolosa, prolungata, e devota attenzione agli aspetti del mondo visibile la sua vista scopre infine le parole giuste come miracolosamente impresse per lui sulla faccia delle cose e degli avvenimenti. […] Le sue realtà gli venivano da una fonte genuina, da questo universo di vane apparenze in cui noi uomini abbiamo trovato tutto ciò che ci ha resi orgogliosi, mesti, esaltati e umili».
Così scriveva Joseph Conrad, nel 1905, di Guy de Maupassant in prefazione alla raccolta di racconti Yvette and Other Stories.

Quelle parole tanto selezionate – che cercano l’adesione millimetrica alle sagome quotidiane e sfuggenti che raccontano ma, allo stesso tempo, si mantengono sempre ordinate dentro l’allure di una prosa contenuta e scorrevole – raggiungono il Teatro Cucinelli di Solomeo, affidate alla lettura e al calibro interpretativo d’eccezione di Isabelle Huppert.
Si tratta di un appuntamento appositamente studiato per il pubblico del Cucinelli e per lo spazio del piccolo teatro, posto in chiusura di una stagione che, costruita su una linea sofisticata e non priva di un certo sussiego, ha portato nella frazione umbra tanti interpreti internazionali. Aver già visitato Solomeo, essere già stati accolti dall’atmosfera di neo-umanesimo ricostruito in vitro che – restauro dopo restauro, iniziativa culturale dopo iniziativa culturale – l’imprenditore Brunello Cucinelli è riuscito ad aspergere sul piccolo borgo, non impedisce di avvertire ogni volta, con vago disagio, la sensazione di varcare la soglia di uno spazio troppo disciplinato.

foto Ufficio Stampa
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Il teatro è gremito, Isabelle Huppert entra in scena salutata da un applauso, un rapido sorriso le passa sul volto mentre raggiunge una piccola scrivania di legno pregiato, poi si siede e inizia a leggere, in francese, mentre appaiono i primi sopratitoli.
Sul palco solo due isole domestiche che si stagliano nel buio – la scrivania con una sedia imbottita e, a poca distanza, una poltrona di velluto abbinata a una lampada a stelo – residui di salotto che sopravvivono in un vasto spazio nero, di cui non si può tracciare la profondità né si accenna a percorrerla. Isabelle si muoverà da una postazione all’altra, abitandole con grazia, con l’atteggiamento elegante e quotidiano che la scena evoca.

I cinque racconti – La confessione, Il padre, Il papà di Simon, I gioielli e La parure – scorrono veloci, separati l’uno dall’altro da pochi istanti di buio, riempiti di applausi e di qualche nota pianistica: la sensazione è davvero quella di «una serata di letture», come scrive Huppert nelle note di regia.
E c’è, effettivamente, un’intelligenza interpretativa rara in questo mettersi al servizio della prosa di Maupassant, farsi veicolo di un transito letterario de la page à l’étape senza che nulla – nell’apparato scenico come nella restituzione attoriale – rimandi a una valorizzazione di sé che non sia quella, naturale ed elegante, determinata dalla propria stessa presenza.
Huppert ha, fin da subito, un modo particolare di rivolgersi al pubblico, di catturarne l’attenzione stabilendo un’intesa – animata di inflessioni ironiche, di qualche divertita onomatopea, di pochi momenti in cui simula i singhiozzi o guadagna, nella voce, una vibrazione infantile – che pure non scivola mai nell’ammiccamento, mantenendosi dentro i confini di una raffinatezza quasi congenita che le permette di concedersi il gioco e la complicità senza apparire, per questo, null’altro che un’interprete vitale, delicata ed espressiva.

il Teatro Cucinelli a Solomeo
il Teatro Cucinelli a Solomeo

Le atmosfere dolorose di Maupassant – quel respiro più ampio della sensibilità umana, imprigionato dentro le geometrie cave della necessità e della sopravvivenza – vengono restituite per gradi, con l’inesorabilità suadente della lettura. Uno dei grandi temi dello scrittore francese è l’ambizione meschina dell’avanzamento sociale: la sua scrittura precisa, aiutata dalla levità che filtra nella traduzione attoriale di Isabelle, la racconta con immagini così sincere (gli arabeschi e i pavoni sulla ceramica sottile dei piatti agognati, il peso dei diamanti attorno al collo, la luce smerigliata che si posa nelle stanze dove si consuma una vita più leggera) che la legge del desiderio – mai uniforme, sempre alogica, sempre rispondente a un’intima ricerca disegnata su modelli profondi e non leggibili in senso morale – annienta con la grazia la pretesa borghese di serbare giudizio verso le grettezze altrui.

Gli applausi, lunghi e pieni di entusiasmo, che portano Huppert a uscire e rientrare sul palco cinque o sei volte, suggeriscono, allo stesso tempo, una leggera inquietudine. La gioia di aver partecipato alla bellezza (del classico e del signorile congegno che ce lo ripropone) non cancella del tutto la sensazione che questa platea compiaciuta potrebbe trovare spazio in una delle pagine, spietate e ingannevoli, di Guy de Maupassant.

Ilaria Rossini

Teatro Cucinelli, Solomeo – marzo 2017

ISABELLE HUPPERT LEGGE MAUPASSANT. “LA PARURE” E ALTRI RACCONTI

dal testo di Guy de Maupassant
con Isabelle Huppert

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